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L’ex Scarafoni: «Auguro all’Ascoli
di ripetere a Brescia la nostra
vittoria salvezza di 30 anni fa»

SERIE B - L’attaccante: «Segnai il gol decisivo a 3 minuti dalla fine e vincemmo 1-2, poi l’ultimo punto in casa col Napoli di Maradona. La nuova società ha commesso molti errori e il presidente Bellini mi ha trattato male»
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Lorenzo Scarafoni, 52 anni da pochi giorni, oggi allena il Ripatransone nei dilettanti

di Bruno Ferretti

«Era la penultima partita del campionato 1986-1987 e ci servivano punti per salvarci. La domenica prima avevamo battuto l’Inter 1-0 con gol di Barbuti. A Brescia era uno spareggio. Mancavano pochissimi minuti alla fine e il risultato era in parità: uno a uno. Non ricordo chi tirò, forse Iachini, forse Agostini, fatto è che mi arrivò la palla, calciai in diagonale e feci gol. Il portiere del Brescia era Aliboni. Vincemmo in rimonta 1-2. Ci mancava solo un punto per la matematica salvezza e lo conquistammo la domenica successiva pareggiando in casa l’ultima partita con il Napoli (1-1, reti di Carnevale e Barbuti, ndr).

Al “San Paolo” contrastato da Bagni e Ferrario in Napoli-Ascoli 3-0 dell’11 gennaio 1987

In campo c’era pure Maradona. Il Napoli vinse lo scudetto e l’Ascoli si salvò. Retrocessero in B Udinese, Atalanta e Brescia». E’ il ricordo di Lorenzo Scarafoni, 52 anni lo scorso 4 dicembre, ex attaccante dell’Ascoli con cui ha collezionato 55 partite in A e 18 in B per un totale di 9 gol.

Cresciuto nel settore giovanile bianconero, Lorenzo esordì in serie A in Roma-Ascoli 2-1 del 9 maggio 1982, a 16 anni e mezzo, entrando nei minuti finali al posto di Carotti. E’ tra i calciatori italiani di tutti i tempi ad aver esordito così giovane in un campionato professionistico.

Il gol decisivo a Brescia il 10 maggio 1987

Tornando al “Rigamonti” quella domenica (10 maggio 1987) c’erano quasi trentamila tifosi e molti bresciani a fine partita piansero. Le bottiglie di champagne che qualcuno aveva messo in fresco, convinto di festeggiare la salvezza…. rimasero nel frigorifero. «Noi festeggiamo negli spogliatoi e durante tutto il viaggio di ritorno in pullman – prosegue Scarafoni – quando ci fermammo al Molino Rosso di Imola per la cena mettemmo sotto sopra il ristorante». Il Brescia aveva chiuso in vantaggio il primo tempo 1-0, gol di Gritti, l’Ascoli aveva pareggiato a metà ripresa con un tiro di Iachini deviato da Bonometti. Poi, a tre minuti alla fine, il colpo vincente dell’ascolano Scarafoni. Questa la formazione schierata da Ilario Castagner al “Rigamonti” quel 10 maggio 1987 con il modulo 3-5-2: Pazzagli; Destro, Perrone, Benedetti; Dell’Oglio (13’st Agostini), Carillo, Marchetti, Iachini, Pusceddu; Vincenzi (35’st Giovanelli), Scarafoni. In panchina: Corti, Trifunovic e Barbuti.

Scarafoni: 74 presenze e 9 gol in bianconero

Questa impresa può essere considerata benaugurante per l’Ascoli di Cosmi che giovedì giocherà a Brescia l’ultima di andata per mantenere viva la speranza salvezza del Picchio. «Auguro alla squadra e ai tifosi dell’Ascoli di ripetere quella nostra vittoria – dice Lorenzo – Io faccio il tifo per Cosmi, allenatore esperto, e spero che riesca a raggiungere la salvezza ma non può fare miracoli. Non mi esprimo su cose che non conosco ma se l’Ascoli è ultimo e ci sono turbolenze da parte dei tifosi vuol dire che qualcosa è stato sbagliato. Credo che questa giovane società abbia commesso gravi errori la scorsa estate in fase di costruzione e adesso, con l’acqua alla gola, deve spendere i soldi che avrebbe dovuto spendere prima. Con tutto il rispetto per Maresca è stato anche azzardata la scelta dell’allenatore: in una piazza come Ascoli, dove c’è tanta pressione, non si può portare uno che non ha allenato mai».

Lorenzo nel 1983-1984: primo a sinistra nella fila centrale accanto a mister Carlo Mazzone

«Personalmente sono stato trattato molto male da Bellini e da qualche suo collaboratore e non sono andato più a vedere le partite – aggiunge Scarafoni con amarezza – l’Ascoli si è ritrovato in B grazie alla penalizzazione del Teramo per illecito sportivo. Invito i tifosi bianconeri a dare una mano a Cosmi e ai ragazzi che vanno in campo e danno tutto quello che possono. Loro non hanno responsabilità. I presidenti che sono arrivati dopo Rozzi hanno fatto di tutto per far diventare ancora più grande il ricordo di Costantino» conclude Scarafoni. Da calciatore, dopo l’Ascoli (con cui ha conquistato anche la Mitropa Cup battendo in finale il Bohemians Praga, quel 16 novembre 1986 in campo c’era anche lui), ha giocato con Bari, Triestina, Pisa, Cesena, Palermo, Ravenna e Ancona. Conta anche 11 presenze nella Nazionale Under 21. Da allenatore ha iniziato nella Primavera della Fermana, poi è stato vice di Carlo Mazzone a Bologna e Livorno, direttore dell’Avellino e ha allenato Andria e Centobuchi. Attualmente Scarafoni si è allontanato dal calcio professionistico e allena in Seconda categoria l’Avis Ripatransone dove giocano i figli di due ex Ascoli: Schicchi e Monaco.


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