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Nuova piattaforma di trivellazione
davanti alla foce del Tronto,
un incontro pubblico

SAN BENEDETTO - Il Comitato Ambiente e Salute nel Piceno e i "No Trivelle nel Piceno" invitano la cittadinanza venerdì 29 giugno nella sala parrocchiale di Cristo Re, alla presenza dei massimi esperti del settore. «Numerose le criticità geologiche connesse a questo genere di attività»

di Benedetto Marinangeli

Il Comitato Ambiente e Salute nel Piceno e i No Trivelle nel Piceno organizzano un incontro pubblico che si svolgerà venerdì prossimo 29 giugno  alle ore 21.15 presso il teatro della parrocchia del Cristo Re a Porto D’Ascoli, per informare e coinvolgere i cittadini sulle problematiche relative sulla concessione mineraria che prevede una nuova piattaforma di trivellazione del fondale del nostro mare, con un pozzo denominato Donata 4 dir, per l’estrazione degli idrocarburi, a dodici miglia dinanzi alla foce del fiume Tronto.

Saranno presenti Enzo Di Salvatore, docente in diritto costituzionale all’università di Teramo e Augusto De Sanctis, coordinatore No Hub del gas – Forum H2O. Coordinerà l’evento il giornalista Giuseppe Buscemi. Sono stati invitati i sindaci di una buona parte della costa adriatica tra Marche e Abruzzo e i rappresentanti delle istituzioni delle stesse regioni fino i nuovi rappresentanti del territori al Senato e alla Camera dei Deputati.

«Si tratta – dice il presidente del Comitato Ambiente e Salute nel Piceno ingegner Alfredo Vitali – di una questione molto preoccupante. Ci battiamo contro una concessione mineraria che prevede una nuova piattaforma di trivellazione del fondale del nostro mare, con un pozzo denominato Donata 4 dir, per l’estrazione degli idrocarburi. Il pozzo verrebbe realizzato a poco più di 24 chilometri (12 miglia) dalla nostra costa, proprio di fronte la foce del Fiume Tronto, in corrispondenza della Riserva Naturale Sentina, alla quale proprio di recente si sono aggiunti 700 metri di parco marino. La sua distanza dalla costa si può definire ridicola proprio perché in caso di eventi straordinari come l’eventuale esplosione del pozzo in fase di perforazione (Cosiddetto “blow-out”), questa potrebbe generare un notevole disastro ambientale, poiché la poca profondità dei nostri fondali e le correnti marine, favorirebbero la diffusione rapida degli inquinanti».

«Volendo comunque escludere l’incidente – aggiungono gli altri esponenti del Comitato – le attività di perforazione creerebbero un disturbo importantissimo alla fauna ittica, tale da crearne un allontanamento, in uno specchio di mare considerato tra i più pescosi; tutto questo è ammesso dalla stessa azienda proponente che vorrebbe sfruttare il giacimento. Il mare Adriatico è un mare chiuso, quasi un lago, e non possiamo assolutamente correre ulteriori rischi oltre a quelli che già sono presenti: il Mare Adriatico sta morendo, lo dicono importanti studi, come ad esempio quello Italo Croato sul governo del mare Adriatico della D.A.M.A.C., realizzato in collaborazione dalla regione Marche e dalla Contea di Zara».

«Le criticità geologiche connesse a questo genere di attività, portate ultimamente in evidenza dal geologo Giovanni Marrone – spiega l’ingegner Vitali – sono un altro elemento non di poco conto. Il geologo Marrone mette in evidenza i dati forniti dalla rete mareografica nazionale, dati che rilevano un abbassamento da 50 agli 80 centimetri del fondale marino, in un area molto vasta che arriva fino a un miglio dalla costa.

Una manifestazione del comitato “No trivelle nel Piceno”

Attualmente proprio nelle fascia Marche Abruzzo sono presenti 6 piattaforme, tutto questo materiale estratto dal sottosuolo ha creato il fenomeno dello scivolamento e dell’abbassamento del fondale (subsidenza). Questi effetti potrebbero accelerare alcune dinamiche che regolano le pressioni tra le faglie. Un pericolo da valutare quello della correlazione tra estrazioni e terremoti. Questi elementi dovrebbero essere più che sufficienti per interrompere questa pratica per un fattore di semplice precauzione».

Il Comitato Ambiente e Salute nel Piceno chiude così il suo intervento. «Ringraziamo i comitati di quartiere che sono sempre pronti con noi per tutelare l’ambiente, perché se si viola l’ambiente si infrangono anche alcuni dei diritti fondamentali sanciti nella costituzione: Diritto D’Impresa, Diritto alla Salute, Diritto alla Proprietà. Si alla proprietà, perché se si inquina il mare a San Benedetto che ha una storica vocazione turistica, cosa potranno valere più le nostre case. Perché da sempre siamo convinti che i cittadini, le associazioni con le istituzioni possono cambiare un corso apparentemente irreversibile e deviarlo verso un futuro migliore per tutti».

 


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