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Decreto Sicurezza,
Castelli si schiera con Salvini
«Su immigrazione norme condivisibili»

ASCOLI - Il primo cittadino non aderisce quindi alla linea di quei sindaci, come Orlando (Palermo) o De Magistris (Napoli), che non daranno corso agli effetti del provvedimento: «Contiene norme condivisibili e ampiamente attese. Lo Sprar era diventato uno strumento per gestire l’accoglienza dei richiedenti asilo e non più per favorire l’integrazione dei regolarizzati»
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Il sindaco Guido Castelli si schiera a favore del Decreto Sicurezza, fortemente voluto dal ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio Matteo Salvini, che è diventato legge portando numerose novità sui temi dell’immigrazione, della sicurezza urbana, della lotta al terrorismo e alla lotta alla mafia. Castelli non aderisce quindi alla linea di quei sindaci, come quello di Palermo Leoluca Orlando, o di Napoli Luigi De Magistris, che hanno annunciato che non daranno corso agli effetti del provvedimento.

Il sindaco Castelli

«Il Decreto Sicurezza – afferma Castelli – contiene norme condivisibili e ampiamente attese da moltissimi sindaci italiani i quali, negli ultimi anni, hanno subìto gli effetti di una politica di accoglienza disordinata e irrazionale. Rispetto la posizione dei colleghi di Palermo e Napoli ma, per quanto mi riguarda, parlare del decreto 132 del 2018 come di un provvedimento “criminogeno e disumano” è assolutamente fuorviante. Se c’è stato qualcosa di criminogeno in Italia, rispetto a questa tematica, è stata piuttosto l’idea di una “immigrazione illimitata” che negli ultimi anni in Italia – almeno sino all’insediamento del ministro Marco Minniti – ha oggettivamente alimentato il senso di insicurezza e il disagio sociale delle comunità locali. Sulle città, sulle prefetture e sulle comunità locali, infatti, si sono scaricati i costi gestionali, sociali e di sicurezza di un fenomeno gestito con la lente dell’ideologia e non con il buon senso».

Giorgia Latini e Matteo Salvini (foto Vagnoni)

«Lo stesso Sprar – continua Castelli nella sua dichiarazione – che nei primi anni del 2002 nasce per favorire l’integrazione a livello comunale di quanti (rifugiati, minori e titolari di permesso di soggiorno) avevano già ottenuto il riconoscimento del diritto di permanere in Italia, ha subìto una grave torsione che ne ha compromesso l’originale finalità. Dal 2015 , infatti, lo Sprar – con l’estensione massiva del cosiddetto “ permesso umanitario” – è diventato uno strumento per gestire l’accoglienza dei richiedenti asilo e non più per favorire l’integrazione dei regolarizzati. La cancellazione dei flussi programmati e l’equiparazione tout court tra richiedenti asilo e immigrati economici ha prodotto conseguenze che era doveroso contrastare agendo alla radice di quella ingiustificata equiparazione. Il Decreto Sicurezza proposto dal ministro Salvini chiude definitivamente questa stagione cambiando completamente e doverosamente l’approccio alla gestione del problema».


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