Crocetta e la forza del mito: un viaggio nell’arte contro la fretta del nostro tempo

ASCOLI - Tra Icaro, Cadmo e Armònia, Leda e il cigno, il racconto dei tre incontri con le opere arrivate direttamente dalla casa-museo dell’artista pugliese, ma ascolano di adozione, scomparso nel 2004
...

 

di Walter Luzi

 

La trattazione dei Miti nell’Arte di ogni tempo non poteva prescindere dalle opere di Mauro Crocetta. Di questo si è parlato nei tre mercoledì consecutivi alla Fortezza Malatesta e, per l’ultimo appuntamento programmato, in Pinacoteca. L’iniziativa, curata da Civiltà Picena in collaborazione con Musei Civici e la Fondazione Mauro Crocetta, ha visto principali protagonisti la professoressa Donatella Ferretti e lo storico dell’arte Stefano Papetti.

Sarcina, Papetti e Ferretti

 

La prima nelle loro contestualizzazioni storiche, il secondo nelle rispettive rappresentazioni artistiche attraverso i secoli. Sullo sfondo le tre sculture di Mauro Crocetta, i tre Miti che hanno ispirato il ciclo di conversazioni. Icaro. Cadmo e Armònia. Leda e il cigno. Tutte opere provenienti direttamente, per l’occasione, dalla casa-museo dell’artista pugliese, ma ascolano di adozione, scomparso nel 2004, a Martinsicuro, ancora inagibile dal sisma del 2016.

 

È la vecchia Villa Cesarini, nobile famiglia di Colonnella, che sorge sulle rovine romane, del terzo secolo avanti Cristo, della antichissima Castrum Truentinum, a poche decine di metri dalla sponda meridionale del fiume Tronto. In attesa dei lavori di consolidamento e ristrutturazione, tutte le sculture di Crocetta meriterebbero migliore collocazione, per favorirne, soprattutto, la meritata fruizione ai tanti appassionati ed estimatori.

 

Il pubblico, durante i tre appuntamenti del mercoledì è intervenuto, infatti, sempre numeroso e molto attento. Le letture di Maria Grazia Giovannozzi e i contributi di Maria Rosaria Sarcina, presidente della Fondazione Mauro Crocetta, sono stati il valore aggiunto alle autentiche lectio magistralis della Ferretti e di Papetti. Si è partiti con il mito di Icaro. Nato a Creta, patria della misteriosa civiltà minoica che non eresse mai fortificazioni a protezione dei suoi palazzi, dove il padre di Icaro, Dedalo, era stato accolto da Minosse. Un mito che si intreccia con le vicende di Arianna, traditrice e tradita, e del Minotauro, rinchiuso nel labirinto che proprio Dedalo progetta.

L’evento in pinacoteca

 

Una invenzione del genio ateniese, come quelle ali di piume costruite per volare via dalla loro prigione insieme al figlio, alle quali si ispirerà anche Leonardo per i primi progetti delle sue macchine volanti. Icaro che, come tutti i giovani, ignora le raccomandazioni paterne, che gli consigliano prudenza e attenzione durante il volo. La sua caduta e la sua morte hanno ispirato molti artisti prima di Mauro Crocetta. Dal “caravaggesco” Carlo Saraceni, fino a Matisse, passando da Rubens e Canova. Crocetta, artista poliedrico, stilizza Icaro in forme filiformi come tecnicismo per esaltarne l’impatto e il coinvolgimento emotivo.

 

Un pensiero, quello di Mauro Crocetta, difficile da trasmettere nella nostra epoca contemporanea ipertecnologica, che non ci aiuta ad avvicinarci e a conoscere meglio, più a fondo, gli altri. L’inaridimento dei sentimenti, la mortificazione delle sensibilità, il degrado generalizzato dell’umanità, finisce per allontanarci dalle nostre radici, e, spesso, anche dalla nostra memoria storica. La velocizzazione, la fretta, la mercificazione diffusa in ogni ambito e livello, la superficiale semplificazione della conoscenza, la banalizzazione della condivisione e del consenso, ci stanno drammaticamente portando a smettere di pensare, di elaborare autonomamente un pensiero critico.

 

Il secondo appuntamento è dedicato al mito di Cadmo e Armònia. L’eroe fenicio fondatore di Tebe e la figlia di Ares e Afrodite cresciuta dai re di Samotracia, alle cui nozze parteciparono anche gli dèi. Le comuni ascendenze divine non basteranno ad evitare tragedie a tutte le loro quattro figlie. Armònia sceglierà di condividere la stessa sorte dello sposo, mutato in serpente, accomunandosi alla sua stessa mostruosità.

 

Una metamorfosi che ha ispirato Mauro Crocetta nei suoi Miti, ma che poco alimenterà la produzione pittorica degli artisti di ogni epoca. Fra i pochi, Veronese, Maraldi e Terreni. Nella scultura di Crocetta, a figure allungate, Cadmo è già serpente mentre Armònia è in fase di trasformazione. La raffigurazione plastica della resilienza affettiva più forte di tutte le tragedie. La coerenza di Crocetta al classico, e la consapevolezza del bisogno che ha la classicità di rinnovarsi in nuovi modelli espressivi moderni, per riuscire meglio a trasmettere ammaestramenti e valori morali. La forma che sposa il contenuto. Il messaggio, puramente estetico, classico, che diviene etico, portatore di valori sociali certi e irrinunciabili.

 

Nell’appuntamento conclusivo del ciclo, presso la civica Pinacoteca, stavolta, il mito di Leda e il cigno, ci vuole tutta l’ars oratoria della Ferretti per districarsi nel groviglio di personaggi, storici e mitologici, che lo accompagnano. Da Teseo, lo sciupafemmine, alla bellissima e volubile Elena, a Castore e Polluce, mutati in stelle luminose della costellazione, a Tindaro e Ulisse. Nella sequenza vorticosa di avvenimenti sanguinosi e tragici che si susseguono con Agamennone e Cassandra, Clitennestra e Oreste protagonisti, fino al sacrificio di Ifigenìa, così come il pudico amplesso fra Leda e il cigno divino, attingeranno a piene mani gli artisti nei secoli. Il truculento e il copulativo, si sa, hanno sempre stimolato.

 

Raffigurazioni e sculture più o meno erotiche, che evidenziano ora lascivia, ora violenza. Molte andate distrutte durante le ricorrenti ventate moraleggianti, sessuofobiche e oscurantiste della Chiesa e del Potere. Da Michelangelo a Delacroix, da Leonardo al Tintoretto, dal Correggio a Twombly. Mauro Crocetta, dal canto suo, depura l’immagine, ne riduce a essenza le forme. Integra la tradizione con tratti moderni, con pregnanza che è anche etica, non solo estetica.

 

La Fondazione che porta il suo nome sta già lavorando alacremente alla prossima edizione, la decima, del concorso nazionale di composizione “Poesia in musica”, che, quest’anno, avrà, per la prima volta, rilievo internazionale. L’annuncio ufficiale lo dà, con malcelato orgoglio, la presidente Maria Rosaria Sarcina, proprio in chiusura dei tre mercoledì dedicati ai Miti tanto cari a Mauro Crocetta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




X