Esclusione dei Comuni montani, Ameli (Pd): «Uno schiaffo a Castignano e Appignano del Tronto»

ASCOLI - Il segretario provinciale del partito: «Tradita la realtà delle aree interne, pronti a dare battaglia in ogni sede. Ripercussioni in tutti i settori, come sanità, scuola e agricoltura. Noi pronti a sostenere gli enti che vorranno rivolgersi al Tar. L'Anci intanto faccia la sua parte una cosa del genere»
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«L’esclusione di Appignano del Tronto e Castignano, così come di molti altri comuni marchigiani, dalla nuova perimetrazione dei comuni montani rappresenta un vero e proprio schiaffo al territorio piceno e un atto di sorda insensibilità istituzionale».

Francesco Ameli

A parlare è Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico di Ascoli Piceno, che interviene duramente sulla decisione che ridefinisce i criteri per il riconoscimento dello status di Comune montano.

«Come Partito Democratico della Provincia di Ascoli Piceno – prosegue Ameli – esprimiamo totale solidarietà e pieno sostegno ai sindaci che giustamente denunciano un tradimento dei parametri della vita reale in favore di freddi calcoli tecnici legati esclusivamente ad altimetria e pendenza. Non si tratta di un semplice cavillo burocratico, ma di un attacco frontale ai servizi essenziali».

Il segretario dem evidenzia in particolare le possibili ripercussioni sul sistema scolastico: «Declassare questi comuni potrebbe significare privarli dello status di scuola montana. La perdita delle deroghe sul numero minimo di alunni per classe metterebbe a serio rischio la sopravvivenza dei plessi scolastici e il diritto fondamentale all’istruzione nelle aree più fragili».

Ameli sottolinea poi le conseguenze sul comparto sanitario: «Il provvedimento eliminerebbe incentivi ed emolumenti speciali per medici e pediatri che operano in zone già colpite da una cronica carenza di personale. È inaccettabile che, in una fase segnata da un forte calo demografico, si cancellino anche i crediti d’imposta per l’acquisto della prima casa o le agevolazioni per le giovani imprese che scelgono di investire nell’entroterra».

Non mancano, secondo il Pd provinciale, le criticità per il settore agricolo e ambientale: «Le aziende agricole e i consorzi forestali locali perderebbero la possibilità di gestire manutenzione del territorio e difesa dagli incendi boschivi attraverso le procedure semplificate previste per la montagna, con conseguenze dirette sulla sicurezza idrogeologica».

Il Partito Democratico provinciale, conclude Ameli, «è pronto a dare battaglia in ogni sede istituzionale, a partire da quelle regionali e nazionali, sostenendo la volontà dei sindaci di ricorrere anche al Tar per correggere questa stortura. Non possiamo permettere che comuni storicamente integrati nel tessuto montano vengano penalizzati da una riforma che ignora le specificità dell’Appennino rispetto al modello alpino. Restiamo al fianco delle comunità locali per rivendicare una visione del territorio fatta di economia reale, sacrifici quotidiani e servizi, non solo di metri sul livello del mare. Anche l’Anci, intanto, faccia la sua parte».

Intanto il Partito Democratico si sta mobilitando anche a livello regionale. In una nota, la segretaria  Chantal Bomprezzi e il deputato marchigiano Augusto Curti hanno preso posizione a fianco dei sindaci dei comuni esclusi dalla legge. Curti ha ricordato che un suo ordine del giorno, volto a prorogare l’adozione della norma per rivederne i parametri nelle Marche, è stato bocciato in Parlamento, sottolineando come «la montagna non sia una variabile numerica, ma una condizione strutturale segnata da spopolamento e difficoltà di accesso ai servizi».

Bomprezzi ha invece puntato il dito contro il presidente della Regione Francesco Acquaroli e l’assessore Francesco Baldelli.

Numerosi primi cittadini marchigiani hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute economiche e sociali della riforma.

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