di Andrea Ferretti
Pista ciclabile o velodromo? Proprio nei giorni in cui ad Ascoi gli appassionati di ciclismo – in primis il Team Ceci che fa ciclismo da tre generazioni con un mucchio di titoli italiani e maglie azzurre di cui si è perso il conto – stanno facendo il funerale all’unico velodromo delle Marche (quello di Monticelli che verrà smantellato) – a San Benedetto del Tronto di conto se n’è perso un altro: quello degli incidenti che, al ritmo di uno all’ora, avvengono sulla pista ciclabile del lungomare. Una striscia di cemento che, fin dalla sua inaugurazione, molti appassionati delle due ruote (residenti e in questo periodo anche tanti vacanzieri) continuano a scambiare per un luogo dove basta inforcare i pedali e si può fare quello che si vuole. Quindi anche sfrecciare a velocità pazzesche, evitando altre bici e pedoni che la attraversano come birilli di una gimkana. Gli incidenti, qualcuno anche con conseguenze abbastanza gravi (fratture, distorsioni, profonde escoriazioni) non hanno fine. L’ultimo poche ore fa. Una donna, forse nel tentativo di imitare un artista circense, in sella alla sua “olandesina” procedeva con cestino e portapacchi carichi di oggetti. Un’impresa? Peggio. E’ diventata una sorta di roulette russa se pensiamo che guidava la bici con una sola mano, perchè l’altra era impegnata a reggere il cellulare vicino all’orecchio. E’ successo che ha urtato un’altra bici, è caduta e si è fatta anche male. L’incredibile è che non ha mai mollato la presa, ma non quella della bici bensì del cellulare, che non ha mai lasciato continuando a conversare anche leggermente ferita, con la ciclabile bloccata, la bici a terra, gli oggetti sparsi ovunque. E’ vero che è un caso limite, ma di piccoli incidenti ne avvengono almeno una decina al giorno. Sono tante le bici che si urtano procedendo nello stesso senso di marcia, e non mancano i frontali e gli investimenti di pedoni. La situazione si acuisce con il passaggio dei risciò sui quali non è mai stata fatta sufficiente chiarezza: possono percorrere la ciclabile o devono procedere sulla strada come auto e scooter? In attesa che incidenti e feriti diminuiscano, chissà se a qualche vigile urbano (anche alcuni di loro sono in servizio sulle bici) venga in mente di bloccare qualche sprinter in vena di spericolatezze. Altrimenti sarà necessario modificare il codice della strada e apporre accanto al cartello “pista ciclabile” anche quello del limite di velocità.
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Il titolo allarmista mi sembra eccessivo. Io direi: urge buonsenso. O anche: urge responsabilità. Come per chi al volante evita caldamente l’utilizzo delle frecce, fondamentale soprattutto nelle rotatorie.
Bell’articolo comunque.