«Pistarelli non è uno dei trecento dipendenti della struttura né un dipendente pubblico infedele qualsiasi. È il braccio destro del presidente Acquaroli, scelto con un rapporto fiduciario. Non è un mariolo qualunque».

 

A dirlo è la capogruppo del Pd Valeria Mancinelli, a nome dell’opposizione. L’unica consigliera della minoranza rimasta all’interno del centro polifunzionale “Cesare Lami Angelucci” di Muccia, che ospita la seduta consiliare regionale straordinaria a dieci anni dal terremoto.

Mancinelli durante il Consiglio

 

Mancinelli ha preso la parola a nome di tutta l’opposizione: Pd, M5S, Avs, Lista Ricci e Progetto Marche Vive, e ha subito chiuso la partita con Castelli: «In cinque anni ho imparato a non cadere nelle provocazioni. Di quelle del senatore Castelli avremo modo di parlare in un’altra sede. Io qui parlo di quello per cui siamo qui».

 

Quello per cui l’opposizione era venuta a Muccia, però, non era all’ordine del giorno. Il Consiglio aperto era stato convocato per i dieci anni dal sisma del 2016, prima che esplodesse la maxi inchiesta della Dda di Ancona e della Guardia di finanza che vede, tra gli otto arresti, l’ex capo di gabinetto del governatore Fabio Pistarelli, accusato di corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere, e il costruttore Enrico Crucianelli, titolare della Rest Edile.

 

Martedì pomeriggio, nella conferenza dei capigruppo, la maggioranza aveva respinto la richiesta di aprire la seduta con le comunicazioni di Acquaroli. Il capogruppo di Fdi Andrea Putzu aveva tagliato corto: il Consiglio «non è un tribunale». Il programma è rimasto quello originario, con un intervento per gruppo e le conclusioni affidate al presidente, senza repliche.

 

«Trovo francamente surreale l’andamento di questo Consiglio – ha attaccato Mancinelli –. Non è l’opposizione a inventarsi qualcosa di grande. Sono i sindaci di questo territorio a parlare di uno tsunami, sono le associazioni di categoria a dirsi preoccupatissime».

 

Per la capogruppo dem l’inchiesta ha fatto emergere due fenomeni «entrambi gravissimi. Da un lato l’infiltrazione sistematica e strutturata della criminalità organizzata, clan dei Casalesi e di Taurianova, nei cantieri della ricostruzione, con la ritenuta complicità del pezzo più importante dell’imprenditoria di questo territorio, il presidente dei costruttori. Dall’altro un comitato d’affari illecito annidato nel cuore del potere istituzionale e politico». E ha marcato la differenza: «Pistarelli non è uno dei trecento dipendenti della struttura né un dipendente pubblico infedele qualsiasi. È il braccio destro del presidente, scelto con un rapporto fiduciario. Non è un mariolo qualunque».

 

Mancinelli ha precisato più volte che il piano penale spetta alla Procura e ai giudici. «Nessuno vuole trasformare quest’aula in un tribunale. Ma sui comportamenti politico-amministrativi dei vertici istituzionali bisogna fare chiarezza».

 

Il cuore del suo intervento è stato l’anno 2025. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, in quell’anno Pistarelli avrebbe esercitato «indebite ingerenze su procedimenti amministrativi, come l’accreditamento della Rsa di Rapagnano». Lo avrebbe fatto con riunioni tra marzo e luglio «in Regione, non in uno scantinato, alla presenza di dirigenti apicali e di uno degli imprenditori del presunto comitato d’affari. A quelle ingerenze – ha ricordato la Mancinelli – si oppose il dirigente Becchetti, presente in sala. Mentre succedeva tutto questo nel palazzo della Regione, lei presidente non sapeva niente? Nessuno di quei dirigenti le ha fatto presente nulla? È del tutto incredibile o inverosimile».

 

I dubbi, secondo la capogruppo dem, sono cresciuti dopo le parole dello stesso Acquaroli. Il presidente ha raccontato di aver prorogato l’incarico a Pistarelli per soli tre mesi dopo le elezioni e di averlo poi allontanato perché gli erano giunte «voci». Quelle voci, a suo dire, erano state trasmesse agli organi di vigilanza e non avevano trovato riscontro. «Cosa ha saputo in quel mese e mezzo, se di tutto quello che era successo prima non sapeva niente? A cosa si riferivano quelle voci? Chi gliele aveva comunicate, e quando? Non è una curiosità malsana dell’opposizione. Sono dubbi nati dai fatti e dalle sue stesse dichiarazioni». Sono le stesse domande che le minoranze avevano messo nero su bianco nel documento “Acquaroli rispondi”: dieci quesiti a cui, hanno avvertito, ne seguiranno altri.

 

Poi Mancinelli si è rivolta al sindaco di Muccia, Stefano Antonelli. «Se tu avessi convocato un Consiglio comunale per l’anniversario del terremoto e tre giorni prima fosse uscita la notizia che nel tuo Comune erano entrati i Casalesi e il tuo collaboratore più stretto era a capo di un comitato d’affari, avresti fatto il Consiglio come se niente fosse? Non ci credo. Ci avresti messo la faccia, non per una responsabilità penale, ma perché i vertici di una comunità, quando accadono fatti di questo tipo, non fuggono. Dobbiamo invece registrare che il presidente Acquaroli, credo anche consigliato dalla sua maggioranza, ha deciso di fuggire».

 

Nel finale, l’affondo sull’ex convento delle Monachette di Macerata. Secondo l’accusa, l’Erdis, ente strumentale della Regione per il diritto allo studio, ha acquistato l’immobile da un privato poi risultato parte del presunto comitato d’affari illecito. Il prezzo sarebbe stato di un milione in più rispetto a quanto chiedeva lo stesso venditore. Le autorizzazioni per il contributo della ricostruzione sarebbero poi arrivate in tempi rapidissimi, e l’appalto sarebbe stato pilotato. «Su queste vicende amministrative Giunta e presidente dovranno dare risposte – ha concluso Mancinelli -. Torneremo in Consiglio regionale e torneremo pubblicamente. Ancora una volta abbiamo assistito a una parata».

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