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Poggio Canoso, il borgo antico
alle falde dell’Ascensione

ROTELLA - Focus su uno degli scorci più suggestivi del Piceno, la cui fondazione si fa risalire al­l’anno Mille come castello a difesa della città di Ascoli. Fu feudo delle famiglie Soderini e Massei e comune in­dipendente fi­no al 1860. Tradizione vuole che San Francesco abbia scelto il luogo dove erigere quello che fu uno dei primi eremi francescani delle Marche; ancora oggi viene mostrata la stanzetta dove il Santo avrebbe pernottato nel 1215
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Una veduta di Poggio Canoso

di Gabriele Vecchioni

Ai piedi del Monte dell’Ascensione c’è una serie di piccoli borghi dove il tempo appare come sospeso. Uno di questi, distante dal capoluogo circa 3 chilometri, è Poggio Canoso, uno dei quattro castelli di Rotella, insieme a Castel di Croce, Rovetino e Capradosso.

L’arco interno della porta d’ingresso al nucleo an­tico di Poggio Canoso risale ai secc. XI-XII ed è ante­riore alla fortificazione

Nel 1261 una bolla papale di Urbano IV conferì alle pertinenze benedettine il privilegio di diocesis nullius: esse non erano, pertanto, sog­gette all’auto­rità vescovile e dipendevano in modo esclusivo dall’abate di Farfa. Tra i beni del Presidato farfense, compresi tra i fiumi Tenna e Tronto, c’era Poggio Canoso.
Il nome del borgo è di origine latina: deriva dal termine podium, che indicava un villaggio arroccato su un poggio roccioso, e dal­l’aggettivo canose, forma neutra del­l’ar­caico canosis (poi diven­tato canus). L’at­tributo si riferisce alla vetustà dell’inca­sa­to: il borgo era stato fondato già nel secolo VI, dai cittadini in fuga dopo la conquista e il saccheggio di Ascoli da parte del duca longobardo Faroaldo. A testimonianza di questa sua “an­ti­chità” sta il fatto che esso è chiamato dai locali “Poggio An­tico”.
La fondazione “ufficiale” del borgo si fa però risalire al­l’anno Mille (l’epoca dell’inca­stel­lamento), come castello a difesa della città di Ascoli, anche se sembra che sia stato abitato in maniera continuativa solo dal sec. XV.

Angolo caratteristico del borgo

Una breve digressione sul termine “incastellamento” e il suo significato. Esso indica la concentrazione della popolazione attorno a strutture difensive (i castelli, appunto; la pa­rola “castello” è un diminutivo di castrum, che indicava l’accampamento militare). Il fe­nomeno, tipicamente alto-medievale (secc. X-XI), serviva a difendersi dalle continue invasioni di popolazioni aliene (saraceni, normanni, ecc.). Spesso i castelli erano frutto di edilizia abusiva, costruiti su terreni allodiali (di proprietà), cioè non dati in feudo, e servi­vano per acquistare potere da parte del proprietario (per esempio, poteva battere moneta e ri­scuotere tasse). Poco alla volta, queste concentra­zioni divennero i centri d’altura che an­cora vediamo nella nostra zona.
Tornando a Poggio Canoso, esso fu feudo delle famiglie Soderini e Massei. Fu comune in­dipendente fi­no al 1860, e aggregato, in seguito, a Rotella, insieme a­ Capradosso.

Atmosfera medievale per le vie del borgo

Anticamente, si entrava in paese da due porte: quella meridionale non è più rintracciabile; quella settentrionale ha un arco falcato (secc. XII-XIII) esterno e uno a sesto pieno più an­tico (sec. XI). Sulla parete esterna del­l’entrata sono immurati uno stemma araldico, raffi­gurante un castello con due porte (come era anticamente Poggio Canoso), e una te­stina sporgente, probabilmente con valore apotropaico.
La cappella del castello diventò la chiesa parrocchiale di Santa Lucia, nella quale erano conservati quattro dipinti su tavola di Pietro Alemanno (XV sec.), raffiguranti Santa Lucia e altri santi, attualmente al Museo Diocesano di Ascoli. Nella chiesa, restaurata dopo il ter­remoto del 1962, sono esposte le copie dei dipinti.
A monte del borgo, il vasto castagneto della Capitània ricorda l’importanza della raccolta di castagne nell’economia locale.

La testina sporgente, con valore apotropaico

Nel territorio di Poggio Canoso, sulle pendici boschive dell’Ascensione, c’è un piccolo convento, uno dei primi eremi francescani delle Marche. La tradizione vuole che sia stato proprio San Francesco a scegliere il luogo, utilizzando una preesistente struttura bene­det­tina; ancora viene mostrata la stanzetta dove il Santo avrebbe pernottato nel 1215.
Alla fine del XIII sec., Papa Niccolò IV, ascolano e primo francescano eletto al soglio ponti­ficio (1288), donò al convento una reliquia preziosa, un frammento della croce della Pas­sione, incastonata in una croce d’argento dorato ornata di coralli (attualmente al Museo Diocesano della cit­tà picena). A testimonianza della propria benevolenza, aggiunse un prezioso calice d’argento, del quale si sono perse le tracce.

Su un muro dell’incasato, un segno del passato prossimo: la propaganda elettorale per il refe­rendum del 1948

Del convento, situato nelle vicinanze del Poggio della Canosa, Padre Orazio Civalli, ministro provinciale dei Minori Conventuali, scrisse, al­la fine del ‘500: «Con­ventino al­la campagna preso dal P. S. Francesco: è di sito conveniente per essere fra monti; vi sono due fontane d’acqua molto bu­ona, una nel Claustro, e l’altra vicino al Ci­mitero. A questo luoghetto Pa­pa Nicola IV, non so­lo donò della Croce Santa, ma anche un calice tutto d’ar­gento assai bello». Il calice al quale il religioso fa riferimento è quello citato prima.
Il convento fu soppresso nel 1650 da Innocenzo X perché ospitava meno di dodici frati e affidato a un sacerdote (il Retore). Il borgo era pittoresco ma in posizione disagiata, tanto che nel 1885 Don Agostini, nominato Rettore del Convento di San Francesco in Poggio Canoso, scrisse «Sono stato a Poggio Canoso e la località del Convento di San Francesco, ma il luogo è orrido, montuoso, circondato da gran fossi e senza strade […] ed il territorio parimenti incomodo per i fossi, i fiumi e strade fatte più per le capre che per gli uomini […] laonde intendo rinunciare al beneficio di San Francesco».

La chiesa di Santa Lucia

Con la morte dell’ul­timo rettore (anni ‘50 del Novecento) iniziò un rovinoso abbandono; solo nel 1989 il convento rinacque a nuova vita, grazie alla pre­senza della Comunità Incontro di Don Gelmini, per il recupero di tossicodipendenti. Parzialmente re­stau­rato, ospita oggi la comunità religiosa denominata “Il mandorlo”; la chiesa è stata “ria­per­ta” nell’ot­tobre 2015 dal vescovo di Ascoli Piceno.
Interessante, poco prima di entrare al borgo per la porta a settentrione, è la chiesuola dedicata a San Rocco, uno dei santi più popolari, vene­rato come “santo rurale” dalla chiesa cattolica, oltre che da quella ortodossa e dalla chiesa anglicana. La vita e l’agiografia di questo santo sono state trattate diffusamente in un arti­colo precedente, al quale si rimanda. Al Santo sono intitolate, in Italia, circa tremila chiese e cappelle, a dimostrazione della devozione popolare; anche nella nostra zona sono diversi gli edifici religiosi dedicati al Santo: uno di questi è quello di Poggio Canoso, nel compren­sorio dell’Ascensione.

Un attento restauro ha riportato la chiesa del convento di San Francesco agli antichi splendori

La devozione popolare verso questo Santo pellegrino è sincretica (nata dalla conver­genza di dottrine religiose inconciliabili), ma è entrata nel cuore della gente biso­gnosa di un pa­trono taumaturgico (San Rocco proteggeva da diversi mali, tra i quali la peste) che la aiu­tasse nella quotidianità, intercedendo con il divino.
Nel periodo natalizio, il borgo è lo scenario per un Presepe vivente, cerimonia che si ripete già da quattro anni. La rappresentazione attira numerosi turisti e costituisce, al di là della sua significanza religiosa, un volano economico per le produzioni locali, presentate in questa occasione nella affascinante lo­cation del borgo.

 

 

 

 

 

La chiesa rurale di San Rocco, appena fuori le mura castellane. Le chiese e gli oratori dedicati a que­sto santo, invocato contro le pestilenze, erano situati fuori dell’abitato per impedire che i fre­quen­tato­ri, spesso affetti dal morbo, entrassero in paese, rischiando di contagiare gli abitanti. Nel riquadro, l’interno dell’oratorio

“Soffitto” ligneo del locale d’ingresso (porta a settentrione)

Le bellezza delle mura del castello, parzialmente restaurate, danno idea delle potenzialità turistiche di Poggio Canoso

Preparativi per il presepe vivente (foto di Stefano Capponi)

 

 


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