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L’Atr è risorta e dà lavoro a 200 persone:
in arrivo assunzioni di operai e impiegati

FOCUS ECONOMIA - Il presidente Valter Proietti illustra le strategie di crescita dell'azienda che un tempo era diventata leader europeo nella produzione di carbonio: «Ricerca e innovazione per far diventare i compositi prodotti di massa». Dagli aerei alla Formula Uno fino ai tavoli della Poltrona Frau: i mille usi di questo materiale
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Il quartier generale dell’Atr Group nella zona industriale di Valle Cupa di Colonnella (Teramo)

di Renato Pierantozzi

L’Atr è risorta dalle sue ceneri e dà lavoro ad oltre 200 dipendenti. «Due settimane fa –annuncia il presidente e proprietario Valter Proietti, imprenditore romano con un passato da chimico nel settore nucleare ed esperto di materiali – abbiamo firmato l’accordo con la Curatela Fallimentare del Tribunale di Teramo per completare l’acquisto, con pagamento in due anni, dei beni mobili ed immobili. Siamo convinti di anticipare questa scadenza per chiudere così una lunga serie di passaggi amministrativi iniziati con la gara del Ministero dello Sviluppo Economico, poi annullata dalla Cassazione, il successivo fallimento e la ripresa dell’attività».
Presidente Proietti che sfida ha davanti ora l’Atr?
«In due anni abbiamo assunto oltre 200 persone portando il fatturato da 0 a 12 milioni. Vogliamo continuare a crescere e fare ancora meglio nei prossimi anni».
L’Atr era diventata leader europeo nel settore dei compositi con 9 stabilimenti nell’area industriale di Valle Cupa a Colonnella. Vista la ripartenza attuale, il futuro è sempre nel carbonio?
«Carbonio, ma non solo. La sfida oggi è quella di studiare e sperimentare nuove fibre in grado di creare nuovi materiali compositi e nuovi tecnologie. Penso ad esempio alle fibre vegetali con cui facciamo compositi (frutto di un mix di lino e resine, ndr) grazie ad un processo innovativo realizzato da noi insieme alle Università di Roma La Sapienza e Roma 3. Questo progetto è stato anche oggetto di una tesi sperimentale».

Il presidente Valter Proietti

In che settori opera l’azienda in particolare?
«Abbiamo rilanciato il settore aerospace realizzando il portello principale del superjet SS100 della Sukhoi (azienda aereonautica italo-russa, ndr). Anche dopo l’uscita di Alenia da questo progetto siamo rimasti come fornitori a testimonianza della qualità del nostro lavoro. Inoltre lavoriamo nella nautica con il Gruppo Ferretti, nel racing e nel campo delle supercar. Ma con i compositi ci si realizzano anche tavoli e sedi di design come nel caso di Poltrona Frau. Come azienda siamo specializzati nella produzione di “chassis” (telai, ndr) che forniamo a vetture che partecipano ai campionati di F1, Endurance, formule minori, collaboriamo con Ferrari e Toro Rosso, oltre a realizzare componenti per vetture del campionato tedesco DTM (Mercedes, BMW, Audi), giapponese (Hyunday, Nissan e altre) e alla HWA che sono le vetture racing della Mercedes oltre all’endurance francese».
Da tecnico ci può spiegare, in poche parole, il successo che sta avendo il carbonio?
«Possiede qualità, leggerezza e resistenza superiori anche all’acciaio e all’alluminio. La riduzione del peso, pensiamo ad esempio alle auto con motori ibridi ed elettrici, sarà fondamentale. Parlo anche di un 20% in meno»
Quante persone lavorano oggi all’Atr?
«Oltre 200, quelle che dovevo assumere in due anni secondo gli accordi. Prese da un bacino di oltre550 cassintegrati della vecchia azienda. Ma in previsione ci sono ancora assunzioni di impiegati e tecnici».
Il carbonio diventerà quindi un prodotto di “massa” destinato anche alle auto prodotte in serie e non solo alle supercar?
«Per arrivare a questo stiamo investendo tantissimo su nuovi sistemi produttivi e in particolare sulla ricerca e lo sviluppo. Ci sono metodologie come quella definita “compression and injection” che permettono di ridurre costi e tempi (da diverse ore a 4/5 minuti a temperature di circa 60/70 gradi) rispetto alla tradizionale “autoclave”. Ci sono poi resine addizionate con speciali sostanze da noi studiate ed utilizzate che ne esaltano ad esempio le proprietà autoestinguenti abbattendone i fumi in caso di incendio».

L’interno dello stabilimento Atr (foto sito Atr)

La sua azienda si trova al confine tra Abruzzo e Marche dove ci sono non poche realtà che operano nel campo dei compositi. E’ ancora possibile realizzare il distretto del carbonio?
«L’occasione è stata persa anni fa quando altre Regioni, Puglia in particolare, fecero investimenti mirati e riuscirono a portare da loro grandi produzioni come quelle del Boeing B787 e tutto l’indotto che ne deriva non solo per chi opera nel campo dei compositi. Per la nostra realtà servirebbe una zona economica speciale, a tassazione ridotta, come avviene in altri Paesi europei dell’Est e del Nord Europa che per questi motivi hanno attratto grosse aziende come MSC e Ryanair e molte altre. Anche il recente bando sull’”area di crisi complessa”, che ha riconosciuto di fatto le difficoltà del territorio della Val Vibrata, ha riconosciuto punteggi ed incentivi solo per la nuova occupazione, mentre chi come me aveva già assunto 200 persone è rimasto fuori». Il messaggio è chiaro: se una parte dei finanziamenti fosse stata usata per ridurre la tassazione sulle imprese e sui salari molte altre aziende sarebbero state attratte e di conseguenza avrebbero fatto assunzioni e creato nuova economia con grandi benefici per il territorio, l’Abruzzo ed anche il vicino Piceno.


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