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Moby Prince, l’agonia durò tre ore
Rosetti: «Inchiesta da riaprire»

SAN BENEDETTO - Svelata a Roma i risultati della commissione d'inchiesta parlamentare. Nicola Rosetti, figlio dell'ufficiale che morì nel rogo: «Siamo soddisfatti, bisogna salvaguardare questa buona politica»
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di Benedetto Marinangeli

E’ stata presentata questo pomeriggio in Senato a Roma, la relazione della Commissione d’ Inchiesta presieduta da Silvio Lai, che ha squarciato finalmente il velo di omertà che da ventisette anni ha coperto la tragedia del Moby Prince. 140 le persone che persero la vita il 10 aprile 1991 nell’ impatto tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo ormeggiata fuori dal porto di Livorno. Tra loro anche il macchinista sambenedettese Sergio Rosetti. Ed oggi a Palazzo Madama era presente il figlio Nicola Rosetti insieme agli altri componenti dell’ Associazione 140 presieduta da Loris Rispoli.

Nicola Rosetti

«Sono tre –analizza Nicola Rosetti- i punti principali della relazione. Il primo riguarda la sicurezza. E’ stato infatti certificato che la Capitaneria di Porto di Livorno diretta allora dal comandante Albanesi, non ha fatto tutto ciò che era necessario per i soccorsi. Il Moby Prince per un’ora è stato abbandonato a se stesso con l’equipaggio del traghetto in massima allerta e pronto ad evacuare l’imbarcazione. Il punto più brutto è stata la conferma che la vita sul Moby Prince non è durata solo mezzora ma molto di più. Due, tre ore e quindi diverse persone in quel lasso di tempo potevano essere salvate. La Commissione è risalita a questo attraverso i referti medici e gli esami istologici sui cadaveri delle vittime. E tra questi anche quello di mio padre che è risultato essere stato uno di quelli che ha vissuto più a lungo. Lo ripeto tanti potevano essere salvati e conseguentemente risulta la piena responsabilità della Capitaneria di Porto di Livorno».

Il traghetto bruciato

Altro punto focale della relazione riguarda la petroliera Agip Abruzzo. «Dalla relazione –spiega Rosetti- risulta chiaro che non doveva essere ormeggiata in quel punto. Non era quello il punto di ancoraggio. Inoltre risulta falsificato anche il libretto di navigazione. Si è sempre detto, infatti, che la petroliera era partita dai paesi arabi per arrivare a Livorno. Ed invece non è stato così. Da Genova è giunta al porto toscano, con il tracciato della navigazione che è scomparsa».
Ed infine ecco l’altro punto della relazione che viene evidenziato da Rosetti. «Le due compagnie di assicurazione degli armatori Navarma e Snam –aggiunge- si sono accordate in fretta per i risarcimenti. Come se volessero coprire ciò che è realmente accaduto. Non possiamo poi incolpare la magistratura di ciò che è accaduto nel corso delle indagini e poi in giudizio, ma di certo poteva chiedere l’appoggio di altri pubblici ministeri per arrivare alla verità. Dalla relazione sono usciti fuori nomi, persone, fatti e responsabilità che stavamo dicendo da ventisei anni».
Ed ora? «Innanzitutto –risponde Nicola Rosetti- siamo pienamente soddisfatti di questa relazione. Dove la magistratura ha fallito, la politica ha svolto il suo compito. La verità è il punto di partenza e non vogliamo fermarci, continuando a chiedere giustizia. Tutto il materiale è stato inviato alla Procura della Repubblica di Livorno che dovrà decidere se riaprire o no il caso. Le facce dei senatori parlavano da sole. Hanno messo cuore e anima nel loro lavoro. Si è vista la passione e la voglia di arrivare alla verità. Bisogna salvaguardare questa buona politica. Ora –conclude Rosetti- il Moby Prince può riposare in pace ed il merito del ristabilimento della verità va a Loris Rispoli, presidente dell’ Associazione 140, che è stato sempre in prima linea in questa battaglia».


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