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Capannoni abbandonati
Qualche cancello si riapre,
spiragli di ripresa (Foto)

LO SPECIALE - Viaggio tra i monumenti al lavoro perduto. Serve una cabina di regia per nuovi investimenti. Haemonetics torna a produrre e creare occupazione dopo l’acquisizione di Battista Faraotti. HP Composites, il nuovo che avanza
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Ecoinplast, stabilimento chiuso.

di Franco De Marco 

(foto di Andrea Vagnoni)

Piccoli ma concreti e vitali segni di rinascita. L’asse attrezzato della zona industriale di Ascoli, da Campolungo a Castagneti, dintorni compresi, non è in quel coma profondo in cui era caduto circa 20 anni fa, con la fuga delle aziende dopo la fine dei benefici della ex Cassa per il Mezzogiorno, per proseguire poi con le chiusure a causa delle crisi su crisi e con “ciliegina” finale il terremoto. Il lungo tunnel nero della crisi mostra qualche spiraglio di luce.
Cronache Picene ha voluto effettuare un viaggio tra i grandi capannoni industriali chiusi e abbandonati, simboli monumentali e spettrali del lavoro perduto e dell’addio alla speranza di un’occupazione soprattutto per tanti giovani. Negli ultimi due decenni, secondo una stima, sono stati persi circa 10.000 posti di lavoro. Ma scurdammoce o’ passato e guardiamo all’oggi e al domani. Rispetto a due anni fa i cancelli aperti e le strutture “diversamente occupate” si vedono ad occhio. I numeri degli occupati non sono certamente gli stessi ma significa che è in atto una svolta.

Lo stabilimento chiuso ex Novico

Quali sono gli stabilimenti di grandi dimensioni chiusi e abbandonati (chi più chi meno)? Esiste un problema non solo di produttività interrotta ma anche di degrado delle strutture che rischiano di diventare solo macerie e pure dannose per l’ambiente. Nel nostro viaggio, a parte la ex Sgl Carbon nel cuore cittadino, per la quale l’avvio della bonifica e della riconversione Restart sembra ad un passo, attraversando la storica strada Piceno Aprutina, ecco che ci si imbatte nel “mostro” ex Distillerie Centro Adriatico (Dca) che tanto fece infuriare gli ascolani a causa della puzza che emanava. Il fallimento è nelle mani del Tribunale di Torre Annunziata. Intanto gli edifici sono in totale abbandono. E per chi arriva nella città dell’arte e del travertino non è certo un bel biglietto da visita. Questo ex stabilimento è stato pure di una interessante tesi di laurea da parte dell’ingegner Luigi Baiocchi, che ha ipotizzato un recupero e un riuso come contenitore per fiere, mostre, eventi di promozione turistica e altro. Un sogno di carta che, chissà, un domani non possa trasformarsi in realtà. In tante città italiane ed europeo si è avverata la trasformazione di ex fabbriche a contenitori culturali di alto livello.
Entrando a Campolungo, ecco la ex Centrale del Latte dove la produzione è stata interrotta. Ma i “monumenti” al lavoro perduto, quelli più simbolici, nella maggior parte dei casi entrati nel limbo del fallimento, o messi in vendita a prezzi tanto alti da non essere ritenuti vantaggiosi, sono la ex Novico, chiusa e con i gestori condannati per bancarotta fraudolenta, la B&B, la Prysmian, la Precifil e, proseguendo verso la costa, la Vitawell di Monteprandone e la Equipe di Monsampolo del Tronto. Capannoni vuoti. Migliaia di metri cubi inutilizzati.

