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Gli striscioni della discordia
Il comitato: «Restino lì»
Ma tra i cittadini c’è paura

PAGLIARE - Il "Cittadini Spinetoli", dopo la riunione di ieri, ha deciso di non promuovere nessuna manifestazione: «Meglio riflettere». Scontro col sindaco Luciani sulle scritte nei pressi della palazzina andata a fuoco. Le ripercussioni economiche di un fatto finito alla ribalta nazionale

di Claudio Felicetti

Nessuna manifestazione pubblica «per non innescare altra violenza», ma un no categorico alla rimozione degli striscioni di protesta: questo l’esito della lunga riunione di ieri sera del “Comitato Cittadini Spinetoli” dopo l’incendio doloso, avvenuto nella notte di Capodanno, della palazzina in via Tevere che avrebbe dovuto ospitare i 37 migranti. I componenti del comitato, molto scossi da quanto accaduto, per ora non vogliono prendere iniziative che possano turbare ancora di più la già precaria tranquillità del popoloso centro della vallata, da mesi al centro dell’interesse dei media nazionali.

«Regna la paura -afferma il portavoce Roberto Pagnoni– vista la situazione che si è creata, la gente non vuole più esporsi. Alcuni anziani del comitato sono sorpresi e non sanno spiegarsi il perché delle accuse di razzismo e xenofobia a loro rivolte. A chi mi accusa di aver strumentalizzato politicamente questa battaglia ricordo che io abito vicino alla palazzina in questione e che sono stato sollecitato dagli altri residenti a interessarmi della faccenda anche parlandone con il sindaco. Mi sono esposto e mi sto impegnando a risolvere il problema come stanno facendo gli altri residenti del quartiere».

Gli striscioni della discordia

Anche oggi, su Facebook, il comitato ribadisce la ferma condanna nei confronti di un «gesto inqualificabile», ricordando che «ci siamo mossi fin dall’inizio per trovare un accordo con le autorità competenti, in particolar modo con il sindaco Alessandro Luciani, con il quale, in diversi incontri, si erano discusse le soluzioni alternative all’utilizzo della struttura. Ora confidiamo nel lavoro della magistratura».

Dunque, non si farà una nuova manifestazione pubblica, come quella del 19 novembre scorso, diventata un caso nazionale, che vide sfilare insieme il sindaco Pd Alessandro Luciani e i rappresentanti di Casapound. Meglio riflettere e non agitare ancora di più una comunità già lacerata, incredula e smarrita per quanto accaduto.

Secondo il comitato, resteranno in bella vista su balconi e muri i lenzuoli e gli striscioni di protesta. Una volontà che stride con quanto dichiarato dallo stesso sindaco Luciani. «Li lasciamo -spiega Pagnoni- perché se li togliamo ci dicono di aver raggiunto lo scopo con l’incendio della palazzina. Noi, invece, con i nostri striscioni vogliamo solo far capire che il problema dell’inserimento di un numero considerevole di migranti in una piccola comunità come la nostra resta intatto».

La vicenda della protesta popolare contro il centro migranti a Pagliare, arrivata alla ribalta nazionale, oltre a scatenare un acceso dibattito politico e sociale, ha prodotto anche impensabili ripercussioni di tipo economico. A quanto pare, le agenzie immobiliari che stavano trattando palazzine da vendere o affittare nella zona si lamentano perché diversi potenziali acquirenti, visto il clamore della vicenda, hanno rinunciato a concludere l’affare.

 

 

 

 


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