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Maltrattamenti ed estorsioni in famiglia,
condannato giovane sambenedettese

ASCOLI - La sentenza è stata emessa stamane dal giudice Rita De Angelis al termine di una vicenda giuidiziaria iniziata nel luglio del 2018 e che ha riservato non pochi colpi di scena. L'avvocato difensore Carnevali: «Aspettiamo le motivazioni per valutare l'appello e ribadire l'irrilevanza penale dell'intera vicenda»
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L’interno del Palazzo di Giustizia (Foto Andrea Vagnoni)

E’ finita con una condanna ad un anno e due mesi la vicenda giudiziaria che ha visto come protagonista un 19enne sambenedettese al termine di mesi vissuti abbastanza pericolosamente tra liti in famiglia, tentativi di estorsioni, arresti, successivi perdoni e poi di nuovo denunce e detenzione La vicenda prende avvio alla fine del luglio scorso quando il giovane, in preda a crisi d’astinenza da assunzioni di droga inizia a dare in escandescenza nei confronti dei familiari, tra cui la sorella, in cerca di soldi ed arrivando anche a danneggiare le suppellettili dell’abitazione. Scattano così le manette da parte degli agenti del commissariato di San Benedetto e il trasloco al carcere di Marino del Tronto.

Il giudice Rita De Angelis (Foto Andrea Vagnoni)

Pochi giorni dopo arriva però la svolta con il perdono del padre e il ritorno del giovane agli arresti domiciliari nell’abitazione di famiglia anche grazie al lavoro di mediazione e ricucitura tra le parti condotto dall’avvocato del giovane, il penalista ascolano Emiliano Carnevali. Poi la situazione degenera nuovamente a novembre quando, a seguito di una nuova denuncia presentata dal padre, il ragazzo torna di nuovo in carcere a seguito di un blitz degli agenti del Commissario di San Benedetto che lo arrestano direttamente in Tribunale durante l’udienza su ordine del giudice Rita De Angelis. Infine l’epilogo odierno con la condanna a un anno e due mesi emessa sempre dal giudice De Angelis nonostante una richiesta ben più severa da parte del pm Mara Flaiani pari a 2 anni e 4 mesi. L’avvocato difensore Carnevali (nella foto a destra) commenta così la decisione del giudice: «Anche se è stata riconosciuta la sussistenza di entrambe le imputazioni, il trattamento sanzionatorio appare proporzionato alla dinamica dei fatti ed alla loro natura squisitamente familiare. Aspettiamo le motivazioni per valutare l’appello e ribadire l’irrilevanza penale dell’intera vicenda».

rp

 

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