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Dopo 600 giorni riapre
la chiesa di San Giuseppe

SAN BENEDETTO - Il primo edificio di culto delle Marche torna a disposizione di fedeli e cittadini dopo il terremoto del 2016. Il vescovo Bresciani: «Un segnale di ripresa, entro Natale contiamo di riaprire le altre undici chiese della Diocesi lesionate»

di Benedetto Marinangeli

La chiesa parrocchiale di San Giuseppe torna agli antichi fasti e viene riaperta al culto dopo circa seicento giorni dalla sua chiusura a causa delle lesioni provocate dal sisma del 24 agosto e del 30 ottobre 2016. Il 7 novembre la chiesa venne chiusa e transennata e soltanto nel pomeriggio di sabato 30 giugno i fedeli potranno rientrare al suo interno. I lavori sono stati svolti dalla ditta Sife di Ascoli Piceno e sono costati 40.000 euro per la messa in sicurezza, oltre ad altri 30.000 che serviranno agli ulteriori lavori di ripristino interno ed esterno (lucidatura portone di ingresso, pavimento e banchi, pulitura e verniciatura degli esterni, copertura degli interventi effettuati) che saranno a carico della Parrocchia di San Giuseppe e che termineranno nel prossimo mese di settembre.

Il vescovo Carlo Bresciani

«E’ la prima chiesa a riaprire delle Marche fra le 160-170 chiuse dopo il terremoto  – dice l’ingegner Piergiorgio Carosi responsabile tecnico della curia- con l’ing. Carlo Crocioli, capoufficio ricostruzioni per le province di Ascoli  e Fermo abbiamo effettuato il sopralluogo e c’è stato l’ok definitivo. Tredici  sono le chiese della Diocesi di San Benedetto, Ripatransone e Montalto lesionate di cui due dell’ Abruzzo, quelle di Colonnella e Civitella del Tronto. L’ ultimo cantiere aprirà lunedì prossimo e contiamo di riaprire per la fine di settembre anche la Cattedrale Madonna della Marina».

«Con grande fatica e soddisfazione – afferma il vescovo Carlo Bresciani – riapriamola prima chiesa della Diocesi. Un segno di ripresa importante che premia l’immenso lavoro che è stato svolto dai tecnici e dalle ditte incaricate dei lavori. Entro Natale contiamo di riaprire tutte le altre undici chiese lesionate, mentre per quelle in territorio abruzzese i tempi sono più lunghi». «I lavori effettuati – spiegano l’ architetto Luigi Anelli e l’ingegner Giuseppe Rossi che hanno seguito le opere di ristrutturazione della chiesa di San Giuseppe – hanno riguardato l’inserimento di tiranti e catene nell’ apside e nell’ arco trionfale. E poi ecco cuciture armate sulle lesioni  più importanti nel lato est e sud della chiesa. Un intervento invisibile approvato anche dall’ architetto Miriam Pompei della Sovrintendenza regionale. Mancano solo piccole opere di rifinitura e dei restauri pittorici che stiamo ancora eseguendo».

Il sindaco Piunti

«Per San Benedetto – è il sindaco Pasqualino Piunti che parla – è una grande soddisfazione che la chiesa di San Giuseppe riapra ai fedeli e al pubblico. Da un’emergenza è nata l’opportunità di riconsegnare questo luogo di culto alla città. E’ stata ferma la volontà del Vescovo Carlo Bresciani di mettere mano a questa situazione. Come Comune non ci prendiamo alcun merito perché tutto è stato demandato alla curia e all’ Ufficio Speciale per la Ricostruzione. Sabato tutta la comunità potrà fare festa, non solo liturgica ma anche civile». La festa per la riapertura della chiesa parrocchiale di San Giuseppe inizierà alle ore 17,30 e si svolgerà in Piazza Matteotti, suddivisa in due parti, con nel mezzo la processione della statua del Santo e la concelebrazione della Santa Messa insieme al vescovo Carlo Bresciani. Al termine il parroco Padre Valerio Valeri presenterà il video sulla storia della Chiesa di San Benedetto, realizzato dai ricercatori Giuseppe Merlini e Stefano Novelli.

