
Meglio la Giostra del Saracino o la Quintana? Senza dubbio la seconda. Ad Arezzo sono mancati solamente gli assalti da… cento, cento, cento.
Solito Ascoli, solito gioco manovrato e geometrie costanti, nonostante gli ulteriori avvicendamenti dovuti al trittico di partite giocate nell’arco di soli nove giorni. Ma ora si torna alla normalità e sarà anche più facile “azzeccare” la formazione.
Con l’Arezzo, ieri 1 novembre, in evidente crisi di identità e di risultati, è stata una partita a senso unico. I bianconeri, come Penelope, hanno iniziato subito a tessere la tela, aspettando il ritorno di… Ulisse. Pardon, del gol.
L’occasione buona capita sulla testa di Chakir, ma l’attaccante la spreca, facendo disperare gli oltre 600 tifosi bianconeri presenti sugli spalti. Sul divano un grande balzo… ma la partita è appena iniziata.
Predominio e possesso, che però non schiodano il punteggio. L’Arezzo, tutto arretrato nella propria metà campo, sa difendersi sfruttando al massimo i disimpegni errati dei bianconeri. Nel primo tempo Vitale rischia qualcosa in più rispetto al collega Nunziante, portiere dell’Arezzo.
L’Ascoli reclama un calcio di rigore per un intervento su Acampora, sempre più dinamico e disinvolto, ma sia l’arbitro sia il Var fanno proseguire.
Nella ripresa, l’occasione per portare a casa i tre punti capita sul piede sinistro di Silipo. Alla conclusione dell’esterno bianconero risponde con una grande parata l’estremo difensore aretino. Il Picchio insiste e crea tante azioni senza però arrivare alla conclusione.
Tomei, dopo una chiacchierata con Agostinone, inserisce forze fresche, ma il risultato non si schioda. Il catenaccio aretino regge bene e non si sgretola neanche sotto una pioggia incessante.
È il secondo 0-0 dell’Ascoli, ma è pur sempre un risultato positivo. I numeri del campionato sono incoraggianti: terzo posto in classifica, sei risultati utili consecutivi e miglior difesa, con appena sei gol subiti.
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