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Caso macerie, Picenambiente si difende:
«In 17 mesi rimosse 267.000 tonnellate»

SAN BENEDETTO - L'azienda estromessa dalla Regione risponde alle contestazioni: «Abbiamo fatto un lavoro eccellente. Avevamo chiesto un incontro, ma non ci è stato concesso»
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Operai al lavoro nel sito di stoccaggio delle macerie nell’area Unimer (Foto Vagnoni)

di Renato Pierantozzi

Una lettera lunga 26 pagine, datata 8 settembre, in cui la presidente della Picenambiente Catia Talamonti e l’amministratore delegato Leonardo Collina difendono il lavoro fatto chiedendo alla Regione di essere ascoltati di fronte alle contestazioni sulla gestione e lo smaltimento delle macerie del sisma messe nero su bianco dalla Regione il 30 agosto scorso. «La Regione ha reagito con un silenzio tombale», fa notare la presidente Talamonti. Nella missiva, inoltre, la ditta fa il punto della situazione sullo stato di avanzamento della raccolta delle macerie definendo “eccellente” il lavoro sin qui svolto. Sui “numeri” infatti, la Picenambiente afferma di aver raccolto il 43% di materiale in più (per un totale di 267.443 tonnellate) del Cosmari (il Consorzio destinato a subentrare ai sambenedettesi, ndr). «Abbiamo profuso sin da subito uno sforzo organizzativo eccezionale rimuovendo in 17 mesi coinvolgendo 50 ditte prioritariamente locali ed effettuando circa 12.o00 carichi avviando al recupero il 99% di tutte le 267.000 tonnellate di macerie rimosse». Dopo la premessa, la stessa ditta ha provveduto a mettere nero su bianco le “contro deduzioni” alle 8 contestazioni/addebiti avanzate dalla Regione. Sul caso, ad esempio, del numero del personale (ritenuto inadeguato) impiegato nei siti di deposito temperano di Monteprandone e Arquata, la ditta ha replicato ritenendo idoneo l’organico messo in campo senza escludere però la possibilità di mettere rinforzi. Anche riguardo alla contestazione sulla sospensione dei lavori di raccolta delle macerie, la Picenambiente ha replicato che lo stop non è dipeso dalla sua volontà, ma da cause di forza maggiore imposte da altri enti presenti nella zona del cratere. Inoltre Collina e Talamonti smentiscono che l’azienda abbia sottratto “materiale di proprietà pubblica”, mentre nel caso delle macerie di interesse storico e culturale di Pescara del Tronto “si è agito sempre in maniera corretta ed adeguata secondo le linee guida del Ministero dei beni culturali”.

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