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Milano-San Benedetto,
il treno che non c’è:
penalizzata la linea adriatica

SAN BENEDETTO - La Riviera e Ascoli reclamano i loro diritti in termini di fermate rispetto al nord delle Marche. Ma continuano a essere penalizzate da un trattamento di sfavore rispetto ad esempio a Pesaro, localizzata a venti minuti da Rimini e a trenta da Ancona, che ne vanta il triplo

La stazione di San Benedetto

di Martina Oddi

Mentre Trenitalia promette la nuova sosta del Frecciarossa 9883 Milano-Lecce che dovrebbe fermare a San Benedetto alle ore 13,14, la Riviera e Ascoli, ma in generale tutto il Piceno – a metà tra due capoluoghi di provincia come Ancona e Pescara – sono penalizzate pesantemente da un trattamento di sfavore rispetto ad esempio a Pesaro, localizzata a venti minuti da Rimini e a trenta da Ancona, che vanta il triplo di fermate. Infatti a San Benedetto ci sono tre partenze e tre arrivi nell’arco della giornata. Pesaro invece può contare su tre fermate al mattino, tre al pomeriggio e tre la sera del medesimo giorno. Con un’evidente sproporzione nella condensazione del flusso di passeggeri. Da una recente indagine empirica, condotta a campione, sembra che la Riviera non abbia da invidiare nulla a Pesaro.

Infatti se ai tempi dell’occupazione dei soci di Confindustria delle rotaie – durante una manifestazione condotta da imprenditori esasperati e destinati a rimanere inascoltati (correva l’anno 2011) – la compagnia rimaneva sorda alle proteste come se il problema riguardasse un manipolo di industriali pendolari, oggi ha preso piede la consapevolezza che un servizio che funzioni sia indispensabile. Imprescindibile. Sia perché l’autostrada A14 è un cantiere a cielo aperto, sia perché dei due aeroporti (Ancona e Pescara) non ve n’è uno che serva bene la Riviera, per disservizi come Ancona o per orari improponibili nel caso di Pescara. In ogni caso, ricorrere al treno è più sicuro (evita i rischi della guida), più comodo (permette di lavorare/studiare e arrivare al centro della città di destinazione) e più sostenibile (si riduce notevolmente l’impatto ambientale).

Pasqualino Piunti e Guido Castelli, sindaci di San Benedetto e Ascoli

Perché la linea adriatica, che continua a essere penalizzata in termini di investimenti, deve ricorrere a treni rotti e vecchi mentre su quella tirrenica si potenzia il servizio e si rafforza la sua erogazione? Perché San Benedetto non gode degli stessi diritti del nord delle Marche? Si rischia di compromettere non solo la mobilità quotidiana dei pendolari, ma anche lo sviluppo turistico della Riviera. Basti pensare agli anziani, ai disabili, alle famiglie con bimbi piccoli che per le vacanze non vogliono o non possono ricorrere all’automobile. Ma anche agli studenti e agli imprenditori che vogliono investire sul territorio e si trovano mutilati in questa scelta, perché la Riviera non è servita come dovrebbe per attrarre universitari e grandi risorse umane per le attività produttive perché non garantisce una mobilità semplice e ben organizzata verso i grandi centri nazionali.

Le Amministrazioni che si sono susseguite hanno prestato il fianco senza mai alzare la voce. Riusciranno i sindaci Pasqualino Piunti (San Benedetto) e Guido Castelli (Castelli), e chi verrà dopo di loro, a coagulare i consensi intorno a questo tema fondamentale per l’avvenire del territorio e a fare sistema per farsi ascoltare?


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