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Dalla Fondazione Carisap a Ussita:
la nuova “vita” del candidato sindaco
Vincenzo Marini Marini

INTERVISTA - Dietro alla scelta dell'ex presidente il legame familiare ed affettivo con la località maceratese dove aveva la casa la zia adottiva: «Il motivo? Perchè non è il posto più ambito»
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Vincenzo Marini Marini a Ussita

 

Da “potentissimo” presidente della Fondazione Carisap per quasi 18 anni in grado distribuire ogni anno milioni di euro al territorio, grazie ad abili investimenti finanziari capaci di moltiplicare il patrimonio dell’istituto, a candidato sindaco ad Ussita (Macerata), 347 iscritti alle liste elettorali e un terremoto da sfidare. Nel piccolo comune montano, commissariato dopo le dimissioni dell’ex sindaco Marco Rinaldi, è tempo di elezioni. Si vota il 10 giugno. Sono stati mesi difficili, tra i crolli e la comunità sparpagliata da riportare a casa. Tutto da rifare all’ombra del Monte Bove. Mesi in cui però è nata anche una candidatura che vuole raccogliere questa sfida. Vincenzo Marini Marini, 55 anni, commercialista tributarista, ex presidente della fondazione Carisap di Ascoli, ha ad Ussita le sue radici e i suoi affetti. «Conosco Ussita da sempre – dice -. Insieme alla comunità vogliamo trasformare il dramma del terremoto in una nuova nascita di questo posto». Per orientarsi tra i problemi che attanagliano la montagna da ben prima del sisma, Marini Marini ha una buona stella da seguire: «Se la comunità si mette in gioco ce la faremo».

Come mai questa candidatura? Il posto di sindaco di Ussita, con i problemi del sisma e della montagna, non viene considerato il posto più ambito.

«Il motivo è proprio questo: perché non è il posto più ambito. Io conosco Ussita da sempre. Ho sempre considerato la casa a cui ero più affezionato la casa di mia zia, che mi aveva adottato. Ho sempre amato molto questa comunità e i suoi valori. Proprio perché era un momento in cui sembrava che nessuno volesse portare avanti questo compito e Ussita andava sostanzialmente verso una proroga del commissariamento. Una mortificazione della propria storia e dei propri valori. Me l’hanno chiesto molte persone di Ussita. Io ho fatto presente che vivo e lavoro fuori, ad Ascoli. Quindi è necessario fare un percorso di comunità. Non è il sindaco che risolve i problemi ma la comunità».

Qual è il percorso?

«In chiave ideologica il discorso che vogliamo fare è trasformare il drammatico problema del terremoto in una enorme opportunità. E’ difficilissimo e soprattutto faticosissimo. Le probabilità di successo sono abbastanza alte però bisogna impegnarsi molto. La difficoltà non è in termini di probabilità, ma di sforzo da fare».

Di intensità.

«Esatto, il percorso è questo. La chiave di lettura politica invece è un’altra. Far capire che la comunità colpita non è la comunità formale dei residenti. Ma la comunità sostanziale che è composta anche da chi ha le radici personali, familiari e affettive a Ussita. Le persone che hanno dovuto lasciare Ussita per motivi di lavoro, addirittura alcuni hanno – o meglio avevano – la casa di proprietà a Ussita e vivono fuori Ussita in case in affitto. Però hanno qui i loro morti, celebrano qui i loro matrimoni, le comunioni, le cresime e i battesimi. Quindi sono ussitani a tutti gli effetti anche se non sono iscritti all’anagrafe. Poi c’è un terzo insieme. Quelli che, pur non avendo le radici qui, hanno nel cuore Ussita e per loro questo posto è un punto di riferimento fondamentale: i proprietari delle seconde case. Che però si impegnano moltissimo per la valle di Ussita. Abbiamo visto recentemente con la festa di Ferragosto del 2017, che hanno organizzato loro. Una comunità pro-attiva. Attorno a questo vorremmo costruire un progetto politico. Un’amministrazione che non amministra semplicemente il Comune ma gestisce la comunità. La “gestione” presuppone gettare il cuore oltre l’ostacolo, mettersi in gioco, essere propositivi. Favorire dinamiche tra i cittadini, favorendo l’associazionismo, favorire le iniziative spontanee. Per arrivare a tutto questo, fin da gennaio abbiamo avviato un percorso aperto e condiviso a tutti. Ben 7 incontri pubblici, divulgando il materiale a tutti, confidando che si arrivasse a una lista unitaria. Perché quello che è avvenuto col terremoto dovrebbe spingere a fare tutti corpo comune attorno ad Ussita e alla comunità, nel presupposto che Ussita ha una ricchezza enorme, i beni ambientali, che non è stata rovinata dal terremoto. E’ stato rovinato qualche cosa che consentiva di fruirne».

