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Ricostruzione, sos dei tecnici:
«A Castel di Lama pratiche in 48 ore,
ad Ascoli in sei mesi»

POST SISMA - La testimonianza dell'ingegnere lamense Amadio Scaramucci che si è visto approvare 25 progetti su 35 presentati all'Ufficio speciale: «Il ruolo dei Comuni è fondamentale, la burocrazia si può sconfiggere»
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La demolizione di una casa a Villa Valentino di Castel di Lama

di Claudio Felicetti

La mancata proroga dei contratti per il personale a tempo determinato rischia di frenare ancora di più il già travagliato e singhiozzante iter delle pratiche presentate all’Ufficio speciale ricostruzione post terremoto di Ascoli e Fermo. Ieri, martedì 8 gennaio, negli uffici al secondo piano della palazzina del Consind che ospitano l’Usr, erano al lavoro solo alcuni dipendenti regionali (leggi l’articolo), mentre erano vuote le sedie occupate fino a una decina di giorni fa dai 29 tecnici che istruivano le pratiche dei privati. Un disguido che ha messo in allarme i tanti cittadini interessati a ristrutturare in fretta la propria casa danneggiata e che ha provocato un duro scontro politico con accuse incrociate tra Regione, Lega e Forza Italia.

Cosma ed Amadio Scaramucci

Secondo una stima, nelle Marche sarebbero in totale 50mila gli edifici danneggiati dal terribile sisma del 2016, mentre sono ancora in corso i rilievi su altri fabbricati. Per le province di Ascoli e Fermo, finora la Regione ha approvato (con decreto, e quindi con mandato di pagamento) circa 650 delle 1.490 richieste presentate, vale a dire meno della metà. Una tabella di marcia piuttosto lenta, in considerazione del fatto che sono già trascorsi due anni dal nefasto evento. “Per l’istruttoria completa di una pratica servono sei mesi -aveva ammesso sconsolato tempo fa il direttore Usr Cesare Spuri -. In un mese per ora smaltiamo 80 pratiche. Con questo ritmo ci metteremo dieci anni”. A conferma di quanto affermato dal direttore, vale la pena ricordare che la normativa per gestire la ricostruzione comprende ben 69 ordinanze con variazioni tecniche e dettagli da far impazzire chiunque.
Tutta colpa della burocrazia-lumaca e della farraginosità della legislazione? Non proprio, visto che qualche tecnico è riuscito finora a chiudere diverse pratiche in tempi rapidi. E’ il caso dell’ingegnere lamense Amadio Scaramucci che, a fronte di 35 richieste presentate all’Usr, ha già avuto l’approvazione con decreto per 25 di esse. In ben 15 casi, i lavori di messa in sicurezza e ricostruzione seguiti dall’omonimo studio (in cui lavorano anche i suoi due figli, e apprezzati tecnici, Cosma ed Emanuele) sono già terminati e i cantieri chiusi. «Abbiamo inventato una modalità di intervento tecnico che chiamiamo ‘cerchiatura della casa’ -spiega con orgoglio Scaramucci, che esercita la professione dal 1977- tipo quella della botte, che consiste nell’installare all’esterno dell’edificio un piatto in acciaio ancorato alla muratura e barre fissate al muro con una resina, mentre all’interno viene effettuato l’antiribaltamento delle pareti tramite una rete in fibra di carbonio». Gli interventi di ricostruzione, oltre alla riparazione dei danni, prevedono anche adeguamenti sismici ed efficientamento energetico con contributi pubblici.
A detta di Scaramucci, la burocrazia non è un ostacolo insormontabile: basta avere metodo e applicazione, ma anche Comuni attrezzati alla bisogna. «Per la ricostruzione -aggiunge- sono fondamentali gli Uffici tecnici comunali perché devono rilasciare il parere di conformità urbanistica. A Castel di Lama tale parere viene dato in 48 ore in quanto l’ente ha accesso a tutte le piattaforme informatiche, e quindi sbriga celermente la pratica. Ad Ascoli e in altri Comuni, invece, ci vogliono quasi sei mesi prima di avere il responso. Gli uffici tecnici comunali devono anche verificare che la pratica presentata all’Usr sia conforme ai precedenti edilizi presentati in municipio. In molti casi, infatti, sono state rilevate delle difformità urbanistiche che vanno sanate prima di presentare l’istanza».
Ma ci possono essere perdite di tempo anche una volta che la Regione ha emesso il decreto. «Talvolta -prosegue il tecnico lamense- c’è anche qualche intoppo quando si deve riscuotere in banca il mandato, magari per questione di centesimi. Se, infatti, nel decreto di pagamento ci sono degli errori materiali, nella trascrizione di somme o intestazioni, occorre rifare da capo l’atto, con altre lungaggini. Considerato che purtroppo gli eventi sismici si ripetono un po’ ovunque -suggerisce l’ingegnere- sarebbe opportuna una legge-quadro da utilizzare, con eventuali variazioni, in altri casi simili, in modo da accelerare tutto l’iter».
Infine una strigliata alla categoria dei tecnici. «Molti miei colleghi -conclude- non approfondiscono bene tutta la materia, in realtà molto complessa, e fanno perdere tempo prezioso anche agli istruttori delle pratiche dell’Ufficio ricostruzione, costretti ogni volta a spiegare i vari passaggi legislativi o urbanistici. Più si allunga la ricostruzione -conclude amaro Scaramucci- più lo Stato dovrà pagare per i Cas».

LE FOTO DEGLI INTERVENTI DI MESSA IN SICUREZZA POST SISMA 

 

Uffici speciali deserti e senza tecnici, la ricostruzione resta un miraggio


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