Francesco Ceci

 

La prima dote, fra tante, di Francesco Ceci è la tenacia. Non molla mai. Delusioni, infortuni e torti patiti nell’arco della sua lunga e brillante carriera di pistard non lo hanno mai fiaccato. Anzi. Polemiche, sfoghi e sconforto non gli appartengono. A ogni contrarietà ha reagito sempre con determinazione ancora maggiore, in silenzio, ripartendo ogni volta e tornando, ogni volta, più forte di prima. Anche stavolta non si smentisce.

«Il Mondiale paralimpico in Olanda è andato male per i risultati – commenta pacato il campione ascolano – ma abbiamo comunque dimostrato di essere vicinissimi ai migliori. Secondo me ci possiamo collocare attualmente intorno alla quinta posizione e, continuando a lavorare bene come abbiamo fatto negli anni scorsi, possiamo solo migliorare».

Dopo il podio nel chilometro (battuti dagli australiani solo dopo la bella per l’oro) e il quarto posto nella velocità nella scorsa edizione, il tandem azzurro è rimasto quest’anno fuori dalle finali solo per pochi centesimi di secondo.

«Ad Apeldoorn la concorrenza era numerosa e molto competitiva – commenta Francesco Ceci – a noi è mancata, forse, un po’ di qualità. Ci sono annate in cui si arriva a questi appuntamenti più preparati e anni in cui lo si è meno. Nella gara di qualifica, se devo essere sincero, c’è stato anche un errore nella guida da parte mia. Può succedere. Ma le due finali ci sono sfuggite entrambe, alla fine, per mezzo decimo di secondo. Alla gara del team sprint misto quest’anno, poi, l’Italia non ha partecipato, ma credo che io e Stefano saremmo riusciti a entrare sicuramente in zona medaglie».

 

L’ultimo podio tricolore di Francesco Ceci e Stefano Meroni pistards paralimpici

Pronti a ripartire, dunque, Francesco e Stefano sul loro tandem azzurro della nazionale paralimpica.

«Se ci sarà data la possibilità – continua Ceci – nei prossimi anni continueremo a dare il massimo per confermare le medaglie e i risultati ottenuti fino a oggi e a puntare, magari, anche a un’eventuale qualificazione alle prossime Paralimpiadi di Usa 2028».

 

Sperando che la Federazione ciclistica nazionale, stavolta, dia l’opportunità anche ai pistard puri di togliersi questa grande soddisfazione.

 

«Il ciclismo su strada – spiega sempre Francesco Ceci – è storicamente preferito a quello su pista dalla nostra federazione. È risaputo. Per noi specialisti della pista è più difficile essere selezionati. Lo sappiamo fin dall’inizio. Sono scelte tecniche che vanno sempre rispettate. Noi possiamo puntare solo sulla gara di velocità, mentre chi pratica la doppia attività può puntare sia all’inseguimento su pista sia alla cronometro su strada».

 

Il non poter disporre, dal 2021, di un velodromo per allenarsi con regolarità rappresenta poi un handicap in più per il pluricampione ascolano.

«Il nostro vecchio velodromo “Don Mauro Bartolini” di Monticelli era l’unico marchigiano e dell’intero Centro Italia. I più vicini, quelli di Avezzano e Forano, sono lontanissimi da raggiungere. Ma, al di là della preparazione per la mia attività agonistica, dispiace anche per il fatto che l’indisponibilità così prolungata di un impianto rischia di far scomparire un intero movimento di grande tradizione».

 

Per ovviare, Francesco si allena su strada, con tutto quello che ne consegue. Una modalità molto penalizzante e oltremodo rischiosa.

«Considera che per avvicinarci alle velocità della pista – racconta sempre Francesco Ceci – raggiungiamo abitualmente i 60-70 chilometri l’ora. La morfologia del nostro territorio ci riserva lunghi tratti in piano solo lungo l’asse attrezzato della zona industriale o la provinciale Bonifica. Strade che sono trafficatissime e, soprattutto nelle ore di punta, anche di una certa pericolosità».

 

Pedalare con le bici sui rulli in palestra rappresenta l’unica alternativa utile, in mancanza, come detto, di un impianto dedicato.

I lavori di realizzazione del faraonico progetto del Comune in località Campolungo hanno conosciuto lunghe pause in questi ultimi anni. L’allargamento del campo di calcio di Monticelli, a spese del vecchio anello circostante, ha avuto la precedenza e generato, da solo, un paio d’anni di imprevista attesa prima dell’avvio dei lavori di costruzione del nuovo velodromo a Campolungo. Quindi, i lunghi stop causati dai ritrovamenti, durante gli scavi, di reperti di (presunto) valore archeologico hanno dilatato ulteriormente i tempi. Le previsioni di spesa, risalenti al 2016, intanto, sono state ampiamente superate.

 

«I lavori sono attualmente fermi per mancanza di fondi – ci dice sempre Ceci – ci hanno detto che dovrebbero riprendere a primavera, nella speranza di reperire, nel frattempo, altre risorse finanziarie fra le pieghe del bilancio comunale».

Il peccato più grosso è che tutti i soldi siano stati spesi, finora, per la realizzazione di un bel parcheggio e del relativo impianto di illuminazione. Opere anch’esse previste in progetto, ma perfettamente inutili perché a servizio di una pista che non c’è. Proprio quella pista, unico obiettivo assolutamente prioritario dell’intero progetto, è rimasta, almeno fino a oggi, sulla carta. Le curve inclinate di 42 gradi e i rettilinei dell’anello in liscio cemento sono rimasti appena abbozzati con la terra riportata.

 

E l’Asd Team Ceci ne ha un disperato bisogno per non far morire, oltre ai sogni olimpici di Francesco, anche una società ciclistica fra le più gloriose e blasonate d’Italia. In attesa di tempi migliori e di poter ripartire con una scuola di ciclismo, che non può prescindere dalla disponibilità di un impianto, il Team Ceci comprende solo atleti senior.

Il cuneese Dario Zampieri, l’abruzzese Cristian Berardi e il bergamasco Luca Mangiarotti, rispettivamente terzo e sesti nelle proprie categorie all’ultimo Mondiale “Master” di Londra, si allenano per proprio conto nelle loro città.

 

Tornando al presente e ai futuri impegni del tandem azzurro, Francesco Ceci è quanto mai determinato: «Bisogna lavorare insieme a tutto il movimento, che deve essere unito verso un obiettivo comune. Noi mettiamo il nostro impegno. Se loro ci credono, noi ci crediamo».

 

Si punta tutto sul prossimo Mondiale 2027, prima prova di qualificazione olimpica, in programma ad agosto a Parigi. La seconda e ultima prova dovrebbe disputarsi invece a marzo 2028, con i Campionati del mondo di ciclismo su pista che si terranno ad Asunción, in Paraguay. Nella capitale francese, in due settimane, si disputeranno tutte le prove, su pista e su strada, sia per i normodotati sia per gli atleti paralimpici. Una kermesse planetaria del pedale che, come quattro anni fa a Glasgow, dove ebbe inizio la grande avventura per il tandem azzurro di Francesco Ceci e Stefano Meroni, avrà un grosso risalto mediatico.

 

Un viatico sulla strada di un sogno a cinque cerchi che, almeno per Francesco Ceci, non è mai diventato un’ossessione. Un traguardo comunque stregato per lui, che svanisce ogni volta che ci si avvicina. E Los Angeles 2028 potrebbe essere davvero la sua ultima occasione. Ma il plurititolato pistard ascolano non si lascia certo stressare da questa sorta di maledizione che aleggia su una carriera comunque strepitosa.

«Qualche bella soddisfazione io e Stefano ce la siamo già tolta. L’Olimpiade non è certo un mio pensiero fisso. Poteva esserlo dieci anni fa. Non oggi. Se va, va. Sennò va bene uguale…».

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