Partito Democratico senza pace. Dopo la conferenza stampa della direzione con Giobbi e Zappasodi e la replica a stretto giro della minoranza con Sorge e Marini, ecco ulteriori precisazioni di Anna Rosa Cianci, presidente del Partito Democratico a San Benedetto. Che vanno a ricostruire quanto accaduto negli ultimi mesi: a distanza di 90 giorni dal voto, insomma, la situazione interna al principale partito di opposizione è tutt’altra che armoniosa.
«A seguito di una richiesta formale avanzata dal 47% dell’Unione, ai sensi del vigente regolamento, ho provveduto a convocare l’Assemblea per ben due volte e precisamente l’11 e 25 febbraio scorso. In entrambe le occasioni non è stato possibile raggiungere il numero legale, poiché, per espressa scelta politica, i componenti della mozione del Segretario hanno disertato la riunione. Di conseguenza, non si è potuto procedere ad alcuna deliberazioneele scrive.
«In occasione dell’ultima convocazione, l’Esecutivo ha richiesto un rinvio sine die. Tale richiesta non ha potuto essere accolta, in quanto un organismo non può annullare una richiesta formalmente avanzata da un altro organo per giunta deliberativo del Partito – continua la Presidente – Ricordo, infine, che l’ordine del giorno dell’incontro dell’Unione comunale del 19 gennaio 2026 prevedeva delibere sulla composizione della delegazione del Partito Democratico di San Benedetto del Tronto, con definizione e mandato dei rappresentanti designati a partecipare agli incontri e ai tavoli interpartitici; l’analisi delle possibili candidature a Sindaco per le prossime elezioni comunali, con una discussione politica sul profilo e sui nominativi da proporre per la guida della coalizione in vista delle amministrative».
«È pertanto del tutto infondato affermare che vi sia stata una deliberazione sulle primarie. Non si è svolta alcuna votazione formale, non è stato espresso alcun voto unanime della maggioranza, né si è verificata alcuna astensione della minoranza su una decisione formalizzata. Nel corso della riunione sono stati esclusivamente manifestati orientamenti personali, favorevoli e contrari, che non hanno mai assunto il valore di una decisione politica ufficiale» si legge nella nota.
«Preciso inoltre, come organo di garanzia, che sia la Presidente e sia la cosiddetta minoranza restano sempre fuori da qualsiasi proposta e organizzazione di eventi dell’Unione. Tali iniziative vengono puntualmente prese a conoscenza attraverso gli organi di stampa. Organizzare insieme convegni o appuntamenti politici sarebbe un’ottima opportunità per avviare processi di unità e coesione».
Infine l’accusa: «Reputo gravissimo inoltre che Marco Giobbi, in spregio anche alla presenza del Segretario di Federazione (Francesco Ameli, ndr), parli di espulsioni di compagni sulla base di presupposti che non corrispondono a verità. Non spetta a lui decidere. Nessuno nel partito detiene poteri assoluti e fa giustizia sommaria. Ricordo che noi siamo baluardo di pluralismo e democrazia.Dobbiamo esercitare questi principi a partire dall’interno del Partito democratico. I problemi si discutono e le decisioni si prendono negli organismi preposti, ultimamente disertati da lui, l’esecutivo e i compagni e le compagne della sua mozione».
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