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“Nell’infinito, dentro la materia”
La poesia di Giacomelli incontra Licini
(Le foto)

ASCOLI -Trenta opere di uno dei più importanti fotografi del XX secolo saranno in mostra dal 15 settembre al 6 gennaio presso la Galleria d'Arte Contemporanea. A curare l'evento Katiuscia BIondi, direttore artistico e nipote del maestro. Il suggestivo "dialogo" con il pittore degli angeli ribelli

La presentazione della mostra del maestro Giacomelli

di Martina Fabiani

(foto di Pierluigi Giorgi)

Partire dal reale per trascenderlo, prendere la rincorsa dalla terra per poter spiccare il volo, osservare la materia per poi decomporla, attingere dal noto per rincorrere l’ignoto, l’assoluto, l’infinito. Quella sacralità nella ricerca dell’infinito così cara al nostro Giacomo Leopardi -che parte dalla terra, dalla costrizione, dal limite e dalla materia per poter giungere ad una tentata liberazione- è anche il punto cardine delle scelte artistiche di Mario Giacomelli e del suo “compagno ideale” Osvaldo Licini. Non risulta prova alcuna di un effettivo contatto tra i due artisti, né di scambi epistolari, ma «è incredibile la loro sintonia spirituale», afferma Katiuscia Biondi, nipote del maestro e curatrice della mostra fotografica “Mario Giacomelli. Nell’infinito, dentro la materia”, che dal 15 settembre al 6 gennaio sarà presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini”. L’inaugurazione si terrà oggi alle 18. L’organizzazione dell’evento si deve ai Musei Civici di Ascoli, in collaborazione con le cooperative Integra Servizi e Il Picchio e l’associazione Arte Contemporanea Picena, oltre al patrocinio e al contributo del Comune.

Katiuscia Biondi durante l’allestimento della mostra

La rinnovata Galleria, dunque, ospiterà una trentina di opere di uno dei più grandi maestri della fotografia del XX secolo. Gigantografie del paesaggi 50×60 si alternano a vintages del tipico formato 30×40, passando anche per i provini di stampa; tutti i lavori provengono dall’archivio Mario Giacomelli-Rita Giacomelli. Sono immagini molto dense, in cui macchie nere come la pece trovano il loro posto in ognuna delle singole foto e occupano gran parte di esse. I contorni del paesaggio sottostante ci sono, ma vanno attentamente cercati, interpretati. Da essi è importante però sganciarsi, come fece l’artista, che li usava come punto di partenza per poi elevarsi, innalzarsi. Una verticalizzazione è, infatti, presente in ognuna delle foto esposte ed è una verticalizzazione che spazza via ogni riferimento cardinale ed ogni studiata prospettiva. Accanto ad essa una essenzializzazione che, dagli anni ’80, è sempre più visibile nei lavori di Giacomelli. «Negli ultimi anni l’artista diventa più autobiografico, incontra se stesso e toglie il superfluo, bruciato con i bianchi. E chiude i neri per accendere l’incognita di un brulichio sotterraneo», afferma la Biondi. Nelle serie della maturità riecheggia un desiderio di contatto con le origini. Come in “Bando” (1997/99)- ispirata all’omonima poesia di Sergio Corazzini- dove tra una serie di segni arcaici è possibile identificare un lenzuolo bianco, simbolo che ricorda il lavoro di sua madre che è stata per molto tempo una lavandaia.

In mostra la figura umana non compare mai (tranne una fugace ombra dell’artista riflessa su uno specchio), eppure esiste nei paesaggi astratti di “Presa di coscienza sulla natura” (anni ’80) o nei ferri attorcigliati della serie “Favola, verso possibili significati interiori”. Tutto è espressione di un turbinio interno, di uno spirito che borbotta, risultato di quell’inquietudine tipica di ogni artista e del suo perenne contrasto tra anima e corpo, interiorità e mondo. Avere il desiderio raggiungere l’infinito significa anche essere consapevoli del fatto che, probabilmente, non accadrà mai e il risultato che ne deriva si risolve necessariamente in una creatività tormentata, fatta di ripensamenti.
«Non volevamo una mostra, volevamo la mostra e volevamo Giacomelli», ha dichiarato Andrea Valentini, presidente di Arte Contemporanea Picena. «Speriamo che questa sia la prima di tante iniziative che possano portare a collaborazioni dirette con tutti gli operatori del settore e che possano, quindi, creare ponti», ha continuato. Entusiasti del progetto anche il sindaco, Guido Castelli, e l’assessore alla cultura, Piersandra Dragoni. «Abbiamo bisogno di creare occasioni, come questa, che abituino ad un rapporto con l’arte», ha affermato il primo cittadino.
Più di tre mesi per osservare una selezione di opere che Katiuscia Biondi non ha scelto casualmente. L’idea era, appunto, quella di lasciar presagire all’osservatore un immaginifico dialogo tra Giacomelli e Licini, qui, nelle Marche, terra di entrambi.


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