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Migranti, accoglienza, cittadini
Cosa ci insegna la vicenda Spinetoli

INTEGRAZIONE - Dopo il corteo di domenica sera, ci si interroga sul tema di grande attualità
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di Pietro Frenquellucci

Un po’ tutti parlano del problema dei migranti e della loro accoglienza. C’è chi è mosso da pietà quando li incontra, chi li osserva con disagio, chi si chiede dove andranno a finire, chi è convinto che siano un pericolo e chi invece un’opportunità. Poi c’è chi si pone la questione del costo sociale dell’accoglienza, della sua gestione, delle prospettive future in un Paese dove troppo spesso si improvvisa, si prendono decisioni e poi si fa marcia indietro. Ma quanti sono coloro che, realmente, riescono ad avere l’esatta percezione del problema e della sua gigantesca portata?

Se si escludono gli addetti ai lavori, qualche amministratore pubblico interessato e aggiornato, qualche cittadino particolarmente attento, nella giungla di quel tema scottante e delicatissimo che è l’accoglienza sono veramente pochi coloro che sono in grado di muoversi in modo adeguato.

Basta pensare a quello che appare come un vero e proprio nuovo vocabolario con cui quotidianamente i cittadini sono costretti  a fare i conti. Partiamo dalle sigle: Cas, Sprar e Cara, tanto per dirne tre.  La prima, naturalmente, non ha nulla a che vedere con i vecchi e ben più noti Centri di avviamento allo sport ma è l’acronimo di Centri accoglienza straordinaria (gestiti direttamente dalle Prefetture e da organizzazioni di tipo privatistico senza il diretto coinvolgimento delle amministrazioni locali); la seconda, gli Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) si riferisce all’opportunità data agli enti locali aderenti di predisporre progetti di accoglienza finanziati dallo Stato con l’obiettivo di favorire l’inserimento socioeconomico dei migranti. Per i Comuni che aderiscono è anche prevista l’esclusione da altre forme di accoglienza. I Cara, invece, sono i Centri di accoglienza per richiedenti asilo; poi ci sono anche i Cie, i Centri di identificazione ed espulsione. E già a questo punto ce ne sarebbe abbastanza per alzare bandiera bianca. Ma non si può. Già perché all’interno di quella che potremmo definire come “categoria generale dei migranti”, vanno fatte numerose distinzioni. E non certo di poco conto. Si parla allora di immigrati, migranti, clandestini (per alcuni il termine è però errato alla radice e anche non politically correct), rifugiati, richiedenti asilo, migranti economici e via dicendo. Se poi a questo aggiungiamo anche la distinzione per provenienza geografica, in un Paese come il nostro in cui la geografia è stata praticamente abbandonata, allora ne sentiremo davvero delle belle.

La manifestazione di Spinetoli

Bisognerebbe girare per la città con un vademecum esplicativo così da riuscire a capire di volta in volta con chi si ha a che fare. Il fatto è però che a guardarli in faccia, quei ragazzotti con tanto di cappellino, tute, telefonini e cuffiette per i più sono tutti uguali. Sono quelli che in città stazionano alle fermate degli autobus o seduti sulle fontane del Pilotti a Porta Maggiore. O che di tanto in tanto, ma attenzione a non generalizzare, vengono anche coinvolti in episodi di cronaca nera.

Poi c’è la galassia delle Ong (altra sigla) che sta per Organizzazioni non governative – alcune delle quali entrate in contrasto con lo Stato italiano per le modalità di gestione dei soccorsi in mare – che hanno dislocato nel canale del Mediterraneo fior di navi i cui costi di funzionamento non sono certo coperti dalla Divina Provvidenza. Altre Ong, invece, si occupano del sistema dell’accoglienza a terra dei migranti.

Tralasciamo poi tutto il mondo delle associazioni di volontariato che collaborano a queste attività, un numero di soggetti davvero incalcolabile. A questo punto chiunque avrebbe il diritto di alzare le mani e arrendersi. Ma ancora una volta non si può perché c’è ancora da scoprire tutto il procedimento relativo alla richiesta di asilo con i vari soggetti coinvolti: le Questure, le Commissioni territoriali che valutano le domande, i Tribunali a cui il richiedente asilo può rivolgersi nel caso in cui la sua istanza sia stata respinta e via di questo passo.

In questo contesto, poi, c’è tutto il mondo delle forze dell’ordine che si trovano di volta in volta nel ruolo di soccorritori e soggetti incaricati di garantire la legalità: così vediamo coinvolti i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza, la Polizia municipale, la Guardia costiera, l’Esercito e sicuramente dimentichiamo anche qualcuno.

Il colpo finale, anche se si tratta di questioni che – sia assolutamente chiaro – nulla hanno a che vedere con il fenomeno migratorio, lo potrebbe dare il dibattito politico acceso da tempo sullo Ius soli e lo Ius culturae.

Alla fine di questa ingarbugliatissima matassa c’è un protagonista silenzioso che vive l’intero fenomeno sulla sua pelle – e sul suo portafoglio –  e che conta praticamente zero: il cittadino. In questa bolgia di soggetti più o meno competenti e responsabili, in cui tutti hanno un ruolo o, in qualche modo,  voce in capitolo (Chiesa compresa), l’unico a cui tutti chiedono uno sforzo di comprensione, nel bene e nel male, è quello che non conta nulla: il cittadino, appunto. Il segnale che viene dalla civile e accogliente Spinetoli, guidata da un sindaco giovane, sensibile e aperto, però, è il chiaro sintomo di un disagio diffuso e sempre crescente.  E’ quanto mai urgente che le cose cambino. E in fretta.


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