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No alla riapertura della prima vasca
«La politica vuole trasformare
la valle del Bretta in un immondezzaio»

ASCOLI - I comitati "Tutela Colline Picene", "Tutela del Bretta" e "Ci RifiutiAmo", spalleggiati dal "Movimento a difesa del cittadino", tuonano contro la Provincia dopo avere presentato ricorso al Tar sulla discarica Geta: «Non autorizzare il rientro dei rifiuti indifferenziati ma attendere la risposta del tribunale»

Non autorizzare il rientro dei rifiuti indifferenziati in provincia ma attendere la risposta del Tar, che non dovrebbe tardare ad arrivare. E’ quanto chiedono, in merito alla delicata situazione della discarica Geta situata nella valle dell’alto Bretta, i comitati “Tutela Colline Picene”, “Tutela del Bretta” e “Ci RifiutiAmo”, spalleggiati in questa battaglia dal “Movimento a difesa del cittadino”. Essi, dopo aver presentato due ricorsi al Tar Marche contro la Geta e la Provincia che ne ha autorizzato le attività, in attesa della sentenza definitiva, hanno presentato la richiesta urgente di sospensione dei lavori di riapertura della prima vasca della discarica, chiusa ormai da anni.

L’ingresso della Geta

La richiesta è rivolta con forza all’assemblea dei sindaci, che ha potere in materia. «Come i sindaci ben sanno, i nostri calanchi rappresentano una bellezza unica nel paesaggio italiano, tanto che 13 comuni del Piceno e del Fermano si sono associati per costituire il Parco dell’Ascensione e dei Calanchi e numerose associazioni hanno già aderito, e si stanno attivamente adoperando, ad un bel progetto di valorizzazione naturalistica e turistica» spiegano i rappresentanti dei comitati. «La valle del Bretta è parte di questo parco ma la politica ne vuole fare un enorme immondezzaio, compromettendo così tutto il progetto, perché ormai è fossilizzata su come ricavare, o risparmiare, denaro con la gestione delle discariche: anni spesi a discutere su Geta e Relluce, mentre l’Europa approvava il pacchetto sull’economia circolare. -continuano- Già con la comunicazione del 26 gennaio 2017 la Commissione Europea ha mandato in soffitta le discariche e gli inceneritori, invitando gli stati membri a rispettare la gerarchia dei rifiuti, che assegna assoluta priorità alla prevenzione e al riciclo».
«Già nel 2016, avevamo indicato la strada giusta proponendo ai Comuni di aderire alla strategia “Rifiuti Zero” ed individuando anche un supporto scientifico nella Scuola di Ecodesign dell’Università di Camerino. Ciò avrebbe consentito di uscire dal limbo del 65% di raccolta differenziata e raggiungere l’obiettivo dell’85% che oggi viene finalmente evocato, senza peraltro mettere in campo azioni per raggiungerlo. Questo è l’unico modo per ridurre i costi per i cittadini – perché meno tonnellate in discarica costano molto meno e il recupero dei materiali è (o dovrebbe essere, se i sindaci vigilassero) ben remunerato – insieme all’introduzione della tariffa puntuale, che riduce i costi in bolletta e fa aumentare la differenziata, dando a ciascuno la responsabilità dei rifiuti che produce».
«Per difendere gli interessi di noi tutti, anche di quelli che non se ne curano, ci siamo dovuti rivolgere, a nostre spese, al Tar. -è la conclusione- Ma la Provincia, che evidentemente non sopporta che dei comuni cittadini si permettano di mettere in discussione il suo operato, ha chiesto al Tar che i comitati paghino tutte le spese del processo e non solo i propri avvocati. La stessa Provincia che, dopo i problemi che ci sono stati con le fideiussioni della Geta per la terza vasca, non ci permette nemmeno di verificare che le fideiussioni per le altre vasche siano in regola. Continueremo a combattere per mostrare a politici e amministratori l’assurdità di scelte contro il buon senso prima ancora che contro il rispetto delle regole».


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