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«Il caso Picchio Gas è l’esempio dei danni
della politica affaristica Pd-Berlusconi»

ASCOLI - I grillini ascolani all'attacco sul caso della società del metano: «Con noi al governo nazionale subito una legge per impedire il ripetersi di casi come questi»
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«Nel caso riuscissimo a governare sarebbe uno dei primi provvedimenti in agenda, e sarebbe una legge che avrebbe impedito quanto avvenuto nel recente caso della Picchio Gas, società privata costituita da rappresentanti politici della maggioranza, che avevano appena approvato la vendita di una società comunale dello stesso settore, la Piceno Gas Vendita». E’ la presa di posizione dei grillini ascolani sul caso Picchio Gas, la società costituita da amministratori e consiglieri del centro destra. I grillini tirano in ballo anche i democratici con cui, a livello nazionale, sono in questi giorni in trattative per costituire un nuovo governo. A livello locale, invece, non risparmiano sonore bacchettate ai dem:

I portavoce Giacomo Manni e Massimo Tamburri

«Abbiamo appena ricevuto -affermano- notizia che i nostri portavoce in Parlamento stanno preparando una legge seria sul conflitto d’interesse, finalmente!, dopo decenni di immobilismo interessato, dovuti all’accordo di fatto tra il partito di Berlusconi, un campione mondiale del campo, e del PD nelle sue varie metamorfosi, forza politica che a tutti i livelli – dalle banche passando per le cooperative fino ad esempio alle vicende storiche del Consind, per parlare di una questione locale – in quanto a intrecci incestuosi tra pubblico e privato ha poco da imparare. Anche il sindaco Castelli s’è finalmente accorto della gravità della situazione, e dopo un nostro post su Facebook, ha prima costretto i rappresentanti della sua maggioranza a vendere le quote della Picchio Gas, per poi ritirare comunque le deleghe dell’ormai ex-assessore Tega». Bacchettate anche all’indirizzo anche dell’ex assessore: «Ricordiamo -affermano- che sullo stesso assessore abbiamo tempo fa presentato un’interrogazione riguardo a un altro conflitto d’interessi, quando da assessore si occupava di società partecipate e di trasporti, e al tempo stesso faceva il revisore dei conti della Start, società partecipata e di trasporti, con una inconcepibile coincidenza di controllore e controllato. Al tempo Castelli non ebbe nulla da eccepire. Evidentemente qualcosa è cambiato… Probabilmente sia in un caso che nell’altro non c’è nulla di illecito, e il motivo è appunto che non c’è una legge seria a riguardo. Se ne avremo la possibilità, finalmente, la faremo, e questa è  una delle ragioni che rendono impossibile accordarsi con questi partiti: hanno troppi interessi personali da difendere, che la nostra azione spazzerebbe via in nome dell’interesse pubblico. Nella nostra idea di politica persone del genere – magari abilissime a livello imprenditoriale, sicuramente “furbe” – dovrebbero essere tenute lontanissime dalla gestione dei Beni Pubblici. Vedremo se i Cittadini, italiani e ascolani, continueranno a premiarli, nonostante quest’ultima vicenda e il generale fallimento delle loro politiche». 

 


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