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La scadenza dei contratti di sette infermieri e sei operatori socio-sanitari, prevista per il prossimo 14 novembre, apre un nuovo fronte di tensione all’interno dell’Ast di Ascoli Piceno. Le due organizzazioni sindacali Nursind e Usb chiedono alla direzione aziendale di rivedere la decisione e di garantire la prosecuzione dei rapporti di lavoro, almeno fino all’ingresso del personale a tempo indeterminato. Una richiesta comune, accompagnata però da toni e accenti differenti: più pacati, pur nella fermezza della contestazione, quelli del Nursind guidato da Maurizio Pelosi; decisamente più duri quelli della Usb di Mauro Giuliani, che parla di una scelta irresponsabile e non esclude iniziative di mobilitazione.
A preoccupare entrambe le sigle è soprattutto il momento in cui matureranno le cessazioni dei rapporti di lavoro. Con l’avvicinarsi di dicembre e delle festività natalizie, infatti, la copertura dei turni diventa più complessa, tra ferie, assenze, congedi e necessità di garantire i riposi. Rinunciare a tredici operatori già inseriti nei servizi, secondo i sindacati, rischia di aggravare ulteriormente una situazione di carenza di personale che interessa diversi reparti.
Il Nursind, in una nota firmata da Maurizio Pelosi, esprime «amarezza» per la comunicazione aziendale e chiede alla direzione di ripensare la scelta. Il sindacato richiama anche le ragioni umane della vicenda, sottolineando come dietro quei tredici contratti ci siano lavoratori e famiglie che hanno fatto affidamento su un’occupazione e che, nei mesi scorsi, hanno contribuito a garantire la copertura dei servizi, anche durante il periodo delle ferie estive. «Hanno imparato in fretta servizi, ritmi e pazienti», evidenzia Pelosi, ricordando il lavoro svolto da personale che ormai conosce le realtà nelle quali è stato impiegato.
Ma la questione, per il Nursind, non riguarda soltanto la tutela occupazionale. La perdita di tredici operatori già formati rischia di ripercuotersi sull’organizzazione dei reparti proprio alla vigilia di un periodo particolarmente impegnativo. Il sindacato contesta inoltre il criterio utilizzato per individuare il personale da mantenere in servizio: dieci infermieri resteranno in attesa delle assunzioni previste all’inizio del 2027, mentre gli altri sette saranno lasciati a casa in base alla minore anzianità. «Il bisogno dei reparti si misura in turni da coprire, non in mesi di anzianità», osserva Pelosi. Ancora più netta la posizione sugli oss, per i quali non sarebbe prevista alcuna proroga. Da qui la richiesta formale di prolungare tutti e tredici i contratti almeno fino all’arrivo dei dipendenti a tempo indeterminato.
Sulla stessa linea di richiesta, ma con una denuncia più articolata e dai toni decisamente più accesi, si colloca la Usb di Mauro Giuliani. L’organizzazione sindacale parla di una decisione «irresponsabile e deleteria» per il funzionamento dell’assistenza e ricorda di aver segnalato da mesi le carenze di infermieri e operatori socio-sanitari nelle unità operative dell’Ast. A sostegno della propria posizione richiama anche le ultime comunicazioni inviate all’azienda, nelle quali erano state evidenziate le difficoltà di organico nei reparti di Neurologia a San Benedetto e di Rianimazione ad Ascoli.
La Usb mette in fila diversi elementi di criticità: in alcune unità operative la figura dell’oss sarebbe del tutto assente o quasi, mentre in altri servizi gli operatori sarebbero costretti a dividersi tra due reparti. Viene citata anche l’ipotesi di un oss impiegato a rotazione nel turno notturno del dipartimento medico di Ascoli. A questo quadro si aggiungono i pensionamenti del 2026 e quelli in arrivo, oltre all’attivazione dell’Osco di San Benedetto, che secondo il sindacato comporterà l’impiego di ulteriori infermieri e Oss, sottraendo risorse a servizi già in difficoltà.
Il sindacato sollecita inoltre un confronto urgente con la Direzione generale, le Risorse umane e la responsabile delle Professioni sanitarie, chiedendo di affrontare anche le ricadute organizzative dell’apertura dell’Osco.
Una presa di posizione che si chiude con un avvertimento: in assenza di risposte e soluzioni concrete, la Usb si riserva di avviare iniziative di mobilitazione. E affida la propria contestazione a uno slogan netto: «Senza personale la sanità pubblica muore».














