Un momento della conferenza di Mancuso per lo Iom al Filarmonici

 

Trent’anni di Iom. Volontariato attivo che è valore aggiunto per la comunità. Un anniversario a cifra tonda che non vuole essere narciso autoincensamento, ma celebrazione, per usare le parole del teologo e filosofo Vito Mancuso, della «…essenza di noi umani in quanto capaci di cura…».

 

Vito Mancuso

Il sessantatreenne intellettuale brianzolo è stato autore di un intenso monologo sulla nostra dimensione umana da salvaguardare nel gremito Teatro Filarmonici di Ascoli. Impegnativo, come vedremo, il tema: la nostra capacità di rimanere umani, di scoprire chi siamo, e l’essenza della nostra vita. La relazione come logica dell’essere. La sensibilità rispetto alla sofferenza degli altri, e l’impegno nel fare qualcosa per alleviarla. Il volontariato che rende il Bene circolare: quello che di bene facciamo agli altri in realtà lo facciamo a noi stessi.

Larga la partecipazione giovanile grazie alla presenza degli studenti del Liceo Scientifico “Orsini” e dell’Istituto “Mazzocchi”, guidati dai rispettivi dirigenti scolastici, Cinzia Pettinelli e Nazario D’Amato.

 

Delle benemerite attività dello Iom di questo ultimo trentennio si sa quasi tutto, spesso anche per esperienza diretta. Accompagnamento e supporto ai malati oncologici e alle loro famiglie. Per non farli sentire soli di fronte alla malattia. Assistenza domiciliare gratuita in tutta la provincia picena. Trasporti sanitari, offerta di attrezzature mediche, presìdi, carrozzine e letti ospedalieri. Equipe formata da professionisti: medici, fisioterapisti, case manager, operatori sociosanitari, psiconcologi, nutrizionisti, e persino estetisti oncologici. Parrucchiere e barbieri volontari per non far mancare, questo fin dagli inizi dell’attività dello Iom, quelle piccole coccole a cui, soprattutto le donne, non devono mai rinunciare.

Vito Mancuso con l’Assessore Donatella Ferretti

L’assessore alla pubblica istruzione Donatella Ferretti conduce, oltre a portare il saluto dell’Amministrazione comunale. È per Ludovica Teodori, presidente, anima e fondatrice, insieme a Loredana Morrone, dello Iom, tre decenni fa, l’applauso più caldo. Lei è un’autentica istituzione del volontariato piceno. L’emozione, la sua, nel parlare in pubblico, di ogni volta come se fosse, ogni volta, la prima volta. Donna di poche parole e di tanti fatti. «Lo Iom – ricorda – nacque dopo aver vissuto in prima persona un tumore in famiglia. Per aiutare gli altri, nella stessa situazione, a superare lo smarrimento, le difficoltà, il sentirsi soli di fronte alle sofferenze causate dal male».

 

Ludovica Teodori, a destra, con la dottoressa Giorgi

Lo Iom cerca sempre di intercettare i bisogni della comunità. Un ruolo il suo, dunque, in continua evoluzione, ma con una unica, invariabile e irrinunciabile costante. Esserci. Aiutare chi ha bisogno. Il volontariato inteso e proposto ai giovani studenti venuti al Filarmonici per festeggiare il trentennale come «la migliore opportunità di partecipazione civile, di crescita personale, e, anche, scoperta di professioni di assistenza alla persona molto richieste nel mondo lavorativo contemporaneo».

Elenca, con orgoglio, le attività collaterali dello Iom. Le opere di sensibilizzazione e prevenzione, le campagne di screening e buone pratiche di corretta alimentazione e stile di vita, il sostegno alle donne sotto il profilo psico-emotivo-relazionale, durante e dopo la malattia oncologica, anche con innovativi laboratori riabilitativi di yoga e teatro scrittura.

