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“Un mondo e una via” di (nuovo) sviluppo
Il tuffo negli anni ’70 di Mecozzi

COMUNANZA - L'opera del commercialista-scrittore è stata presentata nella biblioteca “Spinucci”. L’autore: «Le crisi erano cicliche e non croniche e il rispetto dei ruoli e per l’autorità mai messo in discussione. Le piccole e medie imprese crescevano. Bisogna ricostruire quello che c'era prima del sisma nel segno del cambiamento»
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di Maria Nerina Galiè 

Adriano Mecozzi

Adriano Mecozzi, classe 1961, fa il commercialista di professione e lo scrittore per passione. Nel suo libro “Un mondo e una via” (Albero Niro Editore), presentato sabato 10 novembre nella biblioteca “Spinucci” di Comunanza, i due ruoli si incrociano, si contaminano, si scambiano. Ciò che viene fuori è una interessante disamina della società contemporanea che affonda le radici negli anni ’70, dove l’autore invita a volgere lo sguardo per comprendere i mali del nostro tempo ma anche per trovare le possibili soluzioni.
«Non sono un tuttologo», precisa Mecozzi. Infatti segue un percorso logico, evidenziato durante la cerimonia anche dal moderatore Francesco Massi, giornalista, e nel quale il commercialista allinea sapientemente citazioni di filosofi, economisti, sociologi e premi Nobel, ma anche Vasco Errani (ex Commissario straordinario per la ricostruzione) e Giorgio Gaber. Una cultura personale curiosa e poliedrica, la sua, che gli permette di affrontare temi potenzialmente complicati e di trasferirli al lettore in maniera semplice e chiara. Del resto, il mestiere di contabile glielo impone. Mecozzi racconta della sua adolescenza ad Amandola, in via Angelo Biondi, eletta per l’occasione specchio del mondo di quegli anni e che dà il titolo all’opera. Fa uno spaccato lapidario sulle Marche, e dei “piccoli paesi dei Sibillini”, portando dati inconfutabili su una discesa che pare inesorabile. Ma invece di scivolare nel pessimismo ed alimentare pretese di assistenzialismo, propone soluzioni pratiche, che sarebbe irriverente rivelare in questa sede, sulla base di modelli attuali e sperimentati, alimentati da principi consolidati quaranta anni fa.
«Gli anni Settanta sono stati caratterizzati dall’austerità, dalle contestazioni e dai grandi errori di politica monetaria. Ma anche dalla figura del padre che poteva dire “no” senza dover per forza dare una spiegazione» riassume. «Le crisi – continua nella sua carrellata – erano cicliche e non croniche e il rispetto dei ruoli e per l’autorità mai messo in discussione. Il debito pubblico era garantito dallo Stato e le piccole e medie imprese crescevano. Condivisione e fiducia regolavano le relazioni sociali».

In questo contesto, e per l’intraprendenza del “metalmezzadro”, si è affermato il “modello marchigiano” che Mecozzi fa proprio dalle parole di Aldo Bonomi che nel 2007 scriveva: «Se penso al made in Italy come marchio territoriale e non solo di merci, penso alle Marche. Territorio plurale ove l’Italia è più Italia». Riconoscimento che dieci anni dopo si è sgretolato davanti alla relazione della Banca d’Italia sulle economie regionali, nella quale si evidenzia come il manifatturiero marchigiano difetti di capacità di innovazione tecnologica. Dunque che fare? «Non bisogna ricostruire quello che c’era prima del sisma – scrive Gabriele Magrini Alunno, direttore della sede anconetana dell’istituto bancario, e che Mecozzi riporta – ma costruire nel segno del cambiamento». Servizi, turismo cultura ed energie sostenibili possono essere il nuovo motore per lo sviluppo delle aree interne secondo il commercialista-scrittore, che invita in questa delicata fase a lasciare da parte i campanilismi. «Solo con un ritrovato senso della comunità si riescono a superare le crisi e creare sviluppo a tutti i livelli». Non più una “società liquida” sull’orlo della deriva, come definisce il sociologo polacco Zygmunt Bauman quella attuale. Ma una realtà in cui «i cittadini della mia generazione siano punti di riferimento per gli adolescenti di oggi, come i nostri genitori, protagonisti degli anni Settanta ed a cui ho dedicato l’opera, lo erano per noi».

Il pubblico intervenuto


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