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Polemiche in Fondazione Carisap
Romani: «Anche Galeati incompatibile»

ASCOLI - Il direttore della casa di cura "Villa San Marco" si difende in merito al rigetto della sua nomina nell'organo di indirizzo dell'ente, causato dal ruolo rivestito nell'Aiop: «A differenza del presidente, io avevo scritto tutto nel curriculum. La mia designazione è stata bocciata con una modalità inedita e mai registrata in precedenza»
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Nomine e incompatibilità all’interno della Fondazione Carisap, Antonio Romani dice la sua. E non risparmia frecciate al presidente Angelo Galeati.

Il dottor Antonio Romani

«In questi giorni sono stato da più parti sollecitato ad intervenire pubblicamente, e seppure personalmente contrario, sento di doverlo fare, nel rispetto che devo alla stragrande maggioranza dei soci della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, che nell’assemblea dello scorso 21 settembre mi ha designato nell’organo di indirizzo» spiega il presidente della casa di cura “Villa San Marco”. «Ho accettato la proposta di alcuni soci di candidarmi, per mero spirito di servizio, poiché ho capito che in sostanza mi veniva chiesto di mettere a disposizione della Fondazione tutta la mia esperienza e capacità imprenditoriale acquisita e dimostrata in tanti anni di attività in campo sanitario, in un momento in cui c’è tanto bisogno di sanità. -continua Romani- Nonostante la designazione dell’assemblea dei soci sia avvenuta nel mese di settembre e l’organo di indirizzo della Fondazione per statuto debba provvedere nei successivi trenta giorni, ho appreso sabato scorso solo a mezzo stampa che la mia designazione è stata rigettata con una modalità inedita e mai registrata in precedenza, visto che io ad ora non ho ricevuto alcuna comunicazione formale».

Il presidente della Fondazione Carisap Galeati

«Nei giorni precedenti, mi sono stati riferiti rumors secondo i quali qualche componente dell’organo di indirizzo avrebbe avanzato dubbi su una mia presunta incompatibilità, a causa della mia responsabilità regionale dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata, che in realtà avendo natura di associazione datoriale non determina alcuna incompatibilità come attestato da pareri legali che ho fatto recapitare all’organismo per fugare ogni dubbio al riguardo. -prosegue- L’unico effetto che pare si sia prodotto è l’emersione della medesima ipotesi di incompatibilità del presidente della Fondazione, Angelo Galeati, il quale ha fatto outing confessando all’organo di indirizzo di essere componente della giunta esecutiva di Assolatte, altra associazione datoriale, essendo presidente della sezione mozzarelle nell’ambito della medesima associazione».

«La differenza con Galeati, solo nello stile, è che il sottoscritto lo ha chiaramente riportato nel curriculum affinché nella valutazione della candidatura fosse chiaro a tutti e nella massima trasparenza prima del voto dei soci della Fondazione (e non dopo), per cui quel voto mi è stato accordato nella piena consapevolezza dei miei impegni e del mio ruolo. Evidente quindi la volontà di qualcuno di bloccare la designazione dell’assemblea dei soci della Fondazione» attacca Romani.

«Il risultato -è la conclusione- di tutta questa vicenda supera la mia questione personale che pure valuterò con i miei legali e pone inquietanti interrogativi, tra cui uno su cui riflettere: è tollerabile che l’organo di indirizzo possa di fatto commissariare e sterilizzare il ruolo dell’assemblea dei soci della Fondazione? Un fatto gravissimo, secondo il mio modo di vedere, e i soci della Fondazione dovrebbero reagire sottoponendo detto comportamento al vaglio dell’Autorità di vigilanza perché si è messa in discussione la volontà della maggioranza dei soci, nei confronti della quale il messaggio che è passato è che l’Assemblea può designare chiunque ma è l’organo di indirizzo che accetta solo chi vuole e lo fa con ampia discrezionalità, anche in assenza di elementi ostativi, e soprattutto senza rendere conto a nessuno riportando alla mente un noto detto del Marchese Onofrio del Grillo. In definitiva viene minata alla base la credibilità stessa della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno di fronte a tutta la comunità e dal suo interno e questo credo non sia francamente accettabile»

 

 


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