Carnevale, le chiavi alla Congrega dell’Aquila

OFFIDA - Il sindaco Luigi Massa: «Auguro a tutti di vivere l’intensa settimana del Carnevale offidano con serenità, gioia e divertimento».
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Il momento della consegna delle chiavi della città alla Congrega dell’Aquila

di Maria Grazia Lappa

 

Il tempo si fa leggero a Offida quando arriva il Bove Finto. È un’attesa che vibra nell’aria, che profuma di stoffe appena stirate e di nastrini rossi pronti a danzare al vento. Stamattina saranno i più piccoli ad aprire le danze, con gli occhi pieni di stupore; nel pomeriggio il testimone passerà ai più grandi, custodi di una tradizione che attraversa i secoli come un filo rosso intrecciato alla vita del paese.

 

Il Carnevale storico di Offida non è solo una festa: è un battito collettivo, un tempo sospeso in cui le generazioni si incontrano e si riconoscono. Un tempo, il Bove ricordava la sofferenza; oggi è diventato simbolo di gioia condivisa, di appartenenza, di quella felicità semplice che nasce dallo stare insieme in piazza.

 

Questa mattina (12 febbraio 2026), nel teatro Serpente Aureo, i carnevalieri si sono ritrovati per uno dei momenti più solenni e attesi: la consegna delle chiavi alle congreghe. È stata la Congrega dell’Aquila a riceverle, stringendo tra le mani il simbolo di una città che, per una settimana, si lascia guidare dal ritmo della festa. In quel gesto antico c’era tutta la magia dell’inizio, l’aprirsi ufficiale del periodo più intenso e vibrante dell’anno.

 

Questa edizione porta con sé anche il sapore degli anniversari importanti, come pagine preziose di un racconto che continua a scriversi. Il gruppo femminile del Boa Rosso e le Guardie Svizzere celebrano vent’anni di colori e passione; I Mus Nir raggiungono gli ottant’anni di storia carnevalesca, testimoni di una dedizione che ha attraversato generazioni. E tra i simboli che si rinnovano, è stato presentato anche il nuovo stendardo della Congrega dei Grilli (ex Allegra Nobiltà), segno che la tradizione sa cambiare veste senza perdere l’anima.

 

Non è mancato il momento del ricordo, perché ogni festa porta con sé anche le voci di chi l’ha amata prima di noi. Nei discorsi istituzionali è risuonato il nome di chi non c’è più, ma continua a camminare tra le vie del paese nei giorni di Carnevale. Il sindaco Luigi Massa ha ricordato Nazzarena, Reno e Annibale, intrecciando memoria e gratitudine. Poi il suo augurio, semplice e sincero: vivere questa settimana con serenità, gioia e divertimento.

 

Domani arriva il venerdì della “Caccia al bue”, un tempo vera fino al primo quarantennio dell’Ottocento. Nelle case si rispolverano guazzarò e m’ntura, si preparano fischietti e sorrisi. Ci si veste non solo di stoffe, ma di appartenenza. Perché a Offida il toro non è soltanto un simbolo: è un cuore che batte, è il segno distintivo di una comunità che, nonostante il tempo che scorre, continua a credere nella forza lenta e tenace della tradizione.

 

E così, anno dopo anno, il Carnevale ritorna. Non invecchia: si trasforma. Ma resta fedele a se stesso, come una promessa sussurrata tra le pietre antiche del borgo.

Il momento della consegna delle chiavi della città alla Congrega dell’Aquila


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