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Mazzumaja, buona la prima 2.0
Si balla sulle note degli Zen Circus
(Foto e video)

COMUNANZA - Il maltempo del pomeriggio aveva messo a repentaglio la data del 6 luglio, storica per il festival ripartito dopo un anno a causa del sisma. Nuova location ma gli amici di sempre: il concerto degli Zen Circus salutato da un pubblico giovane e festante nella cornice del Parco della Rimembranza
Un momento della performance degli Zen Circus a Mazzumaja 2018

di Luca Capponi 

(foto di Andrea Vagnoni)

Se non l’ha fermata il sisma, figurarsi la pioggia. Non è bastato il temporale, seppure preoccupante, a rovinare mesi di lavoro. Mazzumaja torna, in una serata freddina, ma torna. E lo fa con gli amici di sempre: gli Zen Circus di Appino, pronti a rispondere sì alla chiamata (allo stesso modo degli altri headliner, ovvero Ministri il 7 luglio e Paletti l’8), ma soprattutto il pubblico che non è voluto mancare. Spaesato, forse, da una location diversa dopo ben 9 anni di spettacoloso centro storico (dove si spera di tornare al più presto), il Parco della Rimembranza, centinaia di metri quadrati tirati a lucido, anni fa a rischio oblio, oggi disseminato di stand, palchi, chioschetti e voglia di fare festa.

Torquati e Mircoli

Venerdì 6 luglio, quindi, rappresenta una sorta di data storica per il festival e non solo. A dispetto della temperatura non proprio estiva ma dei cuori sì, caldi e pronti, nei casi più “giovani” persino a pogare, sotto le note infiammate di rock degli Zen.
Ad aprire le danze, però, è stato il cantante-bomber Francesco Mircoli, che con le sue stilettate ha scaldato l’atmosfera nel “Giardino de li ‘mbiziusi”, proprio all’ingresso del parco; forse le sue canzoni in acustico meritavano visibilità migliore, ma il pubblico ha apprezzato cavalli di battaglia come “La Madam” e “Psicofarmaci” e soprattutto la versione unplugged degli stessi con Marco Raccichini alla chitarra e Mattino Torquati al corno.

Poi la palla alla band composta dai mitici Ufo (basso), Karim Qqru (batteria) e Andrea Appino (chitarra e voce); con loro i nuovi ingressi Francesco Pellegrini (chitarra) e il “geometra” Pagni alle tastiere; un’ora e quaranta di live che accende con la benzina “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli per trasformarlo nel titolo dell’ultimo “Il fuoco in una stanza“, a sancire i venti anni di attività discografica della band toscana.

Gli Zen live

I cui pezzi principali ormai sono divenuti, almeno presso un certo tipo di pubblico lontano da talent e lustrini, veri e propri classici, da “Andate tutti affanculo” fino a “Viva”, “L’egoista”, “Nati per subire”, “Vent’anni”, “Figlio di puttana“. Rock e ballate, da vivere e divertirsi. «E’ stato un miracolo essere qui», ha detto Appino in conclusione riferendosi alle condizioni del palco dopo il violento acquazzone del pomeriggio.
Miracolo che è proseguito dopo il concerto, con dj set, danze ed un’atmosfera che era mancata un po’ a tutti. E adesso, fuor di metafora, si può ben dire: il temporale è passato. E il sole può tornare a splendere.

 


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