Nel 2025 nelle Marche si è registrato un nuovo aumento degli infortuni sul lavoro: secondo i dati Inail rielaborati da Guido Bianchini, le denunce regionali sono state 16.889, con un incremento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. A crescere non sono soltanto gli incidenti in occasione di lavoro, che raggiungono quota 14.074, ma anche gli infortuni in itinere, fermi a 2.815 ma in aumento con un ritmo identico a quello generale. Si tratta di una tendenza che conferma la fragilità strutturale del sistema della prevenzione, in particolare nei comparti più esposti.

All’interno di questo quadro, la provincia di Ascoli si muove in una direzione doppia e, per certi versi, contraddittoria. Da un lato, rispetto al 2024, gli infortuni aumentano passando da 2.195 a 2.221, un incremento dell’1,18% che colloca il territorio in linea con la media regionale. Dall’altro, sul fronte delle malattie professionali, Ascoli fa segnare la crescita percentuale più alta di tutta la regione: da 809 a 962 casi, pari a un balzo del 18,9%. È un indicatore che fotografa un mondo del lavoro dove patologie come quelle osteo-muscolari, logoranti e spesso legate a mansioni ripetitive o pesanti, continuano a colpire in modo significativo.
Il settore che più di altri contribuisce agli incrementi resta quello manifatturiero, che a livello regionale cresce del 2,8%, mentre le costruzioni segnano un rialzo impressionante, pari al 12,3%, confermando una volta di più la loro centralità nel panorama degli incidenti. Anche sanità e assistenza sociale registrano numeri preoccupanti, con un aumento del 17,4%. Ascoli, storicamente caratterizzata da una forte presenza del comparto manifatturiero e dell’edilizia, risente in maniera diretta di queste dinamiche. Non stupisce che, in un contesto simile, le fasce d’azione più colpite risultino sia i giovani sia i lavoratori più anziani, segno di un mercato del lavoro che non riesce a offrire adeguati livelli di sicurezza né ai nuovi ingressi né a chi resta al lavoro in età avanzata.

Guido Bianchini
Particolarmente delicata è la situazione degli incidenti mortali, aumentati in tutta la regione del 40,9%, passando da 22 a 31. Ascoli Piceno registra cinque decessi, più del doppio rispetto all’anno precedente. Si tratta di un dato che, pur non essendo il più alto in senso assoluto – primato che spetta a Macerata con undici morti – rappresenta un allarme evidente per un territorio che nel 2024 aveva contato soltanto due vittime. Le costruzioni, ancora una volta, risultano il settore maggiormente colpito a livello regionale, mentre il manifatturiero continua a mostrare criticità note nella gestione della sicurezza quotidiana.
Le malattie professionali, come accennato, rappresentano l’altro grande fronte caldo. La regione Marche passa da 7.725 a 7.987 denunce, con un aumento del 3,4% che conferma un trend in crescita ormai da anni. Ascoli Piceno spicca per la progressione nettamente più marcata rispetto alle altre province. Macerata e Ancona, ad esempio, registrano addirittura una lieve diminuzione, mentre Pesaro Urbino e Fermo mostrano incrementi più contenuti. Nel Piceno, invece, la crescita sfiora il 20%, un dato che suggerisce condizioni di lavoro particolarmente usuranti in alcuni comparti e una maggiore consapevolezza – o necessità – da parte dei lavoratori nel denunciare i sintomi di patologie croniche.
Non stupisce che la categoria di patologie più numerosa a livello regionale sia quella osteo-muscolare, che continua a salire e arriva a 5.636 casi. Le malattie respiratorie crescono in modo più contenuto ma significativo, mentre calano soltanto i tumori, unico segnale positivo in un panorama complesso. In ogni caso, oltre nove malattie professionali su dieci nelle Marche provengono dal settore industria e servizi, confermando la natura strutturale del problema.
Nel commento che accompagna i dati, Bianchini ricorda come solo lo 0,4% delle risorse delle Asl sia destinato ai Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, una quota ritenuta insufficiente per garantire controlli, formazione e assistenza tecnica alle imprese. È una criticità che si riflette anche nel Piceno, dove il tessuto produttivo è caratterizzato da molte piccole e medie imprese, spesso prive di risorse interne dedicate alla prevenzione.
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