 

L’intervento della dottoressa Giorgi

La dottoressa Francesca Chiara Giorgi è la direttrice di Oncologia della Ast picena. Lei «fresca di laurea, inesperta, molto piena di teoria, ma di molto poca di pratica» ha iniziato a lavorare in ospedale quando anche lo Iom muoveva i suoi primi passi. «Noi in reparto – spiega – ci focalizziamo sulla parte tecnica: tac, risonanze, pet, mentre lo Iom sta dall’altra parte, al fianco dei malati e dei loro famigliari. È stato determinante nello sviluppo del breast unit, un team multidisciplinare coordinato di specialisti dei tumori della mammella. Organizza tutto il funzionamento del progetto sgravando sia noi che i pazienti delle incombenze di programmare visite, esami ed incontri. Fantastiche le ragazze della sua segreteria con Alessia Cicconetti, Roberta e Chiara. Non solo. Lo Iom si è dotato anche di un proprio psiconcologo. Una figura professionale che nella Ast ascolana mancava fra i 23 psicologi in organico. Un professionista che, purtroppo, non deve comunicare solo avvenute guarigioni, ma anche sospensioni o integrazioni delle terapie. E poi c’è la presenza costante dello Iom in reparto, sia di Ascoli che di San Benedetto, con un proprio front-office a disposizione dei malati e dei loro famigliari per ogni necessità. Anche smorzare le tensioni delle attese serve, quando ogni più piccolo gesto diventa importante».

 

Prima del clou con il protagonista dell’evento, interviene anche Remo Appignanesi, direttore socio-sanitario dell’Ast picena: «Noi sanitari ci sentiamo privilegiati – dice – perché siamo anche pagati per fare del bene agli altri. Abbiamo però bisogno di figure, come i volontari dello Iom, che aiutino il paziente durante il suo intero percorso vissuto da malato. Perché ogni patologia, come ogni paziente, è differente l’uno dall’altro».

 

Il contributo della dottoressa Berardi

La dottoressa Rossana Berardi, docente di Oncologia alla Politecnica delle Marche, presidente della associazione italiana oncologica medica, illustra invece le tantissime iniziative della rete regionale Marcangola, che raccoglie una quarantina di associazioni di volontariato operative in campo oncologico.

 

Poi la scena è tutta per Vito Mancuso. «Lo Iom nasce per alleviare la sofferenza – attacca – una realtà che ci avvolge tutti, in questo tempo che viviamo, così disordinato e confuso, dove è in gioco, soprattutto, la nostra identità. Non è detto che noi rimarremo, in futuro, ancora umani. Restiamo tali solo fino a quando sentiamo la sofferenza degli altri come fosse la nostra. Una solidarietà preistorica, manifestata e scientificamente accertata dal ritrovamento di un reperto risalente a qualche milione di anni fa. Un femore fratturato e ricomposto dal primo homo sapiens ad un suo simile. Un ferito non abbandonato dal branco al suo destino, ma soccorso, aiutato. Siamo diventati umani quando abbiamo iniziato a prenderci cura degli altri. Intelligenza e cuore. Abilità tecnica nell’operazione, e slancio, che nasce guardando negli occhi dell’altro il suo bisogno di aiuto».

Uno slancio che nobilita. «Il valore di ogni essere umano nasce quando inizia a rivolgere lo sguardo fuori da sé – continua Mancuso – quando il centro del mondo non sei più tu con i tuoi capricci. Quando esci dall’ignoranza tolemaica, di chi si crede al centro del mondo, e abbraccia l’intelligenza della scienza copernicana. Quella che ti fa cercare una stella intorno alla quale sia tu a poter ruotare, che ti fa trovare la logica e il senso della vita. Fare bene il Bene».

Pratica desueta, questa, al giorno d’oggi, ma che ha radici profonde nel passato. «Andiamo fieri del nostro sapere, anche se spesso è solo sapere di non sapere – continua sempre Vito Mancuso – abbiamo guadagnato in conoscenza tecnica, e perso in quella sapienziale ed umanistica. In tutte le culture e civiltà di ogni tempo “Bonum agere, malum vitare” come scrivevano i latini, l’essere giusti, onesti, leali, è stata una linea morale di condotta generale. La fondazione dell’etica, che prescindeva dal credo religioso, dalla destra o dalla sinistra, poggiava sul dovere innato di fare il Bene. Concetto questo completamente ribaltato dalle ideologie dei grandi regimi totalitari del Novecento, rossi e neri, ispirati dalle dottrine del loro filosofo preferito: Friedrich Wilhelm Nietzsche. Imporre la propria volontà. Volontà di potenza.”Der wille zur macht” la chiamavano in Germania. Che poi diventa sempre, puntualmente, volontà di prepotenza».

