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Scempio in via Catone, insulto alla civiltà
nel cuore del centro storico (Tutte le foto)

ASCOLI - Quattro ordinanze sindacali in oltre vent'anni non hanno portato a nulla. Un palazzo fatiscente e pericolante, una strada abbandonata e giardini diventati autentiche giungle. A meno di cento metri da Palazzo Arengo permane una situazione di grave degrado

di Andrea Ferretti

Quattro ordinanze sindacali nell’ultimo quarto di secolo. Le hanno firmate tre diversi primi cittadini di Ascoli. Niente da fare: l’edificio resiste a tutto. Non è caduto col terremoto, figuriamoci con  le tempeste di vento, le piogge alluvionali e i nevoni. Cosa gli può fare un foglio di carta? Come sbucato da un film horror, torna alla ribalta con puntualità disarmante il rudere di via Vezio Catone, la strada senza uscita (si chiude con una scalinata) che scorre accanto al complesso San Domenico, per tanti anni sede dell’Istituto Magistrale. E’ la strada dove si trova l’emblema del degrado di una città la cui storia non merita una simile insulto. Non ci riferiamo solo all’edificio, dove le pietre dei muri perimetrali sembra stiano per essere “espulse” da un momento all’altro, ma anche alla giungla che lo circonda su due lati. Giungla è un eufemismo, perché nemmeno Tarzan oserebbe avventurarsi in mezzo a quelle erbacce, rami, alberi e rifiuti di vario genere. In oltre vent’anni non sono mancate segnalazioni e proteste, scritte e verbali, soprattutto da parte dei residenti di via Parini, cioè una trentina di famiglie che vivono nell’adiacente palazzone. A loro basta affacciarsi da una finestra o da un balcone per ritrovarsi di fronte lo scempio, topi e pantegane compresi.

In un quarto di secolo sono intervenuti tutti. Ci manca solo l’Esercito, e tutti a quel punto avranno detto la loro. Noi, ogni volta, testimoni di come sia sufficiente piazzare una transenna per mettere a posto in pochi minuti burocrazia e… coscienza. L’edificio fatiscente non appartiene a un solo proprietario e questo ha contribuito a vanificare le ordinanze sindacali. Le transenne saranno state poste almeno venti volte ma, tempo ventiquattr’ore, qualcuno provvede puntualmente a gettarle nella giungla sottostante. Il muretto di contenimento che corre lungo via Catone si sta sbriciolando. La strada è pedonale, ma non per i (pochissimi) residenti che la percorrono anche con le auto. C’è addirittura un’abitazione accanto all’edificio pericolante dove qualche anno fa la stanza confinante col rudere è stata dichiarata off limits. Un appartamento agibile part time: difficile da credersi.

Eppure fino allo sgombero del complesso scolastico di San Domenico (c’erano materna, elementare e medie superiori) per i danni causati dal terremoto, via Catone era molto frequentata da studenti di tutte le età, compresi gli universitari che la usavano come scorciatoia per raggiungere la Facoltà di Architettura. A pochi metri dal rudere giocavano addirittura bambini di 3, 4 e 5 anni. Erano quelli della materna San Domenico, trasferiti poi nel plesso di Sant’Agostino. C’è un giardino, ormai abbandonato, che ha già preso le sembianze di un’altra giungla. Il destino è segnato. E tutto questo accade a meno di cento metri da Palazzo Arengo.


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