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Ascoli, l’ex Scorsa: «Ho gioito
per la salvezza. Bravo Cosmi,
ma la squadra è da rifondare»

SERIE B - Con 214 presene (in 9 campionati) è nella top ten di tutti i tempi. L’ex difensore sorpreso da Bellini: «Perchè vuole vendere? Attenti a non finire in mano a gente che vuole entrare nel calcio solo per fare i propri affari»

di Bruno Ferretti

«Meno male che Aramu in pieno recupero ha calciato male da due passi altriumenti l’Ascoli avrebbe perso e sarebbe retrocesso. Non ci sarebbe stato tempo per recuperare e  i sarebbe dispiaciuto davvero tanto». Parole e musica di Francesco Scorsa, ex difensore, ma anche allenatore (per un breve periodo) dell’Ascoli. Per lui parlano i numeri. Con 214 presenze occupa il 9° posto nella top ten di tutti i tempi.

Francesco Scorsa con la maglia bianconera

Ma è il calciatore dell’Ascoli con il maggior numero di presenze in serie A: 144. In maglia bianconera ha disputato ben 9 campionati (7 di serie A e 2 di B) dal 1974-1975 al 1982-1983. Da allenatore ha guidato l’Ascoli per pochi mesi nel campionato di serie C 1996-1997 (il secondo dopo la scomparsa di Costantino Rozzi) subentrando al suo ex compagno di squadra Nicolini, che poi fu richiamato dal presidente Benigni. Calabrese di Soverato, Scorsa si è stabilito a Cesena (dove ha giocato prima di passare all’Ascoli) ma segue da lontano la sua ex quadra con particolare affetto.

«Seguendo le partite dell’Ascoli in tv ho notato che nella seconda parte del campionato si è creato un buon gruppo che prima non c’era e questo credo sia merito dell’allenatore Cosmi –dice Scorsa- Errori della dirigenza? Ci saranno stati ma giustifico il presidente perché non essendo un uomo di calcio, per la gestione tecnica della squadra, deve affidarsi ad altri. Il calcio rispetto ai miei tempi è cambiato molto, oggi sono arrivate le multinazionale dall’oriente o dall’America. Per sopravvivere società come l’Ascoli devono fare una buona programmazione e poi seguirla».

«Tornando alla salvezza credo che sia meritata perchè nei due spareggi playout, finiti in parità, l’Ascoli ha fatto qualcosa in più dell’Entella – prosegue Scorsa che ha compiuto 71 anni – è una squadra da rinnovare ed è fondamentale saper trovare giovani che hanno qualità che e possono crescere. Credo che Cosmi meriti la conferma. So che l’Ascoli ha stabilito buoni rapporti con la Juventus ma sarebbe opportuno avere contatti anche con le altre società. L’Ascoli dovrebbe allestire una squadra giovane ma con qualche elemento d esperienza, Insomma il giusto mix. Qualche nome? A parte Favilli che si è infortunato nella prima parte del campionato, dico Clemenza. Può crescere e io cercherei di confermarlo. Lo vuole il Padova? Ma se deve andare in B, con una matricola, allora è meglio restare un altro anno ad Ascoli in un ambiente che già conosce».

Scorsa oggi: ha 71 anni

Francesco Scorsa esordì nell’Ascoli a Napoli il 6 ottobre 1974, prima partita in serie A, persa 3-1 (tripletta di Braglia e gol di Campanini). La sua ultima in bianconera fu anche l’ultima partita del campionato 1982-1983- Era il 15 maggio e fu un’altra partita memorabile: il duello finale Ascoli-Cagliari per la salvezza. Vinse la squadra di Rozzi e Mazzone 2-0 con un gol per tempo di Greco e Nicolini. Scorsa, che aveva quasi 37 anni entrò nell’ultima mezz’ora al posto di Pircher. Fu il congedo dopo nove stagioni trascorse in bianconero da protagonista. Francesco lasciò l’Ascoli e chiuse la carriera giocando l’ultimo anno in C a Ravenna.

«Bellini sta vendendo l’Ascoli? E perché? Questo mi sorprende perché pensavo che volesse riportare la squadra in alto e diventare una sorta di nuovo Rozzi. Spero che ci ripensi perché c’è il rischio di finire in mano a gente… poco affidabile che entra nel calcio solo per affare i propri affari – commenta Scorsa – conservo tanti bei ricordi di Ascoli e ogni tanto torno a trovare gli amici. Un aneddoto? La lista è lunghissima, ma voglio ricordare quando si infortunò al ginocchio Scarafoni, attaccante della Primavera. Aveva una lesione al menisco con qualche altra complicazione e… non guariva mai. Lui si era avvilito e un giorno lo portai con la mia auto all’ospedale Rizzoli di Bologna dove avevo conoscenze. In breve tempo lo misero a posto e Scarafoni tornò in campo».


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