Dopo le ore 20 riprenderà lo spettacolo che terminerà a tarda serata. Protagonisti saranno dei gruppi musicali dell’Accademia Lizard, l’Associazione Ribalta Picena che porterà in scena una recita di poesie in vernacolo, l’Istituto Musicale “Vivaldi” con un’esibizione dei ragazzi della classe di canto, coordinati dal Professor Leonardo Ciabattoni e l’Associazione Danza e Fitness “Libellula” di Camilla Ferraiolo, Nelle giornate di venerdì 29, sabato 30 giugno e domenica 1° luglio, in via Laberinto si terrà una pesca di beneficenza, il cui biglietto costerà 2,50 euro. L’organizzazione è curata dalla Parrocchia di San Giuseppe, insieme al Comitato di quartiere Albula Centro e il patrocinio del Comune di San Benedetto e della Regione Marche. Hanno collaborato l’Accademia di Musica Lizard, l’Istituto musicale Vivaldi, l’Associazione Libellula, la Ribalta Picena e gli storici Giuseppe Merlini e Stefano Novelli. Un ringraziamento particolare per la collaborazione nell’allestimento del programma va all’associazione “Amici di Via Laberinto”.

UN PO’ DI STORIA – Progettata ad unica navata, la costruzione della chiesa di San Giuseppe inizia nel 1870 dopo le molteplici insistenze di don Benedetto Spaletra, il quale desiderava l’erezione di una chiesa in sostituzione di un piccolo oratorio dedicato al Santo. Ma nel 1873 la Chiesa era ancora in costruzione. Si ritiene sia stata ultimata alcuni anni dopo. Il sogno di don Benedetto Spaletra, di innalzare nel vivace “Mandracchio” un oratorio da dedicare al glorioso patriarca San Giuseppe, finalmente si realizzava; gli ci vollero più di vent’anni di forti insistenze sia nei confronti del Vescovo ripano che della magistratura locale al fine di raccogliere offerte e fondi per la chiesa. Dal 1898 al 1908 nella chiesa di San Giuseppe venne traslata la venerata immagine della Madonna della Marina in seguito alla demolizione della prima chiesa dedicata alla Madonna cara ai sambenedettesi. La chiesa di San Giuseppe, è neoclassica a pianta rettangolare con paramento murario ed elementi decorativi (paraste, cornici e mensole) in laterizio, ha un portale d’ingresso con timpano e fregi in pietra, è stata elevata a parrocchia il 21 aprile del 1926 e primo parroco venne nominato il sambenedettese don Cesare Palestini. Dal 1958 la chiesa è affidata ai Padri Sacramentini. La facciata, semplice e interamente in mattoni ma non priva di una certa eleganza, è sulla piazza Giacomo Matteotti (già Piazza XXVIII Ottobre durante il ventennio, ad evocare la marcia su Roma). Le case, di proprietà di marinai, demolite per potervi elevare questo nuovo fabbricato, avevano gli ingressi sulla via del Labirinto (così detta per l’intreccio di tre stradine dove era difficile orientarsi, per via dei fabbricati l’uno ammassato agli altri), nel cuore del “Mandracchio”. Nel 1964 la chiesa è stata restaurata e degnamente decorata dal pittore romano Michelangelo Bedini. All’interno sono custodite le immagini della “Madonna del Rosario” di Andrea Tavernier (1858-1932), di una seicentesca “Fuga in Egitto” di anonimo e della “Sacra Famiglia” del pittore sambenedettese Armando Marchegiani (1902-1987). Le vetrate policrome sono state realizzate nel 1988 (anno nel quale è stata nuovamente restaurata) su disegno dell’artista locale Marcello Sgattoni.


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