Il Tribunale di Ascoli

 

La Corte d’Appello di Ancona ha confermato il provvedimento di rilascio della sede storica del Tribunale di Ascoli Piceno, in piazza Orlini, stabilendone l’immediata esecutività. Una decisione che riapre il problema del futuro degli uffici giudiziari piceni e rende urgente individuare una soluzione per scongiurare il trasferimento, mentre non risulta ancora disponibile una sede alternativa pronta ad accogliere il Tribunale.

La pronuncia arriva dopo una vicenda che si trascina da tempo. Il precedente provvedimento del giudice del Tribunale di Ascoli, Paola Mariani, aveva fissato al 29 dicembre 2026 il termine per liberare l’immobile di proprietà del fondo Investire Sgr. La decisione della Corte d’Appello modifica ora il quadro, rendendo immediatamente esecutivo il rilascio e aumentando la pressione sulle istituzioni chiamate a trovare un accordo.

 

Il sindaco Fioravanti

Il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, definisce «inaccettabile» la decisione della Corte d’Appello e annuncia di essere al lavoro per individuare una soluzione che consenta al Tribunale di rimanere in piazza Orlini.

«Non possiamo consentire che una questione così delicata, che riguarda il funzionamento della giustizia e la tenuta dei servizi pubblici sul nostro territorio, venga affrontata senza la necessaria attenzione alle conseguenze per la comunità», dichiara il primo cittadino.

Fioravanti sottolinea il ruolo degli uffici giudiziari per l’intero territorio: «Il Tribunale è un punto di riferimento per cittadini, imprese, professionisti e operatori del diritto: un eventuale trasferimento degli uffici giudiziari avrebbe negative ricadute socio-economiche per l’intero territorio Piceno e rischierebbe di compromettere l’efficienza e la continuità di un servizio essenziale».

Il sindaco fa sapere di essere in contatto con il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano, per cercare di arrivare rapidamente a una soluzione alternativa. «È indispensabile che il Governo, il Demanio e tutti i soggetti coinvolti proseguano con determinazione le interlocuzioni, per arrivare a un accordo che consenta di garantire la permanenza del Tribunale nella sua sede storica», afferma.

«Come sindaco, continuerò a seguire la vicenda con la massima attenzione, affinché si giunga a una soluzione nell’interesse della città, del Piceno e di tutti i cittadini», conclude Fioravanti.

 

Francesco Ameli

Sulla vicenda interviene anche Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito democratico Piceno, che contesta la gestione della questione da parte delle istituzioni e ricorda come il rischio fosse noto da tempo.

«La sentenza della Corte d’Appello sul Tribunale di Ascoli ci mette davanti a un rischio che era conosciuto da anni e sul quale avevamo chiesto più volte una soluzione definitiva, ma le istituzioni preposte erano probabilmente impegnate nella creazione di reel», afferma Ameli.

Il segretario provinciale del Pd ricorda che già nel 2024 e nuovamente nel 2025 il partito aveva chiesto chiarimenti sulla trattativa con la proprietà, sui rapporti con il Demanio e sulle possibili alternative nel caso in cui il ricorso in appello avesse avuto esito sfavorevole.

«Nel frattempo abbiamo ascoltato molte rassicurazioni e persino l’annuncio di un accordo per l’acquisto dell’immobile da parte dello Stato. Insomma, quella filiera di cui si sono vantati ora rischia di far sfrattare anche il Tribunale di Ascoli. Scopriamo infatti che quella soluzione non è stata ancora perfezionata e che il Tribunale rischia concretamente di dover lasciare piazza Orlini», prosegue Ameli.

Nel comunicato il segretario dem richiama anche la vicenda romana di Spin Time, sottolineando che il fondo Investire Sgr, proprietario dell’immobile ascolano, è coinvolto anche in quella situazione. Un riferimento che, secondo Ameli, riporta l’attenzione sulle conseguenze delle operazioni di dismissione del patrimonio pubblico e sulle ricadute che possono prodursi anche a distanza di decenni.

 

 

La preoccupazione principale riguarda la continuità dei servizi giudiziari. Il Tribunale e la Procura rappresentano un presidio per l’intero Piceno e coinvolgono magistrati, personale amministrativo, avvocati, professionisti e migliaia di cittadini. Un eventuale trasferimento in tempi stretti richiederebbe di affrontare questioni complesse, dalla movimentazione degli archivi alla sicurezza, dai sistemi informatici all’organizzazione degli uffici.

Proprio per questo il Pd chiede al Governo, al Ministero competente, al Demanio e al Comune di chiarire immediatamente lo stato della trattativa per l’acquisto dell’edificio, le ragioni per cui non sia stata conclusa dopo gli annunci dello scorso anno e il piano operativo previsto nel caso in cui il rilascio diventi inevitabile.

La priorità, per l’amministrazione comunale, resta invece arrivare a un accordo che permetta di mantenere il Tribunale nella sua sede storica. Due posizioni diverse nella valutazione delle responsabilità, ma convergenti sulla necessità di evitare che la vicenda si traduca in un trasferimento degli uffici giudiziari e in conseguenze per i servizi destinati ai cittadini del Piceno.

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