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A confronto due grandi artisti: Isgrò e Licini
A luglio mostra dell’inventore delle cancellature

MONTE VIDON COMBATTE - L'importante mostra, nella Casa Museo di Monte Vidon Corrado, arricchisce l'estate nel Piceno. Inaugurazione il 21 luglio. Evento di portata nazionale

di Franco De Marco

Una delle opere di Isgrò

L’estate nel Fermano, e in tutte le Marche, sarà caratterizzata da un’altra grande mostra d’arte che metterà in collegamento, con un progetto davvero interessante e innovativo, due artisti immensi: Emilio Isgrò e Osvaldo Licini.
Verrà inaugurata il 21 luglio, a Monte Vidon Corrado, una personale di Emilio Isgrò nella Casa Museo e Centro Studi Osvaldo Licini. La mostra sarà curata da Daniela Simoni, presidente del Centro Studi Licini, e da Marco Bazzini già direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Pecci di Prato e presidente dell’Isia di Firenze. Emilio Isgrò, 81 anni, nato a Barcellona di Sicilia, è artista concettuale e pittore ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista. E’ uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti a livello internazionale tra XX e XXI secolo. E’ l’inventore delle famose cancellature. Vive e lavora a Milano salvo una parentesi a Venezia (1960-1967) come responsabile delle pagine culturali del Gazzettino. La mostra consiste in un percorso cronologico dagli anni Settanta ad oggi con le opere più significative dell’artista. Isgrò ha accolto con entusiasmo la proposta di questa esposizione e soprattutto il contatto con Osvaldo Licini. Che cosa unisce questi due immensi artisti pur nella differenza dei loro lavori? «Il rapporto tra la scrittura e le arti visive, – hanno detto i curatori – la valenza filosofica e ideologica della cancellatura, la critica alla cultura borghese, la sostanziale indipendenza da gruppi artistici e l’assoluta libertà intellettuale, l’arma dell’ironia». «In tutti questi anni – ha affermato Isgrò accogliendo l’idea del progetto – ho cercato di fare della mia ricerca artistica e dell’Arte Cancellatoria uno strumento di lettura della contemporaneità capace di ascoltare il mondo che ci circonda e di essere ascoltata. Proprio l’indipendenza intellettuale ha permesso a me, così come a Licini, di maturare una sensibilità non comune che si trasmette alle opere e arriva al grande pubblico».


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