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Messa da Requiem in Re minore k 626
è il gran finale del Festival
internazionale di musica antica

ASCOLI - Sabato 3 novembre alle ore 21 nella Cattedrale il concerto diretto dal maestro Mara Colombo, fortemente voluto dal vescovo Giovanni D'Ercole e dal parroco del Duomo don Angelo Ciancotti
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di Stefania Mistichelli

La Messa da Requiem in Re minore k 626 chiude, il prossimo sabato 3 novembre alle ore 21, l’undicesima edizione del Festival internazionale di musica antica “Gaudete”. Una chiusura in bellezza anche per la location, che sarà la Cattedrale di Sant’Emidio, oltre che per la particolarità che ha caratterizzato questo anno la rassegna, cioè la scelta di eseguire musica “storicamente ricercata”.

«Per musica storicamente ricercata – spiega il direttore artistico Nikos Angelis – si intende non solo eseguita attraverso l’uso di strumenti storici, ma anche musica che sia ricerca continua di quella che era la verità delle emozioni originarie. Non si tratta, dunque, di filologia fine a se stessa, ma di cercare di ricostruire quello che poteva essere il sentire dell’uomo del tempo per il quale Mozart aveva scritto. A questo concetto tiene molto il maestro Mara Colombo che dirigerà l’orchestra. Questa esecuzione, in particolare, vedrà in scena 28 elementi di orchestra, tra cui diversi elementi storici. Tutti gli strumenti ad arco, per esempio, avranno le corde di budello e questo richiederà una pausa di accordatura in quanto tali corde sono molto sensibili ai cambi di temperatura, oltre ad essere più difficili da suonare. Potremo ascoltare, inoltre, due organi positivi, i particolari corni di bassetto, che nella scrittura di Mozart sono presenti in maniera evidente nell’inizio e nell’incipit del lacrimosa, i timpani storici e il diapason a 430 hertz. Sarà un esecuzione, insomma, che vuole ricostruire la sonorità originaria della musica scritta da Mozart».

Tra le particolarità del concerto, l’esecuzione della sequenza gregoriana del Dies Irae da parte dello stesso Angelis, cui seguirà la reinterpretazione di Mozart. «Una scelta per far capire la differenza che passa tra un uomo del Medioevo come Tommaso Da Cerano (cui è attribuita la sequenza gregoriana e Mozart, un uomo che ha visto l’esperienza dell’Illuminismo e che quindi è più legato al classicismo settecentesco».

Un concerto fortemente voluto dal vescovo Giovanni D’Ercole e dal parroco del Duomo don Angelo Ciancotti per la cui esecuzione è stato scelto di dare molto spazio ai giovani. «Ringrazio per lo spazio che si è voluto dare a tanti i giovanissimi Maestri – conclude Angelis – presenti sia all’interno del coro sia dell’orchestra sia tra i “soli”. Sarà un concerto degno del luogo che ci ospita». «L’evento – aggiunge il presidente dell’ associazione culturale Medea, Nazzareno Menzietti – si inserisce nell’11esima edizione del Festival internazionale Gaudete di musica antica che ha toccato il Piemonte con due date, la Liguria con una e si chiude qui ad Ascoli, per commemorare i defunti e in particolare le vittime del terremoto. Durante l’esecuzione saranno proiettate anche alcune foto del sisma».

Il concerto sarà un’occasione di preghiera oltre che di ascolto del tutto originale. «Si tratta di un evento particolare – commenta il vescovo Giovanni D’Ercole – sia perché non avviene tutti i giorni che la Cattedrale possa ospitare un evento di così grande importanza, sia perché si esegue il Requiem di Mozart sia perché lo si esegue con queste caratteristiche così ben illustrate dal direttore artistico. Siamo nell’ottavario dei morti: aver offerto alla comunità questa esecuzione può essere di valido aiuto per coloro che parteciperanno: spero possa servire per riflettere, per pregare e per poter ascoltare una musica che ha attraversato i secoli e che, nonostante questo, sembra sempre attuale. Grazie davvero a don Angelo che ha fatto questa grande sopresa. Vorrei che fossero tantissimi, sabato sera, a riunirsi per pregare e ascoltare questa esecuzione. Mi auguro possa essere un’occasione per tutti anche per ricordare i nostri defunti, facendo una preghiera un po’ particolare».

 

 

 

 


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