Le persone venivano a vedere il Monte Bove.

«E lo possono vedere ancora. Basta guardare gli studi che c’erano prima del terremoto, ad esempio gli Stati generali dell’Appennino, convocati da Slowfood nel 2015, quindi ben prima del terremoto. Un elenco di problemi che avevano le aree centrali dell’Appennino. Sostanzialmente comunità che, in un’ottica temporale, tendevano a zero. Anche qui a Ussita tante famiglie hanno i figli che se ne stavano andando e non tante persone stavano tornando. Il terremoto quindi resetta il modello. Qui non si tratta di ricostruire ma di fare quella che i greci chiamavano una “palingenesi”. Cioè una nuova nascita».

Nel senso che prima non c’era sviluppo?

«Prima c’era un modello costruito correttamente ma in anni in cui si pensava che ci sarebbe stato uno sviluppo demografico ed economico inarrestabile. Siccome non c’è stato, c’è un turismo che ama più fruire l’ambiente in modo diverso, possiamo aggiornare tutto. Chiaramente questa opportunità si può cogliere se la comunità di Ussita, nel senso ampio che spiegavo, si mette in gioco. E’ come se qui ci fosse il petrolio: sta a noi decidere se il petrolio lo estrae qualcun’altro e noi facciamo gli operai alla pompa del petrolio o se il petrolio lo estraiamo noi».

Qua il petrolio che nome ha?

«Il “petrolio” è a tre livelli, tutti beni comuni. Il primo l’ambiente, un fatto oggettivo. Una valle come quella di Ussita nel centro Italia non ha eguali. Il secondo è la storia. Questa valle ha una sua storia che va comunque conosciuta, a volte anche dalle persone del territorio. E che il turista apprezza. Ad esempio la pecora sopravvissana. Nessuno sa che quando Vittorio Emanuele II unificò l’Italia commissionò un’inchiesta sull’agricoltura in Italia. Citò il mio trisnonno che era di qua e aveva 10mila pecore. Un terzo livello è un certo approccio comunitario. Cioè qui non si viene in un posto turistico calato dall’alto. Qui c’è una comunità che veramente vive la montagna. Persone che sono sinceramente attaccate a certi valori e a un certo stile di vita. Chi prende un prodotto di questa zona sa che è frutto di un certo rapporto con la natura. Certo il percorso è difficile, lungo e faticoso».

Però sembra una buona partenza.

«La partenza conta poco, l’importante è come si arriva. Nella vita ho imparato a dare giudizi strada facendo. Se pensiamo al 23 agosto 2016 c’erano molti problemi. Il 30 percento delle case erano in vendita senza trovare un compratore. Ma a parte Ussita il problema del turismo della montagna va contestualizzato. Ovviamente per risolvere questi problemi bisognerà legare rapporti con soggetti come l’Ocse che lavora con la piccola amministrazione. Anche andare a vedere come si sono comportate le comunità in zone montane.»

Servirà anche un dialogo forte con il nuovo governo.

«Serve innanzitutto un dialogo interno. Che non deve essere con il sindaco o l’amministrazione ma con la comunità. Bisogna capire che dietro c’è una comunità. Anche adesso con il terremoto sono partiti tantissimi progetti di soggetti privati che chiedono di avere una controparte che sia comunitaria. Non serve a nessuno la delibera di consiglio comunale, serve la gente che faccia le cose. C’è una comunità dietro di donne e uomini che si mettono in gioco. Qui con il terremoto è come nella vita: i problemi capitano ma bisogna saperli sfruttare. Restare passivi significa essere sempre perdenti».

Vincenzo Marini Marini è il candidato di “Ussita comunità in cammino”, lista  composta da Sandro Arcangeli Conti, Sante Basilli, Fabiana Calvà, Remo Conti, Claudia Ercoli, Noemi Orazi, Michela Paris, Alessandro Patrizi, Otello Petrelli, Luca Tombesi.

F.N.


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