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Caso alloggi svaniti,
dopo i terremotati
beffate anche le imprese

INCHIESTA - Oltre agli sfollati che hanno visto svanire l'opportunità di avere una casa a causa del bluff del Comune, anche le imprese sono sul piede di guerra. Il costruttore Liverotti: «Non ci sono certezze, nel frattempo sto perdendo opportunità e soldi»
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di Maria Nerina Galiè

Per il momento i terremotati ascolani non avranno la casa popolare, questo si è compreso. Non è però adesso il momento di recriminare o di capire chi ha sbagliato. E’ tempo invece di dare risposte a chi in questa storia ci sta rimettendo denaro e la faccia: le imprese che hanno partecipato al bando dell’Erap, una delle quali sta seriamente pensando di lasciar perdere tutto, ritirandosi dalla graduatoria. Da un anno ormai tre ditte ascolane hanno messo in stand by il loro cantiere, in ragione di un impegno preso con Erap, Regione e concittadini terremotati e per l’aspettativa creatasi alla luce del fatto che le loro proposte erano state ritenute idonee dopo una severa selezione.
Nazzareno Liverotti, della ditta “Ennegi di Liverotti Nazzareno e Giovanni snc”, aveva risposto al primo bando di manifestazione di interesse, cioè a marzo 2017, con otto appartamenti a Mozzano. Riferisce che più volte incaricati di Erap e Regione hanno visionato il suo cantiere, le piantine, i progetti. «Ogni volta – spiega – chiedevamo notizie sui tempi.

Palazzo Arengo (foto Vagnoni)

Rispondevano che dovevano sentire il Comune di Ascoli che però restava in silenzio nonostante due solleciti». Era l’estate dello scorso anno, tempo in cui già in tutto il cratere le ditte costruttrici e gli amministratori si stavano attivando per carpire tale opportunità, in attesa di conoscere le modalità operative ufficiali, arrivate dalla Regione Marche il 2 ottobre. «A settembre – continua Liverotti – sono arrivati finalmente due tecnici del Comune per fare i sopralluoghi e le foto da mostrare alle famiglie affinché potessero scegliere gli appartamenti prima dell’assegnazione. Ci hanno detto che a giorni saremo stati contattati. Dopo un mese e mezzo circa infatti mi ha chiamato l’assessore comunale Silvestri chiedendo un appuntamento in data da concordare a breve. Non l’ho più sentito fino a Natale. Mi ha rinviato a dopo Capodanno. L’ho cercato di nuovo tra fine febbraio e inizio marzo. Mi ha risposto che non ci sono state richieste per il mio cantiere. O forse due si. Insomma, ora so cosa è veramente accaduto».
Nessuna richiesta per il cantiere di Mozzano, o forse due si, ha detto l’assessore a Liverotti. Evidentemente il servizio fotografico dei tecnici comunali non è stato abbastanza convincente. Eppure sembra che al bando comunale per l’assegnazione delle case dell’Erap, sebbene emanato dal comune i primi di novembre, cioè un mese dopo la scadenza dettata dalla Regione del 30 ottobre, 12 o 13 famiglie abbiamo risposto. Certo poche rispetto alle 839 assistite dal Cas a novembre 2017, per un importo di oltre 610.00 euro. Poche anche per gennaio 2018, ultimo mese nell’elenco regionale che ha rilevato l’erogazione del contributo: 755 famiglie. Segno evidente che, per fortuna, molti ascolani sono rientrati a casa, probabilmente perché di fronte a danni più lievi rispetto a quelli classificati con E o F, ben più impegnativi.

Il vice sindaco Donatella Ferretti delegate alle politiche abitative

Forse queste famiglie non erano state informate adeguatamente? Forse il bando, seppure emesso fuori tempo limite, non era stato pubblicizzato o diffuso?
A tal proposito si possono solo fare supposizioni, perché l’ente comunale da due giorni promette una nota esplicativa che però non è mai arrivata. Nazzareno Liverotti invece prende atto del danno economico e di immagine subito.
Erano ben consci i proprietari degli immobili proposti all’Erap che gli stessi sarebbero stati inaugurati dai terremotati, a cui venivano dati in comodato d’uso temporaneo fino al rientro nelle loro abitazioni. Sapevano però che, in un secondo tempo, gli appartamenti erano destinati ad essere patrimonio di edilizia pubblica, case popolari nell’accezione più tradizionale. «Era chiaro e l’ho accettato nella certezza di vendere gli appartamenti. Invece adesso questa storia ha solo messo in cattiva luce la mia palazzina. Ho offerto all’Erap 8 appartamenti in una palazzina di 12. Due erano già venduti, uno locato e l’ultimo lo stavo vendendo. Due settimane fa gli acquirenti si sono ritirati per paura di ritrovarsi ad abitare in una palazzina, per così dire, popolare. Pochissimo dopo ho saputo che non se ne faceva più nulla nemmeno sul fronte terremoto. Adesso mi trovo davanti a un bivio. Abbandonare l’iniziativa dell’Erap e vendere gli appartamenti privatamente. Oppure aspettare che si riaprano i termini. Ma nessuno al momento mi può dare la certezza che questo avverrà ed in tempi brevi. Nel frattempo sto perdendo opportunità e soldi».
L’ingegner Maurizio Urbinati, responsabile del presidio Erap regionale è convinto che i termini si riapriranno “perché – afferma – sono molti ancora gli appartamenti disponibili, ricordiamo che un terzo bando di manifestazione d’interesse è stato fatto per gennaio 2018. E sono molte (tranne che per Ascoli evidentemente, ndr) le richieste dei cittadini. Man mano che ci si allontana dagli eventi sismici, il Cas può subire variazioni – continua il funzionario – e la sistemazione temporanea in case popolari appare sempre di più la migliore soluzione per i cittadini ma anche per l’economia di chi li deve assistere fino a che non rientreranno a casa propria”.
Ma non si sbilancia sui tempi Urbinati, né sulla assoluta certezza. C’è da precisare che i soldi per acquistare gli alloggi provengono dalla protezione civile nazionale e l’autorizzazione alla spesa deve seguire un iter ben preciso. Paola De Micheli, commissario straordinario per la ricostruzione, lo scorso febbraio lo aveva detto esplicitamente in uno degli incontri avuti in provincia durante la campagna elettorale: «L’operazione Erap riguarda tutto il cratere, quattro regioni comprese le Marche, e richiede un costo pari a 80 milioni di euro del fondo per le misure di emergenza. Sarà quindi attuabile a seguito della delibera di proroga dello stato di emergenza fino al 31 agosto prossimo». La delibera è arrivata il 22 febbraio e il 27 febbraio Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, ha firmato l’ordinanza numero 510 per autorizzare la spesa che, soltanto per i comuni delle Marche, ammonta a 56 milioni di euro. Probabilmente ci sarà una nuova ondata di acquisti, ma si rischia che non ci saranno più gli appartamenti.

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