Ex Haemonetics, oggi proprietà di Faraotti

Ma non tutto è nero. Ci sono, come detto, segnali di una rivitalizzazione. «Nonostante le tante crisi – afferma Corrado Alfonzi neo vicedirettore di Confindustria Centro Adriatico Ascoli Fermo – ci sono ancora imprenditori che non mollano, che hanno voglia di investire e lavorare, di creare nuove opportunità per loro e la collettività. E lo fanno con tenacia e creatività. Questi imprenditori sono la nostra forza. Non sono pochi i cancelli che si sono riaperti. Ci sono strutture industriali diversamente occupate ma occupate. Questo è un segnale positivo. Rispetto a soli due anni fa l’asse attrezzato di Ascoli sta dimostrando una piccola ma concreta ripresa. Ci auguriamo, naturalmente, che il processo possa continuare».
Gli esempi di grandi contenitori che stanno tornando a nuova vita? Uno, forse il più simbolico, è quello della ex Haemonetics, che produceva sacche per il sangue, chiuso nel 2013 mettendo sul lastrico 180 lavoratori. E’ stato acquistato dall’imprenditore ascolano Battista Faraotti il quale amplierà così la sua produzione nel settore della plastica. Un investimento molto significativo. Nuova occupazione che è già realtà. Per la plastica sta nascendo un colosso internazionale.
Poi c’è la ex Mondadori poi ex Alhstrom. Se il cuore dell’edificio è ancora vuoto, alcune parti posteriori sono state occupate da un oleificio e dagli uffici di un’impresa di costruzioni. Si stanno per insediare anche altre piccole attività tra le quali l’atelier di uno scultore. La ex Mondadori, chiusa 10 anni fa, 215.000 metri quadrati, è stata progettata dal grande architetto brasiliano Oscar Niemeyer morto a 104 anni nel 2012. Non per nulla, proprio per la sua peculiarità architettonica, è stata oggetto di studi e ipotesi di riconversione dalla Facoltà di Architettura e da studi privati. Sta tornando, seppur parzialmente, in attività anche il capannone della ex Itemar di Monteprandone con l’insediamento di piccole attività artigiane. Il grande stabilimento Manuli Rubber, nonostante il forte ridimensionamento occupazionale, seppur parzialmente sopravvive.
Il capannone ex Spinelli Trasporti ospita invece il fitness store, e il settore manutenzione, della Johnson Helth Tech. Altro insediamento che sta godendo di una congiuntura positiva.

La ex Ahlstrom, edificio principale

La speranza è tornata anche per un altro stabilimento storico, la Ocma fondata dall’imprenditore Marino Costantini. E’ stato acquistato da una società croata che sta mettendo a punto la ripresa produttiva nel campo metalmeccanico.
Ci sono poi altri stabilimenti che, pur vittime di irreversibili crisi, pertanto chiusi, sono riusciti a passare di mano e a proseguire la loro attività in maniera quasi indolore sul fronte occupazionale.
Nella casistica del panorama industriale ascolano c’è anche chi, crisi a parte, ha avuto il coraggio e la forza di nascere dal nulla e di affermarsi sul mercato come una delle aziende più moderne e capaci di creare nuova e qualificata occupazione. Stiamo parlando della Hp Composites, capitale francese, leader a livello mondiale nella progettazione e nella produzione di componenti in fibra di carbonio (parti per le auto di Formula 1 Ferrari in testa, vetture sportive in genere, industria aeronautica, eccetera). Di recente ha annunciato la stabilizzazione di 41 dipendenti a tempo indeterminato. Dal 2015 ad oggi sono stati assunti a tempo indeterminato più di 170 dipendenti. Proprio questa azienda ha contribuito, tra lo stupore di tutti, a portare la città di Ascoli alla quindicesima posizione nella classifica della qualità della vita del Sole 24 e addirittura prima, davanti a Milano, nella categoria “Lavoro e innovazione”.
Infine, nel nostro viaggio, non si può non segnalare, per la sua specificità, una struttura rinata (restaurata e attrezzata) nel 2014 ed ora in pieno funzionamento con risultati molto significativi. Si tratta della ex Villa Tofani dove hanno sede l’Istao (Istituto Adriano Olivetti) e Hub21 incubatoio di start up innovative. Questo è un luogo di alta formazione. Qui si progetta. Qui si accende la fiammella più grande per il futuro. Sono stati partoriti progetti di enorme interesse tutti in settori tecnologicamente più avanzati.

C’è speranza per la Ocma

Un quadro complessivo, dunque, con luci ed ombre. Per quanto riguarda i capannoni industriali chiusi e abbandonati (per fortuna alcuni usufruiscono di una manutenzione) c’è però da fare una riflessione tenendo conto anche della scarsità di aree disponibili per quelle imprese che vogliono ampliarsi o nascere ex novo. L’abbiamo maturata a colloquio con alcuni “addetti ai lavori”. Serve, riteniamo, una cabina di regia, composta in primo luogo da Piceno Consind (Consorzio per lo sviluppo industriale delle valli del Tronto, dell’Aso e del Tesino), poi da istituzioni, Confindustria, associazioni delle categorie produttive e altre componenti interessate, per favorire la vendita o il riuso delle strutture abbandonate. Spesso, tra l’eccessiva burocrazia delle procedure fallimentari, la volontà non sempre determinata di vendere, la richiesta di prezzi esageratamente alti magari derivante da poste di bilancio non aggiornate, alcuni passaggi non riescono ad andare in porto. Ecco allora che questa cabina di regia, in un ruolo super partes da mediatrice delle varie esigenze, non possa dare una ulteriore spinta all’area industriale ascolana che ancora oggi, pur tra tante traversie, è tra le principali delle Marche. E’ possibile un tentativo? Ben venga l’apertura di un dibattito.


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