Le “signorine” della Standa e quella nostalgia che scalda il Carnevale

ASCOLI - Gli storici grandi magazzini di Piazza del Popolo hanno lasciato una impronta profonda nei ricordi di tantissime persone, che il recente tributo carnascialesco ha ulteriormente confermato. Dall'apertura nel lontano 1941 fino ai tempi d'oro ed alla mesta chiusura
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Un Carnevale d’epoca alla Standa

 

di Walter Luzi

 

Il doppio successo delle nuove “signorine” della Standa all’ultima edizione del Carnevale ascolano in piazza a qualche purista ha fatto storcere il naso. Ma i grandi magazzini della Standa hanno lasciato una impronta profonda nei ricordi di tantissimi ascolani (leggi qui). Ed è giusto, e confortante, che anche il cuore e la memoria collettiva, almeno di quelli con i capelli più ingrigiti, contino ancora qualcosa. Almeno a Carnevale. Che, siamo amaramente d’accordo con la battuta ricordata alle recenti premiazioni nel teatro Filarmonici dal presidente Marco Olori, «…è l’unica cosa seria che ci è rimasta…».

Commesse in maschera tra gli scaffali

 

In un’epoca dove gli autori dei comici di professione e della satira in generale, stentano ormai davvero a trovare spunti da ridere, e spesso da piangere. Superati come sono, nella realtà, dai loro bersagli…originali. Che hanno infranto ormai ogni barriera, del pudore e del ridicolo. Invece le “signorine” della Standa, come sempre, ci riconciliano con il bello ed il buono della vita. Fin da quando il gruppo milanese Monzino aprì il suo cinquantaduesimo punto vendita in Ascoli, nel lontano 1941. Anno di guerra che vuole guardare, comunque, positivamente al futuro.

 

Il salto di qualità, verso quello che è stato l’antesignano dei moderni centri commerciali la Standa lo fa nel 1954. Rina Galiè viene assunta due anni dopo. Nel 1956. Ragazza sveglia, gentile e di bella presenza. Requisiti indispensabili questi per diventare una “signorina” della Standa. Presenze conturbanti e rassicuranti al tempo stesso. Angeli assistenti nei nostri acquisti in una realtà sociale, nel bene e nel male, ancora provincialotta, ma che presto verrà stritolata e inglobata anch’essa nella nascente società dei consumi.

Rina Galiè mascherata

 

Rina Galiè passerà lì dentro tutta la sua vita lavorativa, vivendo tutti i passaggi, che sono stati anche epocali. Nel 1959 l’apertura del primo reparto interno alimentare, in una azienda quasi per intero fatta di donne, pioniere di quella emancipazione femminile che arriverà dopo il 1968. E poi ci sono i passaggi di mano, quelli della grande speculazione finanziaria che irrompe, ahinoi, nella vita economica del Paese. Prima con il passaggio, nel 1966, al gruppo Ferruzzi-Montedison. Poi, nel 1988 alla Fininvest, e, da ultimi, nel 1998, alla Coin, e, nel 2001, alla austriaca Billa.

 

I tempi d’oro della Standa ormai sono solo un bel ricordo. Se ne va in pensione in quegli anni, Rina Galiè, una delle tante “signorine” della Standa delle quali eravamo un po’ tutti segretamente innamorati nella nostra timida, ingenua e sognatrice gioventù. Rivedendo affacciate la figlia Samanta e la nuora Grazia, nell’ultimo Carnevale sotto quello stesso loggiato di piazza del Popolo siamo tornati tutti indietro nel tempo, a quegli anni migliori. È stato un bel brivido. Che vale molto più di una risata.

Rina Galiè

L’omaggio durante l’ultimo Carnevale

 

Le storie di Walter: la Standa di Piazza del Popolo

 


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