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Disoccupati piceni:
a 62 anni da Marcinelle
«si continua a morire sul lavoro»

ASCOLI - Secondo il coordinamento dei senza lavoro ascolani "il decreto dignità, per il corpo sociale attivo ormai da tempo sul territorio, non migliora la situazione già resa precaria dal jobs act. Per lavoro, ancora oggi, si muore e si emigra"

di Serena Reda

È in questa settimana che ricorre un triste anniversario. Sono trascorsi infatti 62 anni dalla tragedia di Marcinelle. «Si continua a morire sul lavoro e si è costretti di nuovo ad emigrare» spiega Luigino Pignoloni del gruppo Disoccupati piceni.

«Alcuni di noi – prosegue il portavoce – sono figli di quegli italiani costretti a lasciare le zone del Piceno e del vicino Abruzzo». I territori erano troppo poveri. Il tempo è passato ma non ha curato le ferite. «Sono trascorsi molti anni da quel disastro ma le condizioni sono tornate ad essere precarie come in quegli anni». Parole cariche di amarezza e realtà, quelle di Pignoloni.

Le cose non sembrano migliorare nemmeno con il decreto dignità appena approvato. «Potrebbe essere tranquillamente chiamato “continuità del jobs act”» commenta il rappresentante. Quasi fosse il secondo atto di una triste messa in scena.

Una vera e propria tragedia. «La conferma fino al 2020 del bonus del 50% dei contributi per le assunzioni di under 35 rafforza le difficoltà la ricerca di un’occupazione per tutti i disoccupati che hanno superato i 40-50 anni» spiega Pignoloni. La questione, per i Disoccupati piceni, si aggrava guardando al fatto che resta inalterata la norma sul lavoro intermittente. «Sicuramente sarebbe stato più utile introdurre semplici regole, per bloccare gli straordinari e costringere le aziende a nuove assunzioni».

Le richieste avanzate dal corpo sociale restano le stesse di sempre, dagli ammortizzatori sociali all’equiparazione tra settore pubblico e privato. La speranza di fondo è sempre quella di essere ascoltati. Soprattutto da chi si fa scudo del “cambiamento”.


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