Care vecchie edicole: gli Angelini, la distribuzione dei giornali in città e il chiosco di via Napoli

ASCOLI - Carlo, classe 1926, ha gestito per molti decenni la storica edicola di Porta Maggiore ed il servizio dentro e fuori la provincia sin dalla fine degli anni quaranta. Il racconto del figlio Piergiacomo: «Le riviste dell’epoca arrivavano con la littorina alla stazione. Ma c’era anche Mancini, che con la sua moto andava e veniva ogni notte da Roma, con i pacchi dei quotidiani, appena stampati nella capitale, ben legati sulla sella»
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La diffusione stampa degli anni Cinquanta sotto le logge del Palazzo dell’Arengo

 

 

di Walter Luzi

 

Ogni volta che scorriamo, sempre troppo di fretta, con il dito sul display del telefonino, gli articoli dei quotidiani on line, ci sembra più remota l’epoca della carta stampata. Quella della solita visita, di prima mattina, ogni giorno, all’edicola più vicina a casa, o al posto di lavoro, per comprare il giornale. Un’occhiata ai titoli delle locandine esposte fuori. La solita, piacevole, chiacchiera con l’edicolante, mentre si cercavano gli spicci in tasca, per pagare quel giornale che odorava ancora di inchiostro e tipografia. Una delle tante cose che non tornano più. Che Piergiacomo, il figlio di Carlo Angelini, ci aiuta a ricordare, e a rimpiangere.

 

Il testo continua dopo la foto 

Gli strilloni ascolani degli anni ’50

 

«Mio padre e la mia famiglia hanno gestito – ci spiega – negli ultimi settant’anni, la distribuzione dei giornali. Rilevò questa attività da De Marinis, di cui era uno dei dipendenti, già alla fine degli anni Quaranta, nella sua libreria/edicola di Corso Mazzini all’incrocio con via Malta che poi diverrà del Trivio».

Carlo e Maria Pia da fidanzati

 

Carlo Angelini, classe 1926, era, dunque, già esperto del mestiere, quando prende in mano l’attività del suo datore di lavoro. «All’epoca – continua Piergiacomo Angelini – la distribuzione dei quotidiani si svolgeva per intero sotto le logge del Palazzo dell’Arengo. Tutto a mano. Le poche rivendite dei giornali, infatti, stavano tutte in centro. Come quella di Pierucci in corso Mazzini, o da Giggi, che aveva una bancarella sotto la Loggia dei Mercanti davanti a San Francesco. Fuori dalle mura della città c’era soltanto aperta campagna».

 

Un ruolo fondamentale per la diffusione delle notizie era ricoperto anche dagli strilloni. Si muovevano velocemente con le loro biciclette, facendo il giro della città per vendere per le strade e nelle piazze i giornali che trasportavano nelle apposite cassettine approntate davanti ai manubri.

Il giorno del matrimonio con Maria Pia

 

Lo zio Luigi salvatore di D’Annunzio

 

Pochi sanno che lo zio di Carlo Angelini, Luigi Marcolini, classe 1895, era riuscito a guadagnarsi l’amicizia e la riconoscenza di Gabriele D’Annunzio. Ne abbiamo notizie certe grazie ad un articolo di Benedetto Marini pubblicato sulla benemerita rivista di vita ascolana Flash. Luigi, infatti, da giovane ardito nella Grande Guerra, aveva salvato il Vate nel 1919 a San Giusto, dalla accesa contestazione di un gruppo di cittadini triestini. Forte della sua stazza lo aveva portato, di peso, al sicuro, con l’aiuto della Polizia nel frattempo accorsa.

 

Era nata così, fra i due, una amicizia fraterna che durerà per sempre, come testimonia la corrispondenza intercorsa fra i due negli anni successivi, fino alla morte prematura di Luigi Marcolini, in un incidente stradale, nel 1927. Carlo Angelini sposa la sua Maria Pia nel 1957. L’anno dopo nasce Emidio, poi Maria Rita nel 1960 e, infine, Piergiacomo nel 1962.

La famiglia di Carlo Angelini al completo

 

«Arrivavano poche copie dei quotidiani, allora – continua sempre quest’ultimo – impacchettate e legate con lo spago, fresche di stampa, per lo più per mezzo delle corriere. Le riviste dell’epoca, invece, come Grand’Hotel, Sogno o Cronaca vera, arrivavano con la littorina alla stazione. Ma c’era anche Mancini, che con la sua moto andava e veniva ogni notte da Roma, con i pacchi dei quotidiani, appena stampati nella capitale, ben legati sulla sella».

 

Imprese, quasi epiche, di altri tempi. Il servizio di ritiro e trasporto in deposito delle copie è stato poi sempre esternalizzato, mentre la diffusione locale verso le edicole con il relativo ritiro della resa, cioè delle copie invendute è stato gestito in città, negli ultimi settant’anni almeno, dagli Angelini. Carlo, suo figlio Emidio, “Mimì”, Piergiacomo e Maria Rita. Anche Franco, il marito di quest’ultima, opererà in azienda fino ai giorni nostri. Quando i figli sono cresciuti abbastanza, alla fine degli anni Sessanta, Maria Pia apre una edicola in fondo a via Napoli, proprio davanti alla scuola media “Luciani”.

Strilloni ascolani

 

«Negli anni Settanta e Ottanta – continua Piergiacomo Angelini – la concorrenza sulla piazza era fra le tre testate più quotate: il Messaggero, il Resto del Carlino e il Corriere Adriatico, e tutte le redazioni cittadine ci chiedevano sempre i report delle vendite per seguirne l’andamento».

 

Nel 1978 nell’ufficio della distribuzione stampa Angelini fa la comparsa, per la prima volta, il computer. Carta e penna cedono il passo alla modernità, alle nuove tecnologie destinate a rivoluzionare le vite di tutti noi nei decenni successivi, e a decretare con l’avvento degli smartphone il declino della carta stampata. Il primo aprile 1990 la Angelini rileva anche la diffusione sulla zona di San Benedetto e la costa abruzzese fino a Giulianova. Sedi di distribuzione della carta stampata capillare nella regione oltre che ad Ascoli e San Benedetto, anche a Civitanova, Jesi, Porto San Giorgio, Fabriano, Pesaro e Ancona in un lavoro senza soluzione di continuità. Sono infatti pochissimi i giorni all’anno che vedono le redazioni dei giornali chiuse e le rotative ferme. Nel 1992 una grande tragedia colpisce la famiglia Angelini. In un tragico incidente stradale perde infatti la vita Mimì.

L’articolo di Titì Mariini

 

È davvero un brutto colpo per tutti. Nel 2007 la Angelini distribuzione registra il massimo fatturato dell’editoria di sempre. Il canto del cigno per la carta stampata.

 

L’edicola di via Napoli, anche se è passata di mano, in molti continuano a chiamarla ancora Angelini. È una delle poche edicole a resistere in città, sia pure attraverso diversi cambi di gestione.

 

«Oggi il lavoro si è ridotto di molto – ci spiega sempre Piergiacomo Angelini – perché quasi tutte le testate hanno la loro versione on line alla portata immediata di qualsiasi telefonino. Le edicole con le poche copie cartacee che vendono non riescono più a sostenersi economicamente, rendendo così inevitabile la chiusura dei battenti. Hanno provato a far vendere di tutto, come gadget o giocattoli, ma con pochi risultati concreti».

I tre fratellini Angelini da piccoli

L’edicola di via Napoli

Mimì Angelini, scomparso prematuramente

Il team dopo l’acquisizione della diffusione di San Benedetto nel 1990. Gli Angelini sono il terzo e il quarto da sinistra

Il centro diffusione stampa di oggi

 

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