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10.000 chilometri in Panda
per donare sandali ai bambini africani

ASCOLI - Nuova impresa di Nicolò De Angelis, che insieme all'amico Marco Germi ha attraversato l'Africa con la macchina nell'ambito della corsa benefica "Put Foot Rally". Aneddoti e curiosità da un viaggio incredibile durato 34 giorni, con tanto di...elefante in mezzo alla strada

Germi e De Angelis durante una sosta

di Luca Capponi 

«Mi sono molto emozionato quando ho avuto a che fare con i bambini, che sono la parte migliore dell’Africa, quella che ti resta dentro davvero, più di animali e paesaggi, l’unica componente davvero pura. Gli stati africani hanno tanti problemi politici, sociali, economici. Le generazioni di adulti attuali sono generazioni perdute, senza prospettive né futuro. Speriamo nelle prossime, in quelle cercheremo di investire anche se la situazione è molto buia».

La mitica Mafalda

Ben 34 giorni di viaggio complessivi (di cui 21 di guida) per 9.600 chilometri percorsi in auto (più 800 invece in pullman) passando per 5 stati, 2 continenti e…un elefante in mezzo alla strada. Ma soprattutto, un centinaio di paia di scarpe consegnate a chi non ha nulla, a bambini che vivono in condizioni molto lontane, non solo geograficamente, dalla nostra.
Così l’impresa dell’ascolano Nicolò De Angelis, la seconda in pochi anni (nel 2012 partecipò al Mongol Rally), è giunta a conclusione. Col sodale Marco Germi. E con Mafalda, il pandino bianco che li ha scarrozzati lungo il Put Foot Rally 2018, corsa benefica attraverso il sud dell’Africa. Rigorosamente senza navigatore. Da Ascoli, passando per la Turchia e da lì verso Città del Capo, in Sudafrica, e il Malawi, tappa finale del viaggio iniziato lo scorso 27 giugno. Passando attraverso Mozambico, Zambia, Botswana, Namibia.
«Il filo conduttore del viaggio è stata la sorte avversa. -racconta De Angelis, che con gli amici ha dato vita all’associazione di promozione sociale Sineterra- Prima abbiamo perso la coincidenza aerea per Cape Town perché l’aereo diretto ad Istanbul ha dovuto atterrare ad Ankara per le cattive condizioni meteo. Quindi siamo giunti in Africa con due giorni di ritardo. Poi, anche qui a causa delle cattive condizioni del mare, la nave cargo che trasportava la nostra auto non ha potuto attraccare ed ha virato in direzione di Port Elizabeth. Pertanto abbiamo dovuto aspettare una settimana per poter recuperare la Panda, raggiunta in pullman con un estenuante viaggio di 12 ore. Da lì finalmente abbiamo potuto guidare attraverso i vari stati africani».

Il momento della donazione delle scarpe

«In Malawi siamo riusciti a recuperare le scarpe da donare ai bambini che erano state fermate in dogana a causa dei dazi mostruosi applicati sulle importazioni. -continua- Poi siamo andati a Monkey Bay in una piccola comunità per effettuare, con l’aiuto di una suora appartenente alle sorelle sacramentine, lo shoe drop. Le persone del posto erano state avvertite del fatto che saremmo andati a donare i sandali e ci avevano preparato una specie di comitato d’accoglienza con gli adulti seduti su delle sedie in fondo e i bambini per terra su dei teli di plastica. Le cose sembravano procedere con ordine e disciplina, con noi che spiegavamo come indossare questi particolari sandali, finché tanti bambini provenienti dai quartieri limitrofi, avendoci visto, sono sopraggiunti e le scarpe sono terminate in un batter d’occhio».
Un gesto nobile, quello della piccola comitiva di Sineterra. Ma non è l’unica cosa che rimarrà negli occhi, e nel cuore, dei ragazzi. «Una cosa molto strana, almeno per noi occidentali, è il fatto che animali come elefanti, zebre e scimmie scorrazzino liberamente per la strada, attraversandola anche, e che nessuno sia turbato da ciò. -ricorda De Angelis- Avevamo appena passato un controllo di polizia e dopo 50 metri un elefante ci ha attraversato la strada. Nè i poliziotti nè i guidatori delle altre auto sembravano minimamente preoccupati da questo fatto. Noi invece siamo andati nel panico, non sapendo chi avesse la precedenza. Inoltre, noi siamo tornati ma il viaggio di Mafalda, la Fiat Panda, non è ancora terminato. Infatti abbiamo lasciato il testimone, anzi il volante, ad altri due ragazzi italiani che da Cape Town la riporteranno in Malawi, a Ntcheu, dove sarà donata alle suore sacramentine».
Come accaduto con l’esperienza del Mongol Rally, anche questa avventura diverrà un libro, arricchito per l’occasione da un documentario che racconterà storie e aneddoti del mirabolante viaggio.


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