«Ben 51 indagati, 17 società coinvolte, 57 milioni di euro sequestrati, otto misure cautelari, tra cui quella a carico dell’ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli. E l’ipotesi che la criminalità organizzata si sia infiltrata in modo sistematico nella ricostruzione post sisma, il più grande cantiere d’Europa. Di fronte a un quadro così grave la destra, dalla presidente Meloni alla presidente dell’Antimafia Colosimo, tace. Noi non accettiamo silenzi e mezze verità».

Augusto Curti e Irene Manzi

 

Così Irene Manzi e Augusto Curti, deputati marchigiana del Partito democratico, nel corso della discussione dell’interpellanza urgente del Pd alla Camera, a prima firma della capogruppo Chiara Braga, sull’inchiesta “Ricostruzione”.

 

«La magistratura farà il suo corso, ma chi governa deve rispondere – continuano . L’articolo 30 del decreto-legge 189 del 2016 sottopone alla disciplina antimafia anche la ricostruzione privata sostenuta da contributi pubblici. Impone inoltre di registrare contratti e subappalti nell’Anagrafe antimafia degli esecutori. Allora cosa è mancato? Com’è possibile che nessuno, a partire dal Commissario straordinario, si sia accorto che un’impresa con 780 cantieri privati- di cui 400 ancora attivi- cambiasse più volte i subappaltatori a causa della successiva esclusione delle ditte affidatarie dalla white list? ActionAid e il rapporto Sisma 10, promosso dalla Cgil, avevano denunciato la scarsa trasparenza ed accessibilità dei dati prima che esplodesse lo scandalo. Perché nessuno è intervenuto?»

 

«Il Governo, in Aula, ha impiegato quasi dieci minuti per illustrare un’imponente successione di norme, ordinanze, strumenti di monitoraggio e protocolli commissariali che avrebbero dovuto costituire un presidio formidabile contro le infiltrazioni criminali – proseguono i dem -. Eppure, mentre questo articolato apparato di prevenzione era formalmente operativo, un’unica impresa, con poco più di duecento dipendenti, arrivava ad acquisire l’enorme mole di cantieri a cui abbiamo fatto riferimento. È per questo che il Commissario non può limitarsi a dettare risposte burocratiche o fornire giustificazioni evasive ma, prestando fede al suo mandato, deve spiegare perchè si sia aperta una tragica falla nel sistema di prevenzione».

 

«Queste risposte non si devono all’opposizione – è la conclusione -. Si devono alle famiglie che temono di non veder finita la ricostruzione delle proprie case e ai circa mille lavoratori dei cantieri, alcuni dei quali oggi non ricevono lo stipendio. Bisogna garantire la continuità dei lavori senza allentare i controlli su appalti e subappalti e accogliere le richieste emerse nel tavolo tra il Prefetto di Macerata e le forze sindacali dello scorso 2 novembre . La Commissione antimafia deve farsi carico della vicenda e la presidente Meloni deve pronunciare una parola netta di condanna. Quella delle Marche è una grande questione nazionale».

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