Un enunciato tornato, negli ultimi anni, cultura dominate di sinistra e desolante attualità. Cita le parole di Hannah Arendt, scritte nel 1954 ma quanto mai attuali. Evoca le brame di tutti i regimi totalitari. Dominare non solo le esistenze, ma anche i pensieri di ciascuno, che devono essere sempre uguali, conformi, a quelli del Potere. E che vogliono cambiarti persino l’anima. Pregiudicandoti il raccoglimento, il farti rimanere solo con il tuo pensiero, impedendo di connetterti, di farti dialogare con te stesso, e di avere relazioni vere.

«Il bene più grande che possiamo fare a noi stessi – afferma sempre Mancuso – è curare la nostra interiorità, il nostro pensiero, la nostra capacità di critica, di attenzione, di lettura, di approfondimento, di intelligenza, che, sposata con la bontà, decreta la completezza dell’animo umano. Una caratteristica del nostro genere che potrebbe scomparire. Stanno già impiantando delle cellule staminali umane in un robot per creare umanoidi, macchine e uomini nel contempo. Stiamo entrando nel transumanesimo.

Alcuni padri della Artificial Intelligence, si sono già dimessi dai loro incarichi, spaventati dai suoi inevitabili e inquietanti sviluppi futuri. Un progetto di ricerca che ha un unico criterio guida: il profitto. La ricerca richiede denaro, e si investe solo in prodotti che possano fruttarne molto di più. Nessuna casa farmaceutica investe nella ricerca di farmaci per la cura delle malattie rare solo perché non è redditizia. Quella medicina la comprerebbero in pochi, e se una malattia rara poi colpisse proprio te, peggio per te. La logica del profitto, oggi, vale in ogni campo. Persino il diritto internazionale, ormai, purtroppo, esiste solo sulla carta. Degli ideali della Rivoluzione francese che fecero nascere la modernità, “Libertè, Egalitè Fraternitè” che cosa è rimasto?»

 

Il quadro della società contemporanea è cupo, ma Mancuso, incoraggia, comunque, i tanti giovani intervenuti alla festa dello Iom. «Chi fa volontariato oggi – chiude il teologo laico – viene guardato con sufficienza, spesso irriso, dipinto come un illuso buonista. C’è ammirazione, invece, per il bullo, il forte, il cattivo, il malvagio che non deve chiedere mai, che ha tutti ai suoi piedi. Si adora la forza come strumento di prepotenza e prevaricazione. Non dimentichiamo, mai, invece, che sulle relazioni armoniose si basano i funzionamenti fisico-chimici delle particelle sub-atomiche, molecole e cellule negli apparati dei nostri corpi.

Il Bene non è un’azione, ma una logica che alloca nell’Universo, e che è alla base della vita.

Con o senza Dio, o, come sostiene Baruch Spinoza, con la Natura essa stessa divinità. Quella vita tradita, oggi, dalla stupidità che imperversa, che ne distrugge la logica semplice dell’armonia relazionale. Non esiste nessun fenomeno fisico che non sia risultato di una aggregazione, di una relazione. Dobbiamo fare il bene perché noi veniamo dal bene. E farlo bene, come raccomanda Denis Diderot, uno degli intellettuali di spicco dell’Illuminismo, sul tema di questo incontro. Più armonia c’è, dentro e fuori di te, e più tu sei tu. Anche la salute fisica in fondo di cosa è fatta, se non di equilibrio ed armonia».

 

Il rischio di tornare a ritrovarci in un mondo dominato dai bassi interessi di regimi totalitari di ogni colore, volti alla distruzione di ogni diritto e forma di umanità, è concreto, e va combattuto. Con il loro governo di umanoidi, spietatamente efficienti e produttivi, ma senza empatia. Né alcuna predisposizione per inginocchiarsi a ricomporre il femore rotto di un proprio simile sofferente.

 

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