
Il sindaco Stangoni
Sono trascorsi dieci anni da quella tragica notte del 24 agosto 2016 che ha cambiato per sempre le vite di tanti comuni del cratere. Dieci anni segnati dal dolore e dalle difficoltà, ma anche dalla volontà di non arrendersi e di continuare a guardare al futuro. Oggi Acquasanta Terme prova a raccontarsi come un paese vivo, capace di costruire nuove prospettive, anche attraverso il turismo.
«I primi segnali sono già evidenti– sottolinea il sindaco Sante Stangoni – a pochi giorni da Ferragosto, i dati degli alberghi, ristoranti e ostelli, registrano un importante incremento delle presenze turistiche nel territorio acquasantano. Una crescita che rappresenta uno degli elementi sui quali investire e costruire il rilancio del territorio.
Ma per capire perché oggi Acquasanta possa ancora parlare di futuro bisogna tornare proprio a quel tragico 24 agosto 2016. E, in particolare, alla scuola. Perché la ricostruzione di quella struttura è diventata uno dei simboli della ripartenza e della forza di una comunità capace di reagire al terremoto».
Il primo sopralluogo, come ricorda il primo cittadino, venne effettuato, a pochi giorni da quella terribile notte, il 28 agosto, insieme ai tecnici della Protezione civile. In un primo momento l’attenzione era rivolta soprattutto alle abitazioni, per individuare gli edifici più danneggiati e mettere in sicurezza le persone. Poi l’attenzione fu rivolta sulla scuola, chiusa dopo il terremoto e fondamentale per garantire la ripartenza delle attività scolastiche.
«Quando entrammo – racconta il sindaco Sante Stangoni – la situazione fu subito drammatica. Anche a prima vista, per la mia esperienza lavorativa, mi resi conto che era impossibile riaprire quella scuola dopo tredici giorni, visto che la scuola sarebbe iniziata il 10 settembre. Era completamente lesionata».
Ma nel 2016 non c’era tempo da perdere. Le lezioni dovevano riprendere, i bambini dovevano rientrare: Acquasanta aveva bisogno di una scuola a tutti i costi.
«Durante una riunione in Comune – racconta- con l’ex ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, l’allora sindaco di Ascoli, Guido Castelli e la dirigente scolastica Patrizia Palanca, Giannini mi disse: sindaco, abbiamo la possibilità di realizzare una scuola temporanea in attesa della definitiva».
La risposta del sindaco fu dura: «Se noi dobbiamo pensare di mettere i bambini all’interno dei container, allora lasciamo perdere. So benissimo che poi rischieranno di stare almeno dieci anni all’interno di questi moduli: quando sarà freddo sarà freddo, quando sarà caldo sarà troppo caldo. Se dobbiamo fare così, allora pensiamo che Acquasanta sia finita».
Dopo quelle parole il sindaco lasciò la stanza. Ma appena due giorni dopo, arrivò una telefonata destinata a cambiare il corso della vicenda.
Il ministro Giannini richiamò il primo cittadino e gli comunicò che Ubi Banca aveva deciso di sostenere la realizzazione della nuova scuola con un importante contributo di un milione di euro.
«Da lì iniziò una vera corsa contro il tempo – sono sempre le parole di Stangoni – l’area individuata per la scuola presentava problemi di idoneità e fu necessario affrontare diverse difficoltà dal punto di vista tecnico.
Un lavoro nel quale ebbero un ruolo importante anche l’Esercito e tutti gli enti coinvolti nella realizzazione della struttura».
Nel frattempo venne allestita una scuola temporanea nella frazione di Ponte d’Arli, una struttura nella quale i bambini rimasero per circa due mesi e mezzo.
Stangoni: «Anche in questo caso, non mancarono le difficoltà, anche a causa della pioggia, ma il personale scolastico riuscì a gestire quella situazione particolare e a garantire la continuità delle lezioni. Poi, il 27 novembre 2016, arrivò il momento che sarebbe rimasto nella storia di Acquasanta: alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella venne inaugurata la prima scuola antisismica del cratere».
Una scuola costruita in tempi rapidissimi e diventata il simbolo della ripartenza. E pochi giorni dopo, con la nuova violenta scossa del 30 ottobre, quella struttura dimostrò la propria solidità, senza riportare problemi.
«La ripartenza di Acquasanta – afferma il primo cittadini – nasce proprio quel giorno. Combattere per il proprio territorio ha permesso ad Acquasanta di vedere oggi il futuro in maniera ottimista. Perché la ricostruzione della scuola non significava soltanto restituire un edificio ai bambini e la possibilità di continuare la didattica ma dare soprattutto dare alle famiglie una ragione per restare.
Significava mantenere le classi, garantire il numero necessario di alunni e, soprattutto, poter continuare a programmare il futuro della comunità partendo dai più giovani.
È anche da qui che nasce l’Acquasanta che oggi prova a rilanciarsi. Una comunità che, nonostante le ferite lasciate dal terremoto del 24 agosto, è riuscita a mantenere viva la propria identità e oggi guarda anche al turismo come a un nuovo motore di sviluppo».
Il percorso è ancora lungo e la ricostruzione non è terminata. Ma la storia di quella scuola racconta la forza di un territorio che dopo il terremoto, non ha scelto di arrendersi.
«Acquasanta ha scelto di restare e di costruire, giorno dopo giorno, il proprio futuro – conclude Stangoni – Un ringraziamento particolare all’assessore ai servizi scolastici Elisa Ionni e tutti gli altri consiglieri comunali, che in quei mesi difficili sono stati sempre al mio fianco nella gestione delle emergenze, al presidente Acquaroli e al commissario alla ricostruzione, allora sindaco di Ascoli, Guido Castelli».
Oggi, per il vecchio edificio, è in corso l’iter esecutivo della progettazione: il progetto prevede la demolizione e la ricostruzione della struttura, con l’obiettivo di arrivare alla gara all’inizio del 2027.
















