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Polizia, il Sap accusa:
«Troppe pattuglie in Autostrada
e le strade restano sguarnite»

ASCOLI - Durissima nota del Sindacato Autonomo di Polizia sulla distribuzione delle pattuglie. Il segretario Massimiliano D'Eramo accusa: «Basta un incidente, anche fittizio, e Ascoli e San Benedetto del Tronto sono in mano ai criminali»

Autostrade, polizia e pattuglie: il Sindacato autonomo di polizia (Sap) polemizza sulla distribuzione delle “macchine” tra strade normali e quelle sottoposte a pedaggio. «Non vogliamo assolutamente speculare – dice il segretario provinciale Massimiliano D’Eramo – sul tragico evento accaduto tre giorni fa a Genova e l’aspra polemica che ne è scaturita tra Governo e Autostrade, ma certamente non possiamo non pensare alla forza e il potere che questo ente ha, e sempre ha avuto anche nei confronti del nostro Ministero. I nostri vertici Ministeriali hanno sempre negato questa influenza, ma i fatti dimostrano l’esatto contrario». D’Eramo fa qualche esempio: «Per essere più chiari – dice – riportiamo quello che accadde la sera dell’1 ottobre 2017 in località “Molini” nel comune di Fermo, dove un’auto con a bordo due persone anziane, per ragioni sconosciute, fu coinvolta in un grave incidente stradale. Passeggero e conducente furono soccorsi dal personale del 118, purtroppo uno dei due feriti, non si sa bene se a conseguenza o meno dell’incidente, morì il giorno dopo. Ebbene, sul posto, in considerazione della mancanza di pattuglie sulla viabilità ordinaria, il sinistro non fu rilevato da nessun organo di Polizia. Ma perché questo incidente non fu rilevato? Ebbene in un mondo perfetto il servizio svolto dalla Polizia di Stato è un servizio pubblico rivolto alla collettività, quella collettività che, in quanto popolo e dunque Stato, si rappresenta e ci legittima nell’attività che giornalmente svolgiamo».

I NUMERI – «Evidentemente – prosegue la nota del Sap – non è perfetto il mondo del Compartimento Polizia Stradale delle Marche e di conseguenza della Sezione Polizia Stradale di Ascoli, che per accordi con la privata Società Autostrade, deve impiegare almeno 8 pattuglie giornaliere sul tratto autostradale A14 di propria competenza, pur essendo pienamente consapevole di non poter assicurare questo impegno, se non trascurando o abbandonando completamente in tutti i quadranti, soprattutto quelli serali e notturni le strade provinciali a discapito del servizio al cittadino, alla tutela della sua incolumità. E nella logica oramai chiara che gli accordi con i privati, regolati dal denaro valgano più del giuramento di fedeltà ai cittadini ed ai loro bisogni. La Polizia Stradale di Ascoli invece di denunciare la scarsità di organico alla Sottosezione Autostradale di Porto San Giorgio (competente per il tratto autostradale A14) e invece di incrementarlo la sguarnisce con movimenti interni, preferisce per non urtare la suscettibilità di chi volontariamente ignora tale criticità, distogliere le pattuglie dal servizio sulle strade provinciali per soddisfare le esigenze di una Società privata provocando l’ira dei cittadini che, ovviamente, viene sfogata sugli operatori della Polizia, sempre più abbandonati in trincea. La situazione di abbandono in cui versa il controllo del territorio della Provincia di Ascoli da parte della Polizia Stradale negli orari serali e notturni è in fondo, diciamocelo, sempre più lo specchio della società italiana».

IL CASO – D’Eramo rivela anche altri episodi. «Addirittura – dice – è accaduto anche che per “far quadrare i conti”, il Compartimento Polizia Stradale delle Marche ha impiegato sulla tratta autostradale una pattuglia del Distaccamento di Fabriano (Ancona) a cui è stato ordinato di portarsi presso la Sottosezione di Porto San Giorgio per sostituire l’auto di servizio con quella in carico alla sottosezione (fornita dalle autostrade), vigilare la tratta dell’A14 Porto San Giorgio-Ancona Sud (100 km), riconsegnare l’auto e rientrare in sede (ulteriori 125 km). Quindi tirando le somme, per vigilare il tratto di competenza autostradale sulle sei ore di servizio a disposizione, effettivamente per questo compito specifico il personale è stato impegnato poco meno di tre ore, con conseguente spesa inutile di denaro pubblico, stress psicofisico degli operatori ed usura elevata dei veicoli».

L’ALLARME – «Purtroppo – continua sempre D’Eramo – a tutto ciò si sta verificando un altro grave problema, ovvero quello che in assenza di pattuglie della Polizia Stradale, come già detto tutte dirottate in Autostrada, il rilevamento degli incidenti è ricaduto sul personale delle Volanti. Ed è qui che avviene il fatto grave: “basta un incidente, anche fittizio, ed Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto sono in mano ai criminali”. Tutto ciò è deleterio per l’efficacia dei servizi di prevenzione e per la sicurezza stessa degli operatori durante il servizio di Volante, entrambe già compromesse con la presenza di una sola volante, che sarebbe in caso di impiego di un rilievo di un incidente stradale, distolta dal suo compito primario, il controllo del territorio. Predetto personale è altamente formato e specializzato per il controllo del territorio con lo scopo di prevenire e reprimere i reati, ma non ha purtroppo le competenze tecniche per effettuare i rilievi degli incidenti stradali, in quanto mai formati o addestrati a questo, ma a nessuno importa tutto ciò, l’importante è mettere a posto le carte. Ebbene ricordare che in quel Decreto, lo stesso Ministro ha sì rappresentato la necessità di deputare il servizio di vigilanza della viabilità extraurbana ed autostradale alla Polizia Stradale ma nel contempo ha poi ribadito che spetterà alla Polizia Municipale rilevare gli incidenti stradali in ambito urbano garantendo servizi ad hoc nell’intero arco delle ventiquattro ore, previo accordo quadro con l’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani). E’ diventata purtroppo una guerra fra poveri, dove a pagarne le conseguenze non sono solo gli operatori di polizia stradale. ma anche lo stesso cittadino, il quale non avrà più a completa disposizione una volante dedicata a trattare tutti quei compiti per i quali è destinata a svolgere ovvero, la “Prevenzione e Repressione dei reati”».

IL CASO DI ANCONA – «Per far ben comprendere la potenza dell’ente Autostrade – dice sempre D’Eramo – concludiamo con una semplice domanda: se al posto di un ponte crollato in autostrada a Camerano (Ancona) poco più di un anno fa dove ci furono due morti o del grave incidente stradale avvenuto a Bologna di qualche giorno fa sempre con due morti ed un centinaio di feriti, questi fatti fossero avvenuti in strade ordinarie o secondarie, in quanto tempo sarebbero stati riaperti quei tratti stradali interessati dall’evento? Con certezza non lo sappiamo, ma possiamo affermare con altrettanta certezza che in meno di 24 ore, entrambi i tratti stradali sono stati riaperti, con tanto di pluri annunci mediatici, per timore che qualcuno non si servisse di queste importanti arterie.  D’altronde lo sanno tutti, “i soldi muovono il mondo” e ”il tempo è denaro”. A buon intenditor poche parole. Crediamo fortemente -conclude- che c’è molto da rivedere sull’apparato sicurezza, colpito sistematicamente nelle varie finanziarie da tagli lineari e, che per i quali non sono a pagare solo gli operatori ma la brava gente in genere».


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