
Papetti con Vittorio Sgarbi sul palco del Ventidio Basso a luglio 2026
Da quasi due settimane, Vittorio Sgarbi è ricoverato in ospedale nella Capitale. Anche la città di Ascoli segue con molta vicinanza le sorti del critico d’arte, da molti anni presenza assidua della città e solo qualche mese fa di nuovo protagonista in occasione della 27esima edizione della Milanesiana, la creatura di sua sorella Elisabetta, al Ventidio Basso, in occasione della presentazione del suo libro “Il cielo più vicino: la montagna nell’arte”.
Nel capoluogo piceno sono in tanti coloro che provano apprensione per lui e sperano possa tornare presto a lottare in nome della bellezza. Uno di essi, forse il più vicino da sempre tra chi vive nelle Cento Torri, è Stefano Papetti, che è stato personalmente a trovarlo al Policlinico Gemelli per accertarsi delle sue attuali condizioni di salute.

Sgargi ad Ascoli a luglio 2026, già visibilmente provato
Dopo il bollettino emerso nei primi giorni e successivamente all’intervento di tracheostomia percutanea, reso necessario per inserire una cannula respiratoria attraverso la parte anteriore del collo fino alla trachea, Papetti si era decisamente preoccupato. Già la scorsa estate, quando era comparso al Massimo cittadino, Vittorio Sgarbi aveva parlato con voce flebile, visibilmente affaticato, ma non aveva rinunciato a sottolineare il valore dell’arte e il suo forte legame con il territorio piceno.
«Sono andato a Roma per vederlo e mi sono trovato davanti una persona debilitata soprattutto a livello psicologico e questo, ovviamente, si riflette molto sul suo fisico», esordisce Papetti, che conosce Sgarbi da oltre 40 anni.
Il suo racconto restituisce la dimensione privata di una vicenda che rischia altrimenti di essere schiacciata dalla sua esposizione pubblica. «I medici che lo hanno in cura dicono che la depressione si esprime anche attaccando le sue difese immunitarie», prosegue il direttore dei Musei civici di Ascoli, lasciando trapelare che, tuttavia, le dimissioni dall’ospedale romano potrebbero non essere così lontane.
«Il suo stato d’animo è crollato in seguito ai procedimenti giudiziari che lo hanno coinvolto e che lo hanno costretto a dimettersi da sottosegretario alla Cultura per via di accuse inconsistenti», spiega il professor Papetti, ricordando che, anche a detta della magistratura, la sua attività di conferenziere e storico dell’arte fosse assolutamente compatibile con quella di sottosegretario, carica da cui si è dovuto dimettere.
Eppure, prima della serissima broncopolmonite che lo ha colpito lo scorso 30 settembre e della successiva terapia intensiva, Sgarbi aveva dimostrato segnali di ripresa, con un graduale riavvicinamento alla quotidianità e al lavoro. «Vittorio era in costante miglioramento, stava riprendendo lentamente la sua attività normale», racconta Stefano Papetti a proposito dell’amico, con cui il rapporto, iniziato nel lontano 1981, è andato oltre l’interazione professionale.
«È vero, abbiamo fatto tante mostre insieme, ma ho conosciuto bene anche la sua famiglia, compresi i suoi genitori», riferisce, sperando che si rimetta presto.
«Sarà di certo necessaria una pausa affinché si riprenda, ma sono certo che poi la sua attività proseguirà», conclude Papetti, anticipando di sapere di un suo nuovo libro in attesa di uscire, con cui Sgarbi approfondisce un aspetto particolare dell’arte.

Sgarbi con Papetti e la Filauri in un incontro ad Ascoli













