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Ascoli-Trier, il gemellaggio si rafforza
Prossima tappa: ripercorrere
a piedi il cammino di Sant’Emidio

ASCOLI - Dopo la visita della delegazione tedesca, Bettina Von Engel ringrazia i vescovi delle due Diocesi e il sindaco Castelli, e lancia la proposta di un pellegrinaggio sulle orme del patrono che raggiunse Ascoli dopo aver salutato il vescovo di Mediolanum e il Papa a Roma
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Il sindaco Magnifico Messere Guido Castelli durante l’Offerta dei Ceri saluta il vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole, il suo vicario Emidio Rossi e i due vescovi di Trier, Stephan Ackermann e Georg Peters (Foto Edo)

di Andrea Ferretti

Bettina Von Engel è la portavoce della delegazione di Trier, la città tedesca gemellata con Ascoli che come ogni anno è stata presente ad Ascoli in occasione della festa di Sant’Emidio, patrono di Ascoli la cui effigie è presente anche nella Cattedrale della città tedesca. E sono stati proprio il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann ,e il vescovo ausiliare Georg Peters (accompagnati ad Ascoli dal segretario Marco Weber) a guidare ad Ascoli – con puntate anche nelle zone del terremoto cui la città di Treviri è stata molto vicina fin dalle primissime ore della tragedia – la delegazione che ha incontrare gli amici dell’Associazione “Sant’Emidio nel mondo” e l’ex funzionario del Comune di Ascoli, Giovanni Cipollini il quale, qualche settimana prima, si era recato in Germania a capo di una delegazione di Ascoli per rinnovare il “patto di fratellanza” in occasione del 60° anniversario.

L’inaugurazione dell’Emygdium Museum presso la sede dell’Associazione “Sant’Emidio nel mondo”

Pochi (ma buoni) gli ascolani che, soprattutto negli ultimi anni, si sono impegnati a tener vivo un gemellaggio che ha rischiato – l’ultima volta proprio quest’anno in occasione del 60° della firma datata 1958 e apposta dall’allora sindaco di Ascoli, Serafino Orlini – di naufragare e finire nel dimenticatoio. Bettina è tornata in Germania pronta anche lei a rinverdire il “patto” fra due città accomunate da Sant’Emidio che a Trier è nato e che ad Ascoli fu vescovo e poi martire (dove oggi sorge il tempietto di Sant’Emidio Rosso) e quindi sepolto (dove oggi sorge il tempietto di Sant’Emidio alle Grotte), prima che le sue spoglie venissero traslate nell’attuale cripta della Cattedrale. Il gemellaggio tra le due città potrebbe essere rafforzato da quello tra le due Diocesi. L’idea è stata lanciata dal vescovo di Trier, Ackermann, e in tanti sperano non rimanga tale. Sull’altra sponda, il vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole sembra abbia raccolto. Vedremo gli sviluppi.

L’ascolano Giovanni Cipollini a Trier il mese scorso mentre firma il rinnovo del gemellaggio in occasione del 60° Ascoli-Trier

Bettina è rientrata in Germania e ha inviato questo fraterno messaggio al sindaco Guido Castelli e ai tre vescovi. Parla di Sant’Emidio, dei mille chilometri che nel IV secolo percorse per raggiungere Ascoli, dell’amore per una città (Ascoli) che ama quasi quanto la sua Trier.

“Siamo felici, noi altri trevirensi, di essere venuti in occasione del sessantesimo anno del gemellaggio fra le nostre due città e di poter salutare i tre vescovi Giovanni d‘Ercole, Stephan Ackermann, Georg Peters e Marco Weber, il segretario del vescovo, per rendere omaggio  insieme al nostro Santo comune Emidio. E’ lui il fondatore della nostra amicizia e fra tutti i miracoli che ha fatto durante i secoli, che non erano pochi, ha fatto quello di avvicinare due città lontane di mille chilometri l‘una dall‘altra e di far nascere rapporti amichevoli fra i giovani durante gli scambi scolastici e fra noi anziani che veniamo sempre alla festa della Quintana. Non vogliamo dimenticare – scrive Bettina – i sindaci che hanno dato il loro contributo importante alla nascita e esistenza del gemellaggio: Dai primi Heinrich Raskin e Serafino Orlini che si erano dati, come meta del gemellaggio, benessere in pace e libertà, all’ultimo Guido Castelli che ogni anno di nuovo è ospitale e generoso mettendoci a disposizione il bus del Comune e il conducente Corrado.

La piazza principale di Trier

Quasi ogni anno di nuovo ci domandiamo se possiamo contare sulla Ryanair e sui suoi piloti e che cosa faremo senza di loro. C‘è naturalmente l’altra possibilità che aveva scelto Emidio: andare a piedi. Ho guardato un po’ la carta geografica per capire che strade ha fatto lui nel quarto secolo: duemila chilometri a piedi attraverso l’Impero romano che disponeva di strade eccellenti da Colonia Agrippina a Roma, attraverso Argentoratum, Lugdunum, Mediolanum ed altre. Non erano in fretta, i Santi, hanno convertito la gente, c’erano miracoli da fare, e stare attenti a lupi e orsi. Emidio ha attraversato certamente il passo del San Bernardo dove in quei tempi stava una statua di Giove che ha guardato con disprezzo per recarsi dopo nella valle di Aosta per poter salutare il vescovo a Milano. Poi Roma, dove ha visto con stupore che il Senato Romano venerava ancora gli dei pagani e poi ha preso la via Salaria per portare agli ascolani la luce della fede secondo gli ordini del Papa. Dopo 200 km ha visto da lontano lo splendore della pietra preferita della città‚ il travertino. Potremmo prendere anche noi quell‘ultima strada attraverso l’Apennino, senza temere lupi e orsi, ammirare le rovine delle ville romane, goderci l’ospitalità della gente e portare ad Ascoli il nostro amore!”.


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