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Piantagione di canapa lungo il fiume:
nominato il superconsulente
per l’analisi delle piantine

ASCOLI - Si tratta del tossicologo forense maceratese Rino Froldi. L'avvocato Carnevali: «Il mio assistito è convinto di aver agito nella più assoluta liceità»

La cannabis sequestrata

Toccherà al tossicologo forense Rino Froldi dell’Università di Macerata esaminare il principio attivo contenuto nella canapa sequestrata il 4 settembre scorso all’anziano coltivatore di Amandola finito dapprima agli arresti domiciliari e poi scarcerato. L’incarico è stato affidato giovedì mattina dal giudice Rita De Angelis del tribunale di Ascoli di fronte al pm Mara Flaiani (che ha sostituito la collega Cinzia Piccioni) e l’avvocato difensore Emiliano Carnevali. La difesa affila le armi ed è convinta di dimostrare l’innocenza dell’anziano che coltivava la canapa in un terreno lungo il fiume Tenna. «Vi è da premettere -afferma l’avvocato Carnevali- che se oggi è stata celebrata un’udienza e conferito l’incarico ad un perito è solo perché è stato l’indagato a procedere alla richiesta di incidente probatorio. Del resto il mio assistito è sicuro della propria innocenza ed ha tutto l’interesse a definire quanto prima la sua posizione risultando com’è ovvio insopportabile la sottoposizione ad un processo penale quando si è sicuri di aver agito nella più totale liceità. Nel merito del procedimento “strictu sensu” risultano essere stati violati tutti i diritti e le prerogative del mio assistito. Lo stesso infatti è stato posto in arresto sulla base di un mero test “orientativo”, del tutto inidoneo a verificare la varietà della canapa coltivata e l’effettivo tasso di principio attivo. Ciò nonostante le civili e pronte spiegazioni dallo stesso offerte sin dall’ immediatezza. Un’operazione di tal fatta corrisponde inequivocabilmente alla più totale non conoscenza dell’esistenza di una Legge dello Stato italiano in vigore da quasi 2 anni, la quale consente la coltivazione di determinate (e numerose) varietà di canapa. Gli inquirenti -conclude- infatti hanno agito senza porsi alcun ordine in a tale ipotesi, basandosi su di un mero, insufficiente, test. Peggio ancora sono state irrimediabilmente compromesse le prove omettendo di ossequiare le procedure previste dalla normativa nazionale e comunitaria. Per l’ effetto qualunque sarà risultanza della perizia la stessa muoverà da presupposti contaminati».

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