Non è più soltanto un’invocazione da campagna elettorale né un semplice ordine del giorno. Nel Programma di Mandato 2026-2031 del sindaco Nicola Mozzoni, la partita per il riconoscimento di San Benedetto del Tronto quale co-capoluogo di provincia assume i contorni di un vero e proprio obiettivo strategico inderogabile.
Un passaggio politico pesante, inserito a chiare lettere nelle linee programmatiche del quinquennio, che punta a riaprire ufficialmente un dossier storico. L’intento dichiarato dall’Amministrazione Mozzoni è dare un seguito istituzionale concreto agli indirizzi dell’Assise civica (con l’ordine del giorno approvato lo scorso 26 settembre) e avviare il percorso nelle sedi competenti, facendo leva su una realtà evidente nei numeri e nell’economia: la natura intrinsecamente bipolare del territorio piceno, in cui San Benedetto rappresenta il principale polo urbano costiero e il baricentro sovracomunale per turismo, servizi, commercio e infrastrutture.
Nel documento di programma si sottolinea come il cammino non vorrà essere una battaglia solitaria, ma andrà accompagnato da iniziative di informazione e confronto con i Comuni della costa e dell’area urbana contermine. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la coesione territoriale e aumentare la capacità dell’intero Piceno di attrarre risorse e finanziamenti.
Se sulla carta il disegno appare lineare, l’impatto con la realtà politica racconta tutt’altro. L’ordine del giorno recentemente approvato sul tema dal Consiglio comunale sambenedettese è stato infatti accolto da un assordante coro di silenzio da parte delle altre istituzioni del territorio. Nessun segnale d’apertura da Ascoli, nessun commento dagli enti sovracomunali, nessuna sponda ufficiale. Almeno alla luce del sole. Un mutismo che dimostra quanto la prospettiva del co-capoluogo continui a urtare contro i vecchi e mai superati campanilismi.
A far nutrire più di un dubbio sull’effettivo successo dell’operazione è però la storia recente. Chi ha memoria delle vicende amministrative cittadine non può non avvertire un forte senso di déjà-vu: già il 23 ottobre 2020 il Consiglio comunale di San Benedetto approvò all’unanimità (20 voti favorevoli su 20 presenti) una mozione speculare – presentata dai consiglieri Rosaria Falco e Marco Curzi – per l’istituzione della “Provincia Unica Ascoli Piceno – San Benedetto del Tronto”.
In quell’occasione si dibatté a lungo sul divario demografico tra costa ed entroterra, sulla necessità di riequilibrare i servizi (a partire da quelli sanitari e giudiziari) e sull’urgenza di evitare il costante depauperamento del territorio costiero, privato negli anni di uffici cruciali come il Tribunale o la Motorizzazione. Si parlarono parole importanti, si promisero tavoli di lavoro e sinergie istituzionali. Il risultato? Quel documento finì nell’archivio dei ricordi come un’ennesima lettera morta, senza che venisse mosso un solo passo concreto a livello provinciale o regionale.
Oggi la giunta Mozzoni alza di nuovo l’asticella e inserisce la sfida direttamente tra le priorità del proprio Programma di Mandato. Ma la domanda resta la stessa di sei anni fa: si tratterà di un’azione politica capace di scardinare le resistenze del territorio e rompere il muro di gomma istituzionale, o il co-capoluogo rimarrà ancora una volta uno slogan da esibire sulle carte ufficiali per poi essere dimenticato al primo soffio di vento? Il quinquennio è iniziato, ma il banco di prova è già aperto.
















