Maria Enrica Tassi: «Il mio hotel sembra la bella addormentata nel bosco»

ASCOLI - L'imprenditrice: «I turisti sono entusiasti della bellezza della città ma le pessime indicazioni stradali e i collegamenti carenti rendono difficile raggiungerla. La mancanza di parcheggi, poi, ha sempre creato grandi disagi: dobbiamo tenere presente che in mancanza di aeroporto e di efficienti collegamenti ferroviari, i turisti da noi vengono con l'auto»
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di Piersandra Dragoni

La candidatura di Ascoli a Capitale della Cultura per il 2024 costringerà amministratori, politici, istituzioni, associazioni e cittadini a mettere sotto la lente di ingrandimento la città per valutarne sia i punti di forza che le fragilità allo scopo di valorizzare i primi e rafforzare le seconde. Uno dei settori maggiormente coinvolti, in prospettiva, sarà certamente quello della ricezione, perchè se Ascoli vorrà competere per ottenere il prestigioso riconoscimento dovrà necessariamente dimostrare di essere in grado di assorbire in maniera adeguata un flusso turistico in progressivo aumento.

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Di questo, e di molto altro in verità, abbiamo parlato con Maria Enrica Tassi, proprietaria e general manager del 100 Torri, Hotel di Charme della nostra città.

 

Lei ha iniziato l’attività nel 2007: come è cambiato il flusso turistico in questi anni? I suoi ospiti sono cambiati nel numero o nella tipologia?

«Quando ho iniziato le previsioni per un hotel come il 100 Torri in una città d’arte come Ascoli erano ottime, poi è arrivata la crisi economica e la situazione è molto cambiata: la struttura è diventata a funzionalità quasi stagionale, con il 70/80% dell’occupazione concentrata nei mesi da maggio a metà ottobre. Il target degli ospiti è sempre stato medio alto, sia per gli stranieri che per gli italiani, ma questi ultimi per lo più venivano per motivi di lavoro»

Dopo la crisi economica è arrivato il terremoto, poi anche la pandemia…

«E con la pandemia la morte del turismo: l’accoglienza è finita, tutto si è congelato. Il mio hotel sembra la bella addormentata nel bosco»

Come ha vissuto questo tempo congelato?

«Come un periodo di crescita. Ho dato vita al progetto Metamorfosi, termine che partendo dalle iniziali del mio nome indica un personale percorso di ricerca e trasformazione che mi ha portato a scoprire, assecondare e mettere a disposizione degli altri la mia vena artistica e la mia energia. Sono partita dalla fotografia: specialmente in questo periodo di restrizioni e sacrifici molte persone si sentono sfiduciate, depresse e tanti mi hanno chiesto delle foto, foto che però donassero una emozione, magari che fermassero un sorriso o un istante speciale. Tutto questo ha fatto di me una donna forte, una donna che sa quello che vuole e che sa donare agli altri amore e serenità nelle piccole grandi cose»

Ha lasciato l’accoglienza?

«Assolutamente no: non potendo ricevere nel mio accogliente hotel, con il progetto Metamorfosi ho iniziato una attività di Home staging e di Home restyling così mi occupo di rendere più accoglienti gli spazi altrui, di creare o tirare fuori la connessione emotiva fra la persona e tutto ciò che la circonda all’interno della sua abitazione o del suo ambiente di lavoro. A volte basta modificare il colore di una parete o il sistema di illuminazione, introdurre un quadro o eliminare un dettaglio per entrare in maggiore sintonia con lo spazio in cui si vive, per vivere meglio»

 Torniamo al pre-pandemia: per quali ragioni e attraverso quali canali i turisti venivano ad Ascoli? Cosa apprezzavano di più?

«Molti venivano perchè volevano visitare una città di cui avevano sentito parlare, altri invece si fermavano un paio di giorni durante il viaggio verso la Puglia, una delle mete preferite dai turisti stranieri. Una clientela molto interessante, poi, era quella dei gruppi organizzati: si fermavano più a lungo per scoprire il territorio a 360°. Tutti, tutti, tutti erano entusiasti per la bellezza della città»

E invece cosa non apprezzavano?

«Coro unanime:  le pessime indicazioni stradali e i collegamenti carenti con la conseguente difficoltà a raggiungere la città. La mancanza di parcheggi, poi, ha sempre creato grandi disagi: noi fortunatamente abbiamo un piccolo spazio per le auto, ma se vogliamo accogliere i turisti dobbiamo anche dar loro la possibilità di parcheggiare. Dobbiamo tenere presente che in mancanza di aeroporto e di efficienti collegamenti ferroviari, i turisti da noi vengono con l’auto»

Enrica Tassi con Sting

Cosa si deve migliorare per offrire ai turisti una accoglienza da Capitale della cultura?

«Una delle difficoltà più penalizzanti che ho incontrato è quella della incompetenza del personale: tanti che vogliono lavorare, specie nel contesto cittadino, non conoscono le lingue e spesso nemmeno le regole basilari di una accoglienza professionale e di qualità. Molti li ho dovuti formare io e ancora mi ringraziano, ma dovremo lavorarci. Inoltre sarà necessario aumentare la collaborazione fra addetti ai lavori e istituzioni: in passato ho avanzato proposte operative, ho cercato di interagire per collaborare con iniziative che potessero dare lustro alla città e che potessero esserci di aiuto, per esempio riguardo la cartellonistica in strada, ma il risultato è stato deludente»

 Com’è l’Ascoli che vorrebbe?

«Sono mancati lavoro di squadra e programmazione, perciò vorrei un’Ascoli in cui si fa lavoro di squadra e si programma in modo adeguato, dove si lavora in maniera sinergica verso un obiettivo comune e condiviso. Nonostante tutto sono molto fiduciosa: cresceremo dal punto di vista turistico, le criticità segnalate servono proprio per migliorare. La nostra città rifiorirà, ma dovremo fare in modo che i competenti possano dire la loro e gli incompetenti se ne stiano a casa propria